Crisi finanziaria? Gli spagnoli vanno dallo psicologo!

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
È arrivato il momento di riconoscere quel che nessuno osava dire: anche in Spagna la festa è finita. Ma non basta. Gli Stati Uniti rischiano la fine dell’egemonia, lasciando il disastro economico. Friedman è morto, viva Keynes?

Alcuni dati recenti dichiarano che l’andamento dell’economia spagnola non è del tutto positivo. L’aumento del prezzo delle materie prime, il calo delle immatricolazioni del 27% nell’anno in corso, l’aumento della disoccupazione all’11,3% della popolazione attiva – che mette la Spagna al primo posto nell’Ue – il crollo immobiliare e l’aumento di case non vendute, hanno messo fine al miracolo spagnolo e al sorprendente sorpasso dell’Italia per reddito pro capite. Ma tutto questo non era abbastanza per poter menzionare la temuta parola…

Crisi, amore e psicologi

(Image: guano/ Flickr)Ecco allora l’elemento decisivo che conferma quanto temuto: la crisi è arrivata. A scatenare l’allarme è stato il forte aumento di lavoratori e imprenditori che si rivolgono allo psicologo. Un articolo recente apparso sulla rivista economica Expansión riporta che le consulenze psicologiche nella Regione di Madrid sono aumentate del 12% negli ultimi tre mesi. È difficile dire quando finirà la crisi: ottobre 2009, fine 2010, o se si protrarrà in una fase critica che durerà altri sette anni… L’unica cosa che trova d’accordo gli esperti è che nel breve periodo non c’è via d’uscita, dunque gli psicologi saranno una delle categorie più avvantaggiate da incertezza, stress, ansia e altri effetti collaterali.

Una cosa è certa, in Spagna le coppie sposate saranno più unite che mai, come sembra emergere dalla diminuzione del numero di divorzi in concomitanza con l’inizio dell’esplosione della “bolla immobiliare” del 2007 (38,6% di separazioni in meno rispetto al 2006). Ma siamo ottimisti e pensiamo che la crisi ci fa riflettere e apprezzare l’essenziale, trasformandoci da consumisti compulsivi in incorreggibili romantici.

Risparmi in banca o sotto il materasso?

Dicono che la Spagna abbia il fondo di garanzia di deposito più solido d’Europa, ma nonostante tutto, in caso di bancarotta, l’assicurazione copre un massimo di 20mila euro. Siamo realisti, non è necessaria un’assicurazione maggiore, perché in Spagna nessuno ha 20mila euro in banca! Alcuni giorni fa Forges, comico spagnolo, ha scritto: «Sarebbe terribile se a causa di questa maledetta crisi perdessi i risparmi di tutta la mia vita: 26,31 euro». Perciò i miei risparmi, simili se non inferiori a quelli di Forges, preferisco lasciarli in banca piuttosto che sotto il materasso, sicura come sono della reintegrazione totale. Inoltre, non dimentichiamo che quello spagnolo è tra i più efficienti d’Europa. Fortunatamente la Spagna non è ancora arrivata al salvataggio bancario, a differenza di quanto accaduto in Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.

(Foto: Phoney Nickle/ Flickr)

Friedman è morto, viva Keynes

La crisi è un riflesso della morte del fondamentalismo ultraliberale statunitense alla Milton Friedman (premio Nobel nel 1976). Stiamo assistendo all’agonia dell’egemonia economica e finanziaria degli Stati Uniti. Secondo l’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) il declino statunitense è previsto per il 2025. Anche il Ministro tedesco delle finanze, Peer Steinbrück, ha affermato che «è probabile che gli Stati Uniti perderanno lo status di potenza nel sistema finanziario internazionale». In questa situazione risulta particolarmente interessante osservare i vantaggi scaturiti dalla crisi di cui beneficeranno i Paesi emergenti: i poveri continueranno ad essere poveri. L’arresto dell’economia spagnola avrà un drammatico impatto su Paesi come la Bolivia, dove il denaro inviato dagli immigrati residenti in Spagna corrisponde al 10% del Pil. L’invio di denaro è diminuito quest’anno del 7% e quasi sicuramente continuerà a diminuire nei prossimi mesi.

Pochi anni fa alcuni socialisti spagnoli affermavano: «Le cose stanno andando così male che siamo dovuti diventare keynesiani». Tornerà Keynes a salvarci da noi stessi? Parlerei dell’Ue ma i provvedimenti e il dibattito sui possibili piani di salvataggio verranno affrontati con l’urgenza di sempre: a dir poco sei mesi, più altri due anni per l’avviamento in seguito all’approvazione da parte dei Governi e dei relativi Parlamenti. c’è tempo: la crisi continuerà almeno fino al 2010. Perché stressarsi?