Costituzione tutta cromata. E’ tua se dici sì…

Articolo pubblicato il 08 novembre 2004
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Articolo pubblicato il 08 novembre 2004

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Gli strateghi della comunicazione europea si preparano al peggio. Certo, la Costituzione è tutta fiammante, ma saprà stregare gli europei?

Le istituzioni europee non brillano per un’ottima comunicazione. Il nuovo presidente della Commissione, José Barroso, ne ha dato di recente una bella dimostrazione affermando che “far cadere una Commissione solo perché due o tre commissari non soddisfanno a pieno (…), non sarebbe ragionevole”. Si sa bene che fine ha fatto la sua prima squadra di commissari... Eppure non si tratta sempre e solo di responsabilità della Ue: scarsità delle risorse allocate, assenza di media europei di massa, accesso ristretto ai media nazionali... tutti questi fattori bastano a spiegare l’afonia delle istituzioni comunitarie.

Ue: ben informato solo 1 cittadino su 4

Per la Costituzione tuttavia, la Commissione aveva fatto notevoli sforzi, organizzando un gran dibattito sull'Europa, volto a consultare (e dunque a coinvolgere) tutti i cittadini, ed alimentare così i lavori della Convenzione. Alcuni summit europei più tardi, la Costituzione per l’Europa, anche se bella e firmata, resta ancora largamente sconosciuta. In media si stima che solo 1 cittadino su 4 “è bene informato sulle questioni relative alla Costituzione” secondo una recente inchiesta Eurobarometro del giugno 2004 (vedi risultati). Sono troppi i cittadini che, non avendone sentito parlare durante la fase di preparazione, sono preoccupati: la parola “Costituzione” non passa inosservata.

Il lavoro d’informazione e di comunicazione realizzato fino ad oggi è solamente una goccia d’acqua nell'oceano di incomprensione che rimane sul sistema europeo in generale, e sul Trattato costituzionale in particolare. La nuova Commissione intende prendere il problema di petto grazie all’azione del commissario per le Relazioni Istituzionali e la Strategia di Comunicazione, Margot Wallström. Per la svedese, la ratifica della Costituzione sarà senza alcun dubbio la priorità numero uno negli anni a venire.

Il ruolo degli Stati

La scelta di organizzare diversi referendum di ratifica nazionali, preferita all'idea di un grande referendum europeo, si è finalmente imposta, sulla base della considerazione che la “Costituzione” è soprattutto un Trattato costituzionale. Come per l'euro, la Commissione beneficerà dunque della collaborazione degli Stati membri: sono loro che conoscono le proprie opinioni pubbliche. Se è vero che i governi si impegneranno per il sì, ciò non vuol dire che i paesaggi politici nazionali non saranno comunque divisi sulla base di posizioni spesso sfumate (“sì, ma” “sì, decisamente” oppure “no, ma”).

La mancanza di uno spazio pubblico europeo sarà per una volta salutare per l’allargamento del dibattito verso tutti coloro che dovranno pronunciarsi a favore o contro questa Costituzione nei mesi a venire. Difatti, se già si deplora la nazionalizzazione dei dibattito, bisogna riconoscere che, in questo caso, ciò permetterà di parlare e far parlare della Costituzione. In realtà, ci saranno meno dibattiti pubblici che confronti mediatici tra i pro e i contro, come spesso capita quando si parla di Unione Europea. I partiti politici nazionali hanno la capacità di convincere i cittadini. I loro mezzi di comunicazione sono decisamente più efficaci di quelli della Commissione. Non solo. I partiti dominano degli spazi pubblici all’interno dei quali i riferimenti culturali sono delle armi al servizio della persuasione di massa. Quella che si profila, dunque, è una vera impresa di seduzione delle opinioni pubbliche, che rischia di metter da parte le reali aspettative degli europei, ahimè.

Una comunicazione troppo tradizionale

La campagna di comunicazione per la Costituzione, dovrebbe invece, in una certa misura, ispirarsi alle grandi aspirazioni, addirittura ai sogni dei cittadini nazionali in funzione del loro rapporto al progetto europeo. Come vettori di questa comunicazione, ai politici potrebbero affiancarsi personalità più sexy. David Beckham, calciatore inglese, lavoratore immigrato a Madrid, pare sia già stato contattato all’interno di una lista di nomi stabilita dal governo Blair per la propria campagna favorevole al alla Costituzione.

Vengon così a disegnarsi due profili di dibattito: Costituzione come via verso un’Europa federale e Costituzione come via per un rafforzamento di un’Europa-mercato. Ogni governo sistemerà la propria posizione tra questi due estremi. E le scelte semantiche saranno cruciali. Di conseguenza nei paesi in cui l’integrazione europea fa paura, si preferirà il termine di Trattato costituzionale a quello di costituzione, troppo ricco di simboli nazionali e sinonimi di un'integrazione europea “pesante”. I contrari tenteranno probabilmente anche di mischiare le carte in tavola, come già accaduto con il caso della questione turca.

Le campagne di comunicazione verrano ovunque organizzate secondo standard più o meno originali. In Spagna, primo Stato membro ad organizzare un referendum, la campagna governativa sarà il fulcro del dibattito: i socialisti al potere si sono pronunciati a favore della Costituzione avanzando prospettive federaliste. Il partito popolare dovrebbe allinearsi a questa posizione, seppur, per sua parte, con argomenti piuttosto liberali ed anti-federalisti. L'estrema sinistra rigetta ciò che considera un passo indietro per l'Europa sociale. In Francia, il mondo politico è spaccato: i socialisti, per esempio, restano largamente spaccati…

Qualunque cosa si pensi dell’Europa, bisognerà mobilitare i cittadini per dire il giorno del referendum. Le campagne di comunicazione tenteranno di appassionare il dibattito e ciò avrà, si spera, il merito di coinvolgere i cittadini. C’è da sperare anche che le sirene populiste non affascinino la vox populi. Eurofili, euroscettici o europragmatici, scegliete il vostro campo, e a tutti voi, una breve lettura della suddetta Costituzione per l’Europa permetterà forse di sapere se l'abito costituzionale sia o meno fatto su misura per voi.