Da Almodóvar a McNamara, tutti i volti della Movida

Articolo pubblicato il 25 aprile 2007
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Articolo pubblicato il 25 aprile 2007

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Le tre icone di un movimento che ha rivoluzionato un’epoca.

Trasgressione, più che transizione postfranchista. Stravaganza, oltre che differenza. Un nuovo modo di concepire la vita, dopo 36 anni di dittatura franchista (che durò dal 1939 al 1975). Tutto questo attraverso forme d’arte corrosive, travestiti con tacchi a spillo, quintali di trucco, droga, sesso e feste, feste, tante feste.

Tutto questo è tanto altro ancora è la Movida, un boom artistico irriverente senza precedenti. Che ha rivoluzionato l’idea di cinema, musica e arte di una Spagna puritana.

Fabio McNamara, la regina

«Se ci stupiamo nel 2007 di un uomo che ha tacchi di 15 centimetri, figuriamoci nei primi anni Ottanta»: parola della scrittrice e critica musicale Silvia Grijalba, che firmato il libro Dios salve a la Movida (“Dio salvi la Movida”, ndr). Il riferimento va a Fabio de Miguel, meglio noto come Fabio Mc Namara o “Fanny”. Attore, pittore e cantante, McNamara è stato uno dei protagonisti principali della Movida. Nato a Madrid nel 1957, è stato compagno artistico del regista Pedro Almodóvar nel duo musicale Almodóvar & McNamara. Nel frattempo collaborava ai primi film del regista. Ma senza dubbio la cosa più degna di nota è che è stato la vera regina della fiesta madrilena degli anni Ottanta.

Molti spagnoli non erano preparati a questo cambiamento. In piazza de Las Ventas, nel 1981, Fabio presenta il gruppo Alaska y los Pegamoides vestito da ballerina di flamenco, in un festival heavy. La risposta del pubblico? Insulti e bottiglie volanti contro il palco.

You are a star: sono parole che Andy Warhol dedicava all’artista, spronandolo a continuare nel mondo dello spettacolo. Ma oggi McNamara è stato dimenticato.

Eppure continua ad essere un artista multiforme: fa parte del gruppo Sarassas Music, con cui ha inciso nel 2006 l’album Mariclones (gioco di parole tra maricones, termine usato per insultare gli “omosessuali”, e clones, “cloni”, ndr). La sua opinione sui protagonisti dell’epoca? «Quelli della Movida sono diventati ricchi, famosi e annoiati».

Olvido Gara, la musa

Nel film Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio Olvido Gara interpreta la parte di una giovane artista che che scarica una lluvia dorada, una pioggia di pipì a una cameriera sadomasochista. Una scena rimasta per sempre nella memoria di molti spagnoli.

Olvido Gara, meglio conosciuta come Alaska, è l’enfant prodige del movimento. Più tardi sarà considerata la musa della Movida. Nata in Messico, nel 1963, a soli 14 anni pubblica con alcuni amici una rivista futurista punk: La Liviandad del Imperdible (“l’incostanza dell’imperdibile”, ndr). A 15 anni fa parte del gruppo Kaka de Luxe. Nessuno degli artisti che facevano parte sapeva suonare o cantare. La band non dura molto. Olvido Gara passa quindi al gruppo Alaska y los Pegamoides.

I bambini degli anni Ottanta ricorderanno Alaska nella presentazione di gusto tutto gotico nel programma per bambini La Bola de Cristal (“La sfera di cristallo”, ndr), trasmesso dalla Televisión Española. L’artista, insieme ad Almodóvar, è una dei protagonisti dell’epoca che meglio si è saputa adattare nel post-Movida.

Icona di diversi movimenti di protesta, quale quello gay spagnolo, è un’artista molto rispettata. Le sue opinioni sono molto solide. Recentemente ha avuto una discussione con la Sociedad General de Autores y Editorse de España, la Siae spagnola, a causa di un problema di diritti d’autore. Alaska ha dichiarato che «i dischi erano molto cari» e che questo poteva essere uno dei motivi del top manta, la pirateria.

Insieme al compositore Nacho Canut è la cantante del gruppo elettropop Fangoria, figlio del gruppo Alaska y Dinarama. Il loro ultimo disco, El extraño viaje, del 2006. è arrivato al numero 2 delle classifiche spagnole.

Pedro Almodóvar, il re

Le llamaré Lucifer, le enseñaré a criticar, le enseñaré a vivir de la prostitución, le enseñaré a amar. Sí, voy a ser mamá! (“Lo chiamerò Lucifero, gli insegnerò a criticare, a vivere della prostituzione, ad amare. Sì, sto per diventare mamma!”, ndr). Sono parole della canzone Voy a ser mamá del gruppo glam rock satirico Almodóvar & McNamara, dove il duetto artistico trasformava in realtà lo spirito più kitsch della Movida.

Il regista e sceneggiatore originario de La Mancha, nato nel 1951 a Calzada de Calatrava, in provincia di Ciudad Real, viene universalmente ricordato dall’urlo della sua musa Penélope Cruz: «Pedrooooo!» la notte degli Oscar del 2000, quando si aggiudicò la prima statuetta per il miglior film straniero con Tutto su mia madre. Tre anni dopo faceva il bis con Parla con lei per la migliore sceneggiatura. Ma le origini del regista sono molto meno glamour.

Durante la metà degli anni Settanta lavora come tecnico di Teléfonica, la Telecom spagnola, per potersi finanziare i cortometraggi. Pur essendo il più vecchio dei membri della Movida diventa il guru della trasgressione del movimento. Comincia a scrivere per la rivista Luna con lo pseudonimo di “Patty Diphusa”, oltre a collaborare in altri modi con la rivista El Víbora, i quotidiani El País e Diario 16.

Il suo primo film ¡Folle... folle... fólleme Tim! (“Scopa… scopa… scopami Tim!”, ndr) incarna la sua epoca punk più trasgressiva. Di lì il regista e sceneggiatore comincia a girare il suo primo lungometraggio Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio del 1980. Seguiranno moltissimi successi in continua ascesa: Labirinto di passioni (1982), L'indiscreto fascino del peccato (1983), Che ho fatto io per meritare questo? (1984)… La testimonianza lasciata dal regista gay della Movida illustra perfettamente la tappa più pop e scapestrata della Penisola Iberica.

Si ringrazia Albert Salarich. Tradotto dal catalano da José Luiz Dolz