Cuba, il diritto ad un’opposizione

Articolo pubblicato il 05 giugno 2006
Articolo pubblicato il 05 giugno 2006

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L’Ue è alla ricerca di un dialogo con il regime castrista. La difesa dei diritti umani va portata avanti. Ma quanto dovranno aspettare i cubani per vedere la nascita della democrazia?

«Ho perso la fiducia nel progetto cubano, le speranze sono finite e le illusioni infrante». Così scriveva il premio Nobel portoghese José Saramago sul quotidiano spagnolo El País del 14 aprile 2003. Infatti durante gli ultimi cinque anni i rapporti tra Unione Europea e Cuba hanno vissuto momenti di grande instabilità.

Il braccio violento della legge

La disillusione di Saramago non era casuale. Nel marzo 2003 la polizia cubana, infatti, aveva incarcerato una settantina tra giornalisti, intellettuali ed oppositori al regime. Le principali accuse? Propaganda nemica, offesa dello Stato e disordini pubblici. Non solo. Il 2 aprile 2003 tre uomini avevano tentato la fuga dall’isola dirottando un’imbarcazione verso la Florida. Dopo soli nove giorni dall’arresto i tre sarebbero stati fucilati in seguito a un processo sommario. Sì perché l’articolo 91 del Codice Penale cubano, reso ancor più illiberale con le modifiche del 2001, punisce con la limitazione della libertà, con l’incarcerazione fino a vent’anni o con la fucilazione “gli atti contro l’indipendenza e l’integrità” dello Stato cubano. Contro l’ondata di arresti del 2003 si scagliava duramente anche Amnesty International che definiva i prigionieri politici cubani come “prigionieri di coscienza”, colpevoli unicamente di avere idee diverse da quelle del regime.

L’Ue prende le distanze

La replica del regime arriva il 9 aprile 2003 per bocca del Ministro degli Esteri Felipe Pérez Roque: «Cuba sa bene che il diritto internazionale è dalla sua parte perché la Carta delle Nazioni Unite le riconosce il diritto di scegliere il proprio sistema politico».

Ma l’Unione Europea non ci sta. Il 5 giugno 2003 Bruxelles interrompe le relazioni diplomatiche con il Governo cubano e lancia un appello per il rilascio dei prigionieri.

Un passo indietro

Il 31 gennaio 2005 il Consiglio Europeo decide di sospendere temporaneamente le sanzioni imposte a Cuba. In questa occasione il Presidente di turno Jean Asselborn afferma: «I Ministri hanno sottolineato l’importanza di incoraggiare il processo verso un pluralismo democratico ed il rispetto dei diritti umani attraverso un dialogo costruttivo con le autorità cubane».

E nonostante i voti degli astenuti fossero più numerosi di quelli favorevoli alla sospensione delle sanzioni, il dialogo Ue-Cuba riparte. Come sottolina l’ex Ministro degli Esteri italiano Fini «questa decisione costituisce un atto di buona volontà da parte di Bruxelles». Un tentativo diplomatico.

Lotta per la democrazia

L’atto di fiducia concesso dall’Ue non sembra però avere molto seguito.

Attualmente sono 72 i prigionieri politici incarcerati per il solo motivo di opporsi al regime castrista. Amnesty International e Reporters sans frontières continuano a denunciare le condizioni disumane in cui vivono i detenuti: privati della minima assistenza medica, rinchiusi in celle di isolamento e vittime di punizioni corporali.

Benoît Hervieu, reponsabile della sezione America di Rsf, dichiara oggi a cafebabel.com che «le sanzioni dell’Ue del 2003 non sono servite a molto e ci sono ancora 24 giornalisti in carcere». E continua: «l’obiettivo di Rsf si concentra sul sostegno delle forme di dissidenza politica per portare a Cuba una forma di governo democratico e pluralista». Castro non sente ragioni, ma la ricerca del dialogo continua.