Croazia: il passato sul banco dell’accusa

Articolo pubblicato il 18 marzo 2005
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Articolo pubblicato il 18 marzo 2005

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Per la prima volta le trattative di adesione di uno stato all’Unione sono state rinviate a data da destinarsi. Dipenderà tutto dalla buona volontà della Crozia a collaborare col Tribunale penale internazionale.

Il caso della Croazia e dell’”affare Gotovina” lo rendono evidente: le relazioni dell’Unione Europea con i paesi terzi restano in gran parte da definire, in particolare per quanto riguarda le zone dei Balcani.

Allievo modello

I dirigenti europei non dimenticano certo gli sforzi fatti dalla Croazia, questo piccolo paese dei Balcani. Nell’occasione di una visita ufficiale a Zagabria, Chris Patten, l’allora Commissario europeo agli Affari esteri in carica, si riferiva alla Croazia considerandola “candidato esemplare”, capace di trascinare i suoi vicini dei Balcani sulla via dell’integrazione. Ed è vero che la Croazia ha cambiato volto, grazie sopratutto al turismo, dopo il drammatico episodio della guerra del 1990. Il suo Pil sorpassa quello della Romania e della Bulgaria, candidati ad entrare nell’Unione nel 2007, ma anche quello di certi stati membri come la Lituania e la Lettonia. Ma, evidentemente, non contano solo i criteri economici per aderire all’Unione. L’Europa è fiera far rispettare i valori democratici e elementari dei diritti dell’uomo.

Una decisione senza precedenti

La relativa buona cooperazione della Croazia col Tribunale penale internazionale per l’ex-Yugoslavia ha accelerato l’accesso del paese allo statuto di candidato. Tuttavia, il nuovo governo d’Ivo Sanader, eletto nel novembre 2003, riceve attualmente delle forti pressioni da parte di Carla Del Ponte, procuratore capo del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia, a proposito di un dossier su un criminale di guerra. Si tratta del Generale Ante Gotovina, accusato di aver assassinato e deportato più di 200.000 serbi. Queste pressioni hanno fatto slittare l’apertura dei negoziati d’adesione, i quali erano previsti per il 17 marzo 2005.

“L’avvio dei negoziati di adesione è stato rinviato”, si legge nella dichiarazione ufficiale adottata dai capi delle diplomazia europee. I negoziati potranno iniziare appena Zagabria darà prova “di piena collaborazione” con i giudici dell’Aja, recita il documento letto da Jean Asselborn, ministro degli Esteri del Lussemburgo, Paese che detiene la presidenza di turno dell'Ue.

Gotovina, costantemente in fuga, dovrà certamente rispondere dei crimini dinanzi al tribunale. Ma come interpretare questa ostinazione europea per l’arresto di un solo uomo, pur sempre colpevole, quando vi sono diritti fondamentali che non vengono rispettati in altri paesi già candidati? Inoltre, la responsabilità del governo croato nel mancato arresto del generale Gotovina rimane da provare. D’altronde l’Unione stessa riconosce gli sforzi democratici politici ed economici fatti dalla Croazia in vista dell’annessione alla comunità.

I fantasmi della guerra

In seguito al caos provocato dalla guerra in Yugoslavia, i Balcani sono lontani dall’aver ritrovato una stabilità serena e duratura. Per questo l’Unione Europea vorrebbe instaurare un processo di stabilizzazione e di cooperazione in questa regione instabile.

I rapporti tra Croazia e Slovenia, membro dell’Unione dal maggio 2004, sono d’altronde piuttosto tesi; i due paesi si contendono ancora la delimitazione di un confine marittimo.

La Slovenia, primo paese della ex federazione yugoslava ad aver raggiunto l’Unione Europea, è uscita relativamente indenne dalla guerra ma mantiene tutt’oggi dei cattivi rapporti di vicinato con Croazia, in particolare sulla questione dell’accesso all’Adriatico. Il presidente croato Mesic difende con insistenza l’idea di una zona economica che appartenga principalmente alla Croazia e si oppone alla posizione slovena appoggiata dall’Italia. Sembra comunque che il governo sloveno non abbia alcun interesse a far velere la propria superiorità sul suo storico fratello croato, né a giocare la carta di membro dell’Unione.

La “piena cooperazione” con il Tribunale internazionale resta il criterio determinante per la ripresa dei negoziati di adesione della Croazia. Le future decisioni sono però destinate ad effettuersi in un contesto molto incerto: le forze della Nato si apprestano a ritirare progressivamente le loro truppe ancora presenti nei Balcani, lasciandosi dietro una situazione ancor lungi dall’essere rogolata. Parlando della frontiera slovena, lo scrittore croato Predrag Matvejevic si chiede in una sua poesia quale tra “un muro, una porta o ancora un ponte o una fortificazione si erigeranno di fronte a quei vicini con cui si è divisa tutta una storia”. La gestione della politica d’integrazione nei Balcani riserva ancora molte difficoltà all’Unione Europea.