Da Praga a Laeken

Articolo pubblicato il 23 marzo 2002
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Articolo pubblicato il 23 marzo 2002

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Dopo il vertice europeo di Laeken, nulla di nuovo a est: lallargamento pare ormai irreversibile.

Sono già passate diverse settimane dal vertice europeo che si è svolto a Laeken. Uno dei principali risultati di questo avvenimento è stata ladozione della dichiarazione sullavvenire dellUnione Europea. Guarderemo a questo vertice e al detto documento dalla punto di vista della Repubblica Ceca, paese candidato allentrata nellUnione.

Cercando dei riferimenti concreti riguardo alla problematica dellallargamento, nei comunicati scaturiti a Laeken, non troviamo che laffermazione delle scadenze definite a Nizza. Secondo queste, ci sono dieci paesi (Cipro, Estonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Slovenia) che, alla fine del 2002 potrebbero essere pronti a chiudere le negoziazioni e potrebbero diventare membri dellUnione prima delle elezioni del Parlamento europeo previste per il 2004.

Concretamente, questo vuol dire che la presidenza spagnola avrà i tre dossiers più complessi da risolvere: il budget, la politica regionale e lagricoltura. Vista limportanza della fase finale delle negoziazioni, le conclusioni modeste alle quali ha portato il vertice, quanto allallargamento, potrebbero sembrare deludenti. Tuttavia, bisogna prendere coscienza di diverse cose e riconsiderare una tale conclusione.

Innanzitutto, il solo fatto che il Consiglio europeo abbia affermato lirreversibilità del processo di allargamento e della sua agenda definita per lultima volta a Goteborg è rilevante. Così il progetto intero ha ottenuto nuovamente il sostegno politico di chi al momento rappresenta i Quindici.

In secondo luogo, considerando le sfide che si sono delineate per lUnione europea alla fine della presidenza belga (attentati dell11 settembre, operazioni militari americane in Afghanistan, aggravamento della situazione in Medio Oriente), ci si poteva aspettare che lultimo vertice del 2001 portasse su questa attualità e su dei temi strettamente legati come la ridefinizione della PESC e della PAC e che prestasse dunque meno attenzione a un tema come lallargamento.

In terzo luogo, il processo di allargamento segue già la sua dinamica ed è quindi positivo che diversi sconvolgimenti politici o economici non abbiano influenza sul suo svolgimento: le negoziazioni hanno luogo secondo un copione scritto nella maggior parte dei casi da esperti.

Inoltre, le questioni enumerate in dettaglio dal vertice di Laeken e affidate alla Convenzione toccano essenzialmente problemi attuali dellUE e si può affermare che loro denominatore comune sia il progetto dellallargamento. I meccanismi e i principi dellUnione dei Quindici non saranno più applicabili in unUnione a venti membri o più. Tutti i paesi candidati saranno ciascuno rappresentato alla Convenzione da due deputati e un rappresentante del governo.

E ciò che commentava a questo riguardo Pavel Telicka, alto negoziatore della Repubblica Ceca presso le Comunità Europee, in un intervista alla BBC: Dovremmo comportarci come un futuro membro e già oggi pensare a quale Unione vogliamo, quale ruolo vogliamo giocarci, e quello che è importante per noi.

Riguardo ai quattro argomenti di cui sopra, dal punto di vista dei paesi candidati, noi non possiamo che accogliere favorevolmente i risultati del vertice che chiude la presidenza belga. Speriamo che la ragione per la quale le dichiarazioni finali non sono state radicalmente innovatrici stia nel fatto che lallargamento è già irrevocabile e irreversibile. Anche se nessuno può prevedere lo stato delle cose nellUnione Europea del 2005, sembra che Laeken abbia riaffermato la volontà di compiere, una volta per tutte, questo salto nel buio così necessario per uscire dallattuale situazione di stallo in cui i Paesi dellEst versano.