Crisi d’identità a Cracovia: dalle grinfie del comunismo alla modernità

Articolo pubblicato il 15 aprile 2014
Articolo pubblicato il 15 aprile 2014

È un anno simbolico per la Polonia: sono passati 10 anni dall'entrata nell'UE e 25 anni dalla caduta del Muro. Cracovia, mostra la nuova identità nazionale, non tutta in bianco e nero. Mentre i turisti sciamano sulla città vecchia, sono nati nuovi tipi di tour, i "Tour del Comunismo", che includono vodka e Trabant. È giusto attrarre turisti usando le pagine più oscure della storia polacca?

La Tra­bant vibra, gor­go­glia e tos­si­sce, men­tre ar­ran­ca sulla gran­de stra­da che va dalla vec­chia Cra­co­via al di­stret­to in stile so­cia­li­sta di Nowa Huta. Nulla sem­bra sta­bi­le in que­sta auto, fatta per lo più di pla­sti­ca con 26 ca­val­li e le so­spen­sio­ni di una bi­ci­clet­ta. Non sem­bra nep­pu­re il modo più co­mo­do di viag­gia­re, di si­cu­ro non se ab­bi­na­to alle stra­de tut­t'al­tro che pia­neg­gian­ti della Po­lo­nia, ma i tu­ri­sti sono ben di­spo­sti a pa­ga­re qual­che zloty per un giro con il "mis­si­le so­cia­li­sta". Come mai? È parte del tour co­mu­ni­sta, of­fer­to dal­l’a­gen­zia Crazy Gui­des

"Back in the USSR"

Men­tre l'Ucrai­na si trova do­lo­ro­sa­men­te a metà stra­da tra l'Eu­ro­pa e la Rus­sia, la Po­lo­nia ha de­ci­so da che parte stare 10 anni fa, quan­do è en­tra­ta nell'Unio­ne Eu­ro­pea. Il sen­ti­men­to na­zio­na­le po­lac­co è uno dei più forti del con­ti­nen­te. Dopo 40 anni da stato sa­tel­li­te del­l'U­nio­ne So­vie­ti­ca, l'i­dea di un’or­ga­niz­za­zio­ne so­vra­na­zio­na­le ha an­co­ra con­no­ta­zio­ni ne­ga­ti­ve, spe­cial­men­te per le ge­ne­ra­zio­ni più an­zia­ne. Per quale mo­ti­vo i po­lac­chi do­vreb­be­ro voler nuo­va­men­te far parte di una fra­tel­lan­za di po­po­li ora che pos­so­no fi­nal­men­te for­ma­re la pro­pria iden­ti­tà? I son­dag­gi mo­stra­no che il 60% si con­si­de­ra "so­la­men­te po­lac­co", il 35% "prima po­lac­co, poi eu­ro­peo" e che solo per il 4% pre­va­le l'i­den­ti­tà eu­ro­pea. Allo stes­so tempo, un altro stu­dio ha mo­stra­to come solo un po­lac­co su tre creda che l'e­co­no­mia di li­be­ro mer­ca­to sia mi­glio­re di quel­la cen­tra­liz­za­ta del pe­rio­do so­vie­ti­co. Lo stes­so nu­me­ro di per­so­ne crede in­ve­ce che l'in­tro­du­zio­ne del­l'eu­ro avrà con­se­guen­ze ne­ga­ti­ve.

UNA VODKA AL GIOR­NO…

Men­tre al­cu­ni po­lac­chi so­gna­no an­co­ra il so­cia­li­smo, i tu­ri­sti sono molto cu­rio­si di sco­pri­re quel­lo che sem­bra ormai pas­sa­to da ere. In una neb­bio­sa e fred­da mat­ti­na di marzo, la guida Jurek sta por­tan­do Alice e Simon (di New­ca­stle, In­ghil­ter­ra) nella sua Tra­bant: la mac­chi­na è gial­la e ri­co­per­ta di fiori di tutti i co­lo­ri. La prima fer­ma­ta a Nowa Huta è un ri­sto­ran­te chia­ma­to Sty­lo­wa, una tempo il cen­tro cul­tu­ra­le del di­stret­to. Uno clien­te abi­tua­le è se­du­to al bar men­tre beve la prima birra dopo tre vodke. Due donne die­tro il ban­co­ne pren­do­no una vodka o due con lui. In uno dei ta­vo­li, Jurek sta fa­cen­do un pic­co­lo rias­sun­to della sto­ria po­lac­ca dal 1945 al 1989, men­tre una pic­co­la sta­tua di Lenin lo so­vra­sta. La guida si serve di al­cu­ne foto di pro­pa­gan­da e delle sto­rie che i suoi ge­ni­to­ri e i suoi nonni gli hanno rac­con­ta­to - è trop­po gio­va­ne per ri­cor­da­re gli anni del so­cia­li­smo.

Nowa Huta è stata co­strui­ta negli anni ’50 nel pe­rio­do so­vie­ti­co as­sie­me alle gran­di ac­cia­ie­rie tut­t'in­tor­no. Era una pièce de re­si­stan­ce per il nuovo go­ver­no so­cia­li­sta e un forte stru­men­to di pro­pa­gan­da. Sep­pur con nomi di­ver­si, i gran­di viali re­si­sto­no e gli edi­fi­ci sono co­per­ti da pol­ve­re gri­gia a causa delle fab­bri­che, le cui ci­mi­nie­re un tempo erano sem­pre in fun­zio­ne. Non é un luogo di gran­de in­te­res­se per i cra­co­via­ni, ma già 10 anni fa, la Crazy Gui­des aveva ca­pi­to che i tu­ri­sti l’a­vreb­be­ro tro­va­ta più in­te­res­san­te della città stes­sa. Il vo­lan­ti­no, che si trova in qual­sia­si bar o hotel della città, parla di "tour cult pri­va­to", del "re­ga­lo di Sta­lin a Cra­co­via" e dei "bei vec­chi tempi". "Il tema co­mu­ni­sta è di gran presa e non si tro­va­no molto posti come Nowa Huta in giro per il mondo. Le no­stre guide, en­tu­sia­ste e in­so­li­te, ag­giun­go­no poi un tocco per­so­na­le", spie­ga Jakub, coor­di­na­to­re della Crazy Gui­des. Nata nel 2004 come l'a­zien­da di una sin­go­la per­so­na, ades­so la Crazy Gui­des conta 11 guide. 

Nien­te idio­zie per fa­vo­re

Simon e Alice hanno pre­no­ta­to il tour per­ché sem­bra­va "di­ver­ten­te e un po' di­ver­so". Simon ag­giun­ge: "La mac­chi­na aveva il suo fa­sci­no!". È anche for­tu­na­to, per­ché su ri­chie­sta è pos­si­bi­le gui­da­rla per un po' su una stra­da de­ser­ta. Fa parte del­l'e­spe­rien­za, così come l'ap­par­ta­men­to dove Jurek porta il suo grup­po. L’a­gen­zia lo af­fit­ta per un mo­ti­vo di­ver­so da quel­lo degli altri 80 mila re­si­den­ti di Nowa Huta (erano 20 mila poco prima del­l'89): si trat­ta del museo, con ar­re­da­men­to anni '50 e '60. Cam­mi­nan­do al­l’in­ter­no si ha la sen­sa­zio­ne che i veri re­si­den­ti l'ab­bia­no la­scia­to poco prima: su uno scin­til­lan­te ta­vo­lo da caffè si vede un vec­chio gior­na­le, men­tre in cu­ci­na c'è una pen­to­la che aspet­ta sul for­nel­lo. Il di­stil­la­to­re di vodka nella vasca da bagno è poi un bel tocco di clas­se. 

Simon e Alice sem­bra­no im­pres­sio­na­ti, toc­ca­no tutto, apro­no cas­set­ti. "Gran parte dei tu­ri­sti sono eu­ro­pei", af­fer­ma Jurek, "ma dif­fi­cil­men­te altri po­lac­chi lo fanno". Se­con­do lui, Nowa Huta non ha una buona re­pu­ta­zio­ne e i po­lac­chi non cre­do­no di po­ter­vi tro­va­re qu­al­co­sa di nuovo. Così chie­dia­mo se sia po­li­ti­ca­men­te scor­ret­to ap­pro­fit­ta­re delle pa­gi­ne oscu­re della sto­ria po­lac­ca. "Ci cri­ti­ca­no", con­fer­ma Jakub, "ma lo fa sol­tan­to chi non ha idea di quel­lo che vedrà nel tour. Dal­l’e­ster­no può sem­bra­re che ci di­ver­tia­mo e che glo­ri­fi­chia­mo il co­mu­ni­smo. La ve­ri­tà è che non ci ad­den­triamo trop­po nella po­li­ti­ca e, entro i li­mi­ti delle idio­zie, le guide pos­so­no anche espri­me­re un pa­re­re per­so­na­le. Le loro sto­rie si do­vreb­be­ro fo­ca­liz­za­re sugli aspet­ti so­cia­li del­l’e­ra so­vie­ti­ca an­co­ra parte della no­stra me­mo­ria col­let­ti­va".

"Au­to­bus czer­wo­ny", una vec­chia can­zo­ne po­lac­ca

Pit­to­re­sco

L'i­den­ti­tà po­lac­ca può es­se­re con­si­de­ra­ta come l’in­sie­me di 700 anni d’im­pe­ro e 40 di stato so­cia­li­sta? È la fu­sio­ne di que­ste due com­po­nen­ti sto­ri­che che rende la Po­lo­nia ciò che è oggi, il paese che è en­tra­to nel­l'UE? Se­con­do Alice e Simon, è pro­prio que­sto con­tra­sto a ren­de­re Cra­co­via una città così in­te­res­san­te. "Quan­do ho pen­sa­to alla Po­lo­nia, mi sono ve­nu­ti in mente tutti i sin­gle bri­tan­ni­ci che ar­ri­va­no qua in cerca di fe­ste", af­fer­ma Alice. “Ora so che c’è tal­men­te tanto da ve­de­re a Cra­co­via, che non avre­mo il tempo di vi­si­tar­la”. L'im­ma­gi­ne di Nowa Huta sten­de un'om­bra sul­l'al­tro lato della cttà, la Cra­co­via città dei re? Simon esita a ri­spon­de­re: "Sin­ce­ra­men­te direi che tra qual­che anno mi ri­cor­de­rò di Cra­co­via come di una città con en­tram­be le sfac­cet­ta­tu­re. Ma a es­se­re one­sto penso che molti la as­so­ci­no an­co­ra con la città vec­chia. È più pit­to­re­sca". Per quan­to ri­guar­da la Crazy Gui­des, si sono "sin­ce­ra­men­te, un po’ stan­ca­ti" del tour co­mu­ni­sta. "Pen­sia­mo di poter espor­ta­re que­sto con­cet­to a qual­sia­si area della città", dice Jakub. “La no­stra forza sta nelle sto­rie per­so­na­li piut­to­sto che nei gran­di quar­tie­ri so­cia­li­sti”.

Que­sto re­por­ta­ge fa parte del­l'e­di­zio­ne spe­cia­le del pro­get­to "EU­to­pia: Time to Vote", de­di­ca­to a Cra­co­via. Il pro­get­to è co-fi­nan­zia­to dalla Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea, dal Mi­ni­ste­ro degli este­ri fran­ce­se, dalla fon­da­zio­ne Hip­po­crè­ne, la fon­da­zio­ne Char­les Leo­pold Mayer e la fon­da­zio­ne EVENS.