Cronache dal paese dei merli neri: (10)

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2014

Agli inizi del 2000, il Kosovo fu davvero teatro di un traffico di organi perpetrato dai guerriglieri kosovari sui prigionieri serbi? La questione è sulla bocca di tutti, da quando si è saputo che una testimonianza choc d'un ex soldato dell'UÇK sta scuotendo il paese. O meglio, come un'anonima voce faccia miseramente steccare il bel concerto delle grandi nazioni.

X - Il testimone X

« Mi hanno dato un bisturi. Io ho messo la mia mano sinistra sul suo petto e ho iniziato a tagliare. Il sangue schizzava ovunque. Lui si è messo ad urlare, pregandomi di non massacrarlo, di non ucciderlo, poi è svenuto. In effetti non ero sicuro se fosse svenuto o morto perché io ero fuori di me . »

Siamo a settembre 2012: diffuso ad un ora di grande audience sul principale canale televisivo pubblico serbo, la testimonianza choc di questo ex soldato dell'UCK, volto coperto e voce camuffata, sconvolge il paese. Il racconto, terrificante, è mostrato come un'ulteriore prova « imparziale e indipendente » che conduce a Belgrado e alla Procura serba per i crimini di guerra. Oltre la ricerca dei criminali di guerra, la missione di questa istituzione creata dal governo serbo, punta ad addolcire l'immagine negativa della Serbia, nei Balcani e non solo. Ma soprattutto a soddisfare coloro che in Serbia dubitano ancora dell'imparzialità del TPI. Il suo Procuratore generale, Vladimir Vukčević, ripete di voler « trovare e punire tutti quelli che hanno commesso questo crimine mostruoso, rapire ed uccidere serbi innocenti per vendere i loro organi, è un vero e proprio genocidio ». 

A Belgrado, nel suo ufficio ingombro di pile di dossiers, il procuratore aggiunto, Bruno Vekaric afferma che hanno trascorso sedici mesi a verificare la credibilità del "testimone X", un soldato dell'UÇK, addestrato in un campo di detenzione in Albania, che si sarebbe « spontaneamente » presentato alla Procura serba, «minacciato di morte in Kosovo». Ottenuto lo status di "teste protetto", l'uomo si tiene « a disposizione della giustizia internazionale ». Pronto a ripetere la sua storia a chi vuol ascoltarla. Così, mentre la stampa serba, immediatamente seguita dai media internazionali, ha fatto da eco all'agghiacciante racconto del teste X, annunciando nuove e terribili rivelazioni circa l'affare del traffico di organi, molti si sono interrogati sulla non casualità della data scelta per la sua diffusione. 

La testimonianza è stata infatti diffusa il 10 settembre 2012, il giorno dopo che il Kosovo ha avuto accesso alla piena sovranità, con le congratulazioni del presidente Barack Obama stesso. Dalla sua unilaterale proclamazione nel 2008 e malgrado tutte le negoziazioni politiche tra i due governi, l'indipendenza del Kosovo continua a dividere la comunità internazionale. Dopo il Tatarstan, la Cecenia, l'Abkhazia, l'Ossezia del Sud, la Transnistria , Nagorno-Karabakh e ormai la Crimea ucraina, il Kosovo non è la prima e ultima provincia a rivendicare la sua autonomia in modo più o meno unilaterale, suscitando le ire delle grandi potenze. 

Infatti, Mosca, che rifiuta di riconoscere il Kosovo, la « creatura americana », sostiene direttamente l'iniziativa della Serbia e della procura speciale per i crimini di guerra. La Russia non esita a chiedere l'apertura di un'inchiesta internazionale dell'ONU sul tema. « Sostenendo l'inchiesta della Serbia, Mosca fa il guastafeste ma è una finta », mi ha spiegato Dick Marty.  «Alla fine, nulla si muove. In cambio di questo, gli USA chiudono gli occhi su ciò che accade in Gerogia e Cecenia. È uno scambio di favori. » Bruno Vekaric, obtorto collo, ammette « che c'è un vero conflitto politico intorno a questo crimine. Alcuni dirigenti della regione, e non solo, temono che l'inchiesta possa rallentare il riconoscimento da parte della comunità internazionale, dell'indipendenza del Kosovo ». 

La sua compatriota Nataša Kandić, infaticabile attivista serba dei diritti dell'uomo, a capo dell'ONG del Centro per il diritto umanitario di Belgrado, è di ben altro avviso: « l'ufficio dei crimini di guerra a Belgrado non è mai riuscito a mettere sotto accusa gli ex capi della polizia e dell'esercito serbo. Questo equivarrebbe in primis a mettere lo stato serbo davanti alla propria responsabilità di questi crimini e di questo nessuno vuol sentirne nemmeno parlare». 

« La procura serba usa spesso la storia del traffico d'organi, sbandierando il rapporto Marty per fini politici », prosegue Kandić, fissandomi da dietro i suoi occhialetti tondi. « Non ho dubbi che il traffico di organi abbia avuto luogo. Ma Marty stesso non ha ottenuto prove se non in soli dieci casi », aggiunge biasimandolo. Per lei, esporre un teste in un'inchiesta così delicata non è normale. Secondo la Kandić, la credibilità del teste X va vagliata attentamente e con attenzione. « Negli ultimi anni,  tutto ciò che ha fatto l'ufficio preposto ha solo corroborato la posizione politica del governo serbo nei confronti del Kosovo. Con l'arrivo del nuovo gabinetto serbo dopo le presidenziali del 2012 (l'ex Premier Boris Tadic è stato rimpiazzato da Ivica Dačić, ndlr), Vukčević non sapeva cosa aspettarsi. Per assicurarsi della sua sopravvivenza, ha ecceduto in zelo. » Nataša Kandić non usa mezzi termini: « rendere pubblico il testimone X con i media, non è per nulla professionale. Questo non fa altro che girare il coltello nella piaga delle famiglie dei dispersi. In più, permette a quelli che hanno partecipato al crimine, ai complici del testimone, di sapere che loro sono sotto la lente della giustizia e quindi di scappare ».

AVETE LETTO UN ESTRATTO DELL'INCHIESTA DEDICATA AL TRAFFICO DI ORGANI IN KOSOVO. POTRETE CONTINUARE A SEGUIRE QUESTA FORMIDABILE STORIA DAI CONTORNI DEL THRILLER SU CAFEBABEL. PER LEGGERE TUTTO IL DOSSIER IN LINGUA ORIGINALE CLICCA QUI.