Da destra a sinistra: Giovani polacchi contro

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2016
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2016

La sinistra giovanile è diventata il bersaglio dello scherno di una Polonia sempre più orientata a destra. Lo si può vedere anche durante la trasmissione televisiva Młodzież kontra..., "Giovani contro...", dove la gioventù conservatrice di destra è la vera star del piccolo schermo.

Jakub Danecki e Joanna Senyszyn non se la passano bene stasera: il giovane pubblico si lascia andare a sonore risate e sguardi sprezzanti. I due politici di sinistra sono ospiti della trasmissione televisiva Młodzież kontra... (Giovani contro..., n.d.t.): ogni domenica, il giovane entourage di politici e attivisti locali si ritrova negli studi di TVP3, a Cracovia, e discute con uno o due esponenti della politica.

Szymon Huptyś partecipa quasi ogni domenica. «È la vera star della trasmissione,»  dice ammiccando uno dei suoi compagni. Il 26enne è membro del Forum giovanile del PiS, costola del partito governativo nazional-conservatore Diritto e giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS) di Jaroslaw Kaczynski. Ormai di casa, si siede in prima fila, il microfono tra le mani, e ogni tanto saluta qualcuno. Lo conoscono tutti qui. Il moderatore chiede per l'ultima volta di spegnere i cellulari. Introduzione, sigla e... si comincia. 

Come bersagli attorniati dagli sguardi ostili dei giovani attivisti, i due ospiti sono seduti, come estraniati – questa scena ben si adatta alla situazione della sinistra polacca, – e cercano di rispondere alle domande strafottenti dei presenti. La signora più anziana con i capelli scuri, gli occhiali leopardati e la voce acuta, è Joanna Senyszyn. È stata deputata al Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco, con la coalizione della sinistra democratica (SLD). Accanto a lei, con indosso un pullover informale e un paio di jeans, è seduto il 25enne Jakub Danecki. È membro del partito Razem (Insieme, n.d.t.), fondato nel maggio del 2015 come risposta alla crisi dei partiti di sinistra tradizionali, ispirandosi allo stesso principio del movimento spagnolo Podemos. Tuttavia, alle ultime elezioni del 25 ottobre 2015, nessuno dei due partiti è riuscito ad entrare in Parlamento.

Da Razem alla svolta di destra

Se sarebbe veramente disposto ad accogliere in prima persona i rifugiati, o se si tratta solo di parole al vento, è la domanda che è subito rivolta a Jakub Danecki. «È una domanda sbagliata. Dobbiamo staccarci da questo piano emotivo,» risponde. «È un problema globale». Il pubblico sbuffa annoiato. I due ospiti parlano contro un muro invisibile, le loro risposte rimbalzano contro la platea. Anche Szymon è irritato e si passa nervosamente il microfono tra le mani, a destra e a sinistra. Finalmente trova le parole giuste. «Credo anch'io che questo non debba essere un dibattito emotivo,» dice con una voce più calma, e i due ospiti in un primo momento sono d'accordo con lui. «Ma anche inviare aiuti umanitari negli altri Paesi è una reazione emotiva. E per la maggior parte finiscono comunque nella spazzatura». Applauso.  

L'accordo è unanime tra i giovani spettatori, non si tratta solo del tema dell'immigrazione. Non colgono le ragioni dei partiti di sinistra. L'atmosfera che si crea nello studio rispecchia perfettamente la situazione della società polacca, in cui si è prodotta una profonda spaccatura. La gioventù polacca va sempre più a destra. Lo si è visto anche durante le elezioni politiche di ottobre: quasi due giovani su tre, tra gli under 30, hanno votato per un partito di destra. 

Szymon non è sorpreso dal successo di Diritto e giustizia. «La nostra campagna elettorale è stata semplicemente perfetta,» sostiene orgoglioso, anche se lui non è esattamente un membro del partito. Si scorge un sorriso sul suo volto, altrimenti così serio. Diritto e giustizia è stato considerato per molto tempo il partito dei poveri e degli ignoranti. Ma intanto ha raggiunto ogni strato della popolazione. Molti giovani sono delusi dall'élite politica. La loro frustrazione si è rovesciata contro la Piattaforma civica liberal-conservatrice (PO) che ha guidato il governo negli ultimi 8 anni. È stato questo, tra l'altro, il motivo per cui Szymon nel 2012 è entrato nel gruppo giovanile del PiS. «PO ha fatto un sacco di promesse fantastiche, soprattutto ai giovani. Ma poi non le ha mantenute».

Szymon sta scrivendo il dottorato. Ha studiato filologia. Ha conseguito la laurea specialistica a Leiden, nei Paesi Bassi. Ma il suo cuore batte per la Polonia. «Sono sempre stato patriottico,» dice. «La mia generazione in generale è più patriottica di quella precedente». Szymon è cresciuto in un clima conservatore, i suoi genitori facevano parte dell'Associazione studentesca indipendente che negli anni '80 è sorta come ala del movimento Solidarność. La mentalità anti-comunista dei suoi genitori ha forgiato Szymon e oggi si esprime nel suo rifiuto nei confronti dei partiti di sinistra. «Voglio una Polonia forte in ambito internazionale, un Paese senza corruzione in cui i giovani vogliano restare,» dice.

Kamila Kępinska la pensa in modo simile. «Abbiamo un grande Paese, con così tanto potenziale nascosto,» sottolinea la 27enne. Da bambina guardava volentieri le parate del Giorno dell'indipendenza alla televisione, ogni 11 novembre, mentre i suoi genitori agitavano le bandiere dalla finestra. L'amore per il suo Paese la accompagna da allora. Kamila è insegnante di lingue, insegna portoghese e spagnolo. Qualche anno fa ha trascorso un semestre di studi in Portogallo. Questa esperienza ha rafforzato le sue convinzioni, dice.  

"Ce lo siamo meritato". Noi Polacchi.

Stasera anche Kamila siede in prima fila negli studi di Telewizja Polska a Cracovia, di fronte a Szymon. Lei rappresenta il movimento Kukiz '15. La critica anti-sistema di questo neo-partito populista di destra, fondato dal cantante rock Paweł Kukiz, è arrivata per la prima volta in Parlamento, guadagnando l'8,8% dei voti e le simpatie della generazione più giovane. Poco prima della fine della trasmissione Kamila prende il microfono. «Perché la sinistra sostiene il veto dell'UE contro le sigarette al mentolo?» chiede a Joanna Senyszyn. «A Cracovia c'è un grande stablimento di Philip Morris, che in questo caso chiuderebbe. E la gente fuma comunque». Kamila è per la libertà economica senza l'intervento dello stato. O dell'Unione europea. 

Alle ultime elezioni ha votato ancora per PO. «Pensavo che fossero liberali in economia. Hanno promesso una riduzione delle imposte e un nuovo sistema elettorale. Ma non è cambiato niente». All'inizio del 2015, lo scorso febbraio, ha assistito per la prima volta ad un comizio di Paweł Kukiz. «Ha parlato col cuore,» le sue parole sono piene di ammirazione, «la gente ha fiducia in lui. Si tratta di cambiamento, non di potere».

Kamila ha raccolto le firme e organizzato eventi per la candidatura di Kukiz alle presidenziali del 2015. Poco prima delle elezioni legislative di ottobre le è stato chiesto se volesse mettersi in gioco anche lei. Ha accettato. Il suo slogan elettorale è: "Trzy najważniejsze litery dla pracownika to dom, a nie PIT, CIT, VAT ", le tre lettere più importanti per i lavoratori sono Dom ("casa" in polacco, n.d.t.) e non PIT, CIT o VAT (i nomi di tre diverse imposte, n.d.t.). La campagna elettorale se l'è dovuta pagare di tasca propria, perché Kukiz rifiuta il sostegno statale ai partiti. È finita al verde, e non è entrata nemmeno lei al Parlamento. «Ma abbiamo imparato molto,» dice ridendo.  

Kamila ha perso fiducia nel sistema politico. Come molti altri giovani è incantata dalla critica del sistema e dalla retorica anti-casta di Paweł Kukiz. I suoi sostenitori provengono da ogni luogo. Cinque membri dell'Organizzazione Movimento nazionale, di estrema destra, al momento sostengono anche Kukiz '15 in Parlamento. A Kamila questo non dà fastidio. «Abbiamo tutti mentalità e stili di vita diversi, ed evitiamo di parlarne». Per lei la cosa che conta è che i giovani abbiano finalmente le possibilità economiche che sono state loro promesse. «Ce lo siamo meritato,» dice. Noi polacchi.

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei, finanziato dalla Commissione europea.