Criticare i Madness? “Oui oui si si ja ja da da”

Articolo pubblicato il 14 novembre 2012
Articolo pubblicato il 14 novembre 2012
Tutti quanti hanno già visto dal vivo o sentito i Madness alla radio. Sulla scena dal 1976, il mitico gruppo inglese ha pubblicato il 29 ottobre 2012 il suo decimo album in studio "Oui oui si si ja ja da da" (distribuito da Edel per l'Italia). Considerati gli inventori dello ska-pop, il loro album precedente "The Liberty of Norton Folgate" (2009) è passato totalmente inosservato.
Tuttavia, i nostri "rude boys" non demordono. Per Cafebabel, la nostra coppia italo-tedesca, all'indomani del concerto a Parigi, si pronuncia sui ritmi dei Madness. E, come al solito, non si trova affatto d'accordo.

Fede: Per una volta non sarò io il rompi scatole di turno: con il nuovo album dei Madness, si può finalmente cominciare a parlare di musica con la M maiuscola. Abbiamo a che fare con sette veri musicisti poli-strumentisti che hanno fatto la storia dello ska! È subito chiaro: una voce seducente, arrangiamenti sontuosi e a volte sconvolgenti con la tipica tromba e il sax... Era ora! Non ne potevo più del minimalismo. E poi c'è ritmo! Questi tipi sembra che ancora si divertano a fare della buona musica... veramente non male!

Katha: Sì, sono dei veri veterani del genere, è vero! Impossibile non ascoltare almeno una decina di volte il loro singolo “Our house”, sulla radio tedesca. Ma non riesco a sbarazzarmi di questa sensazione opprimente di antiquato che comincia ineluttabilmente a prendere spazio fin dal coro introduttivo, opprimente, di questo album: “Oui, oui, si, si, ja, ja, da, da”, come se i Madness dovessero convincere se stessi, 8 volte e in 4 lingue, a fare questo decimo album.

Katha: A me ricordano una pinta di birra a una fiera di paese

Fede: Davvero? Quindi per te suonare durante la cerimonia dei Giochi Olimpici di Londra sul tetto di Buckingham Palace in giacca, cravatta e occhiali da sole è antiquato? Per me questo si chiama avere classe! È fantastico che avessero voglia di continuare a suonare e di produrre un album sotto la loro stessa etichetta, dopo 30 anni di carriera. Hanno anche inventato lo ska per il grande pubblico e un suono tutto loro (il “nutty sound” di “One step beyond” del 1979). Non ti immagini neanche quanti gruppi si sono ispirati a loro! Soltanto in Italia ce ne sono a centinaia! Non vedo perché dovrebbero smettere. Per fare un piacere a te?

Katha: A me ricordano una pinta di birra a una fiera di paese. Sì, li rispetto, questi ragazzi di Camden Town, per la loro storia musicale e per aver avuto l'onore di suonare di fronte alla regina d'Inghilterra quest'estate. Ma, onestamente, se chiudo gli occhi ascoltando “Misery” (titolo che dice tutto), mi sembra di essere a Monaco, nel bel mezzo della festa della birra con dei tedeschi ubriachi fradici che dondolano sotto braccio, sui tavoli. Non sono affatto questi i Madness di “Our house”!

Fede: con il nuovo album dei Madness, si può finalmente cominciare a parlare di musica con la M maiuscola

Fede: Beh, senti, secondo me questo genere di musica si valorizza soprattutto dal vivo, e non ascoltando un album registrato in studio. O devo pensare che tu ascolti dello ska a l'ora del tè? Ti devo dire che una volta ho messo “Leon”, la mia canzone preferita dell'album, durante una festa e tutti si sono elettrizzati! Ho visto dei video dal vivo. Francamente sono proprio forti...certo, non posso dirti che mi piace tutto l'album. Li preferisco quando il loro suono resta inglese, e non quando, per esempio, fanno un giro in Messico.

Katha: Ah, bene, allora siamo d'accordo. Il pezzo “La luna” è roba da Madness con il sombrero, non va proprio. “Leon” o “My girl 2”, molto londinesi, funzionano. Ma quando ci portano a zonzo per il mondo, stonano. Perché tutto ha preso questa piega da musica internazionale? Per me sono proprio le loro ballate “Small world” e “Powered blue”, alla David Bowie, che funzionano. Dici che ci fanno ballare? “So alive” (un titolo ingannevole) mi fa pensare a un gruppo di pensionati mattinieri che battono le mani, neanche tanto a tempo. Mi dispiace, ma i Madness hanno fatto il loro tempo.

Fede: Sei libera di pensare come credi. Io ti dico solo che un gruppo che si fa disegnare la copertina dell'album da Peter Blake, lo stesso autore di quella di "Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, cioè i più grandi artisti inglesi viventi, non può essere una trovata per pensionati. E ti dirò, li stimo ancora di più perché malgrado tutto, e io li conoscevo poco, penso sinceramente che se ne freghino del marketing! Ad ogni modo dopo l'uscita in Inghilterra, l'album è entrato direttamente nella Top 10.

Katha: Certi miscugli sono abbastanza folli, sì, come mettere Beethoven insieme allo ska o al reggae, arrangiato stile marcia nuziale. È fuori dalla norma, lo ammetto! Ma la canzone più eccentrica, “Death of a Rude Boy”, riassume allo stesso tempo la tendenza generale dell'album. All'ultimo pezzo del disco, quando il coro iniziale ritorna, io mi son detta: "Non, non, no, no, nein, nein, niet, niet".

I Madness, dopo il concerto presso lo Studio SFR a Parigi il 13 novembre, saranno il 14 e il 22 dicembre prochains all’O2 Arena a Londra.

Foto: copertina © Katharina Kloss e Federico Iarlori, nel testo © pagina Facebook ufficiale dei Madness; video: "One Step Beyond" mokiat/YouTube ; "Our House" xoxGeordie66xox/YouTube