Crisi greca: un cammino verso la "grexit"?

Articolo pubblicato il 09 luglio 2015
Articolo pubblicato il 09 luglio 2015

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Alla vigilia della riunione dell'Eurogruppo sabato scorso a Bruxelles, annunciando la convocazione di un referendum per il 5 luglio, Alexis Tsipras ha aperto la strada all'ipotesi tanto temuta della "Grexit". Il futuro della Grecia nell'eurozona sembra ormai più che compromesso. 

È un vero e proprio terremoto politico quello a cui abbiamo assistito la notte tra venerdì e sabato. Alexis Tsipras ha annunciato la sua intenzione di organizzare un referendum, il 5 luglio, sulla serie di misure di austerità chieste dai finanziatori della Grecia in cambio di un piano di aiuti di 15,5 miliardi di euro nei prossimi cinque mesi. "Sì o no alla proposta dei creditori": è a questa domanda che dovrà rispondere il popolo ellenico domenica prossima. "Al popolo parlare, senza pressioni né ricatti", ha dichiato il primo ministro greco con un tono solenne in seguito a un intervento ritrasmesso dal canale televisivo pubblico ERT.

Questo annuncio ha avuto come effetto immediato quello di mettere fine alle negoziazioni tra Atene e i suoi creditori in un Eurogruppo sotto alta tensione, al corso del quale Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze greco, ha dovuto lasciare prematuramente i suoi partner. Il Vouli, il parlamento greco, ha da parte sua adottato la legge che autorizza il referendum sabato notte con una larga maggioranza di 178 voti favorevoli contro 120 contrari (su 300 seggi). Dal giorno dopo, Alexis Tsipras ha annunciato la chiusura delle banche e l'instaurazione di un controllo dei capitali per evitare ogni tipo di "bank run", cioè l'imponente fuga di capitali e panico bancario. Domenica sera, nelle strade di Atene, un elevato numero di bancomat è stato letteralmente preso in assalto.

Lo scenario della "Grexit", temuta da diversi mesi dall'insieme delle istanze europee, sembra essere sempre più plausibile. Questo mercoledì la Grecia avrà passato la data fatidica del 30 giugno e sarà in situazione di insolvenza. La possibile bancarotta del paese, per quanto fosse uno scenario preparato da anni, incuriosisce e preoccupa. Nel caso in cui vincesse il 'no', la Grecia potrebbe dirigersi verso l'uscita dell'eurozona, provocando la sua uscita dal mercato unico visto che nessun paese può abbandonare l'euro senza lasciare l'unione. Nessun paese dell'eurozona ha ancora lasciato i suoi partner. Le conseguenze di un'eventuale "Grexit" alimentano molte paure. Ma di cosa si tratta veramente?

Verso una nuova crisi finanziaria su scala mondiale?

Numerosi analisti si sono occupati di osservare le conseguenze che potrebbe causare la "Grexit" nell'eurozona. Secondo François Morin, professore all'università di Tolosa ed ex membro del consiglio generale della Banca di Francia, "si entrerebbe in una nuova crisi finanziara su scala mondiale", dovuta a speculazioni al ribasso e l'inizio di un panico finanziario. I mercati finanziari vedranno che l'appartenenza all'euro non è irrevocabile, ragione per cui sono stati spinti a speculare su una prossima uscita degli anelli deboli dell'eurozona. La teoria di François Morin, incentrata sul rischio di contagio ad altri paesi (Spagna, Portogallo, ecc.), non è comunque condivisa da tutti. Jean-Baptiste Chastand, giornalista al desk Europe, ritiene che "la messa in atto del Meccanismo europeo di stabilità (MES) da parte della Banca Centrale Europea dovrebbe permettere di evitare che l'insolvenza greca faccia sprofondare altri paesi". Ingenuo ottimismo o lucida speranza? In realtà sembra che sia difficile valutare le conseguenze economiche di questo processo inedito - e probabilmente lungo - della "Grexit" una volta innestata.

La fine di una certa idea di solidarietà europea

Ma al di là delle conseguenze economiche che potrebbe provocare l'uscita della Grecia dall'eurozona, è soprattutto politicamente che l'Europa ne uscirebbe indebolita. Contestata dai partiti eurofobi in costante crescita, il continente sembra più diviso che mai e fatica a trovare una soluzione strategica visionaria per venire in soccorso alla Grecia. Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea, si è detto "profondamente addolorato dallo spettacolo che ha dato di sé l'Europa sabato scorso". Un triste spettacolo che deteriora ancora di più l'immagine dell'Unione, fondata - lo ricordiamo - su una "solidarietà di fatto" come lo stipula la dichiarazione Schuman. Sfortunatamente sono molti quelli che pensano che il sogno europeo degli inizi degli anni 50, costruito intorno a un insieme di valori democratici, non ha più ragione di esistere. Se la Grecia arriva ad abbandonare l'eurozona, il continente può temere l'avvento di un fenomeno ancora più spaventoso: quello del decostruzionismo comunitario.