Cosmo Sheldrake: alla ricerca dei suoni perduti

Articolo pubblicato il 14 luglio 2015
Articolo pubblicato il 14 luglio 2015

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Affascinato da qualsiasi tipo di suono, nel nuovo LP Pelicans We, il musicista londinese dà voce alle specie animali in via d’estinzione. Simile al collage, la musica di Cosmo Sheldrake è soprattutto una documentazione di quello che in futuro potrebbe non esistere più. Tra canti di balena, ruscelli scroscianti e cavità delle terre inglesi, incontriamo questo strano animale.

Cosmo è nervoso. Domani è il compleanno della sua fidanzata che è molto arrabbiata perché lui è in viaggio per Parigi dove aprirà il concerto degli Unknown Mortal Orchestra. Tuttavia a un’ora dalla sua esibizione sul palco del Flèche d’Or, il fidanzato "modello" stappa con l’accendino una birra dopo l’altra e alza le spalle. «Sistemerò le cose», dice. «Le comprerò dei fiori e le dedicherò un brano con i campioni registrati in treno

Good vibrations 

Cosmo Sheldrake va a caccia di suoni e rumori. Sempre e dovunque. E proprio da questi suoni l’artista londinese ha creato la parte centrale di Pelicans We, il suo nuovo album, appena pubblicato. Da una canzone all’altra si può sentire il suono di una mosca, “catturato” sulle montagne bulgare,  quello di un pesce che ha pescato lungo le coste del Sussex.  

Ha un suono preferito? «Sì, certo, ed è anche quello che uso più spesso: una lavagna di ardesia che va in frantumi. L’ho registrato durante un mio soggiorno in Galles», dice e ci imita quel suono provocato dall’impatto di una pietra. Solo in pochi sono riusciti a trovare un nome appropriato a quello che Cosmo fa; ma neppure lui pare ci riesca granché. «L’unica cosa che si può paragonare a ciò che faccio è il collage. Incollo tanti suoni insieme, tanti influssi, e li scruto al telescopio».

Cosmo Sheldrake - Solar

Le sonorità che cattura nei suoi molti viaggi con il registratore sempre a portata di mano, non ricoprono però la totalità dell’album. Per la restante parte, è Cosmo a suonare più strumenti. Nell’ultimo disco se ne contano oltre 30. C'è chi potrebbe definire Cosmo una one-man-band, ma anche no. «Non so proprio come sia saltato fuori questo numero», ribatte l’artista. «Suono molti strumenti nei miei pezzi, alcuni di più, altri meno, ma non ne suono 30, è un’esagerazione. Molti li campiono».

Busta di tabacco nella tasca della giacca, maniche della camicia sgualcite e riccioli lunghi sul viso, Cosmo potrebbe sembrare lo scienziato pazzo del nuovo millennio. Ogni volta che questo artista venticinquenne cita uno strumento, non può fare a meno di finger di averlo davanti, e ogni volta che cita una animale, non può fare a meno di imitare il suo verso. Ora grazie a Cosmo sappiamo che certi uccelli fischiano come un bollitore e che lo scorpione di mare suona come il clacson di un bus. 

Il canto di un uccello

Cosmo ha cercato di spiegare questa sua passione per tutti i  sottofondi possibili ad un TedX a Londra intitolato Interspecies collaboration. Su richiesta di un amico ha partecipato al dibattito spiegando la sua tecnica e proponendo i suoni delle cavità inglesi; qualche risata in sala non è mancata, ma l’idea è forte: conservare questi suoni come parte del nostro patrimonio culturale, proteggere i suoni per salvarli dall’oblio. «Un uomo mi raccontò di avere un uccello la cui specie oggi è ormai estinta. Egli ricordava esattamente il suo verso, sapeva anche imitarlo piuttosto bene e fortunatamente lo aveva registrato. Diversamente il suo canto sarebbe andato perduto per sempre.» Secondo Cosmo, la forza e l'esistenza della musica è dovuta alle storie racchiuse nelle sue sonorità che sono come dei documentari: durante i suoi concerti l’artista spesso smonta i suoi brani per far capire ogni singola parte che li compone. Questa sera sul palco parigino spiega ad esempio che il suono dello scorpione di mare era contenuto in una registrazione affettuata durante la Guerra Fredda dall’esercito americano per riuscire a distinguere il suono emanato da questo pesce da quello degli U-Boot sovietici. 

Cosmo riesce a rendere credibili ed affascinanti questi racconti sonori grazie agli studi di antropologia svolti a Londra, nonché ai numerosissimi viaggi alla scoperta di altre culture. Suo padre, Rupert, un biologo tanto affermato quanto discusso e controverso, lo aiuta nella sua minuziosa ricerca delle specie animali in via d’estinzione. La madre, Jill, cantante e terapeuta, lo ha portato a conoscenza dei misteri della voce mongola e della musica dal mondo. Nella tranquilla casa di famiglia immersa nell’elegante quartiere di Hampstead, Cosmo ha potuto osservare e ascoltare molto. «Siamo andati spesso in campagna ad osservare gli uccelli. Così ho appreso il loro modo di comunicare», afferma il giovane londinese. Le discussioni animate dell'ora di cena arricchiscono i suoi pezzi. Quando suo fratello, anch’egli biologo, gli racconta del tardigrado, Cosmo ha l’immediata voglia di catturare il suono di questi microscopici animaletti ad otto zampe. «Sono degli esseri incredibili», si entusiasma l’artista. «Riescono a sopravvivere anche in condizioni estreme, come nel vuoto, nell’acqua in ebollizione o allo zero termico (-272,8°C)!».

 Sangue dagli orecchi

Non si può ridurre la figura di Cosmo Sheldrake solamente a quella dell'artista solitario. Lavora a Londra come insegnante di musica, è compositore per il teatro, è membro della band Gentle Mystics e un attivo ambientalista. Nel 2013 ha partecipato ad una vasta campagna in Europa e Nord America per la sensibilizzazione dei giovani sulle sfide dell’ecologia, in cui approfittando anche dei numerosi incontri con gli ornitologi, ha dato forma ad un nuovo pensiero: «Il suono del mondo è fondamentale per il nostro organismo», spiega rollandosi una sigaretta. «Murry Shaffer nel suo libro geniale intitolato The Sound Scape, the tune of the world spiega che nel mondo c’è troppo inquinamento sonoro.  Per esempio in Inghilterra c’è soltanto un luogo in cui si può sfuggire a questo continuo sottofondo; è quasi totalmente privo di traffico. Si trova a nord di Londra, è un posto incredibile. Non posso fare a meno di leggere articoli sulla pesca a strascico e le consequenze che questa apporta alla flora e alla fauna marina. L’ultima volta sono state trovate 30 balene che per colpa dell’inquinamento sonoro erano cozzate una contro l’altra. Alcune di loro perdevano perfino sangue dagli orecchi».

Ma Cosmo è arrabiato? «Fortunatamente sì. La rabbia mi sprona, mi motiva. Non capisco invece come non si possa essere furiosi per tutte le terribili cose che succedono attorno a noi. La gente non può continuare a vivere così, dovrebbe per lo meno avere coscienza delle conseguenze delle proprie azioni, avere un maggiore senso di responsabilità.» Nei prossimi giorni Cosmo Sheldrake si dedicherà a quel mondo che si sta pian piano dissolvendo. Il suo nuovo progetto sarà dedicato ai corsi d’acqua londinesi che sono andati perduti, quelli tombinati o interrati. «Casa nostra e la mia scuola si trovano proprio su quello che era il letto di un fiume. Cercherò di perforare la superficie e di estrarre il suo suono. Quel rumore che ormai da troppo tempo è stato dimenticato.»

Cosmo Sheldrake - Rich

Ascolta : 'Pelicans We' di Cosmo Sheldrake (Transgressive Records/2015)