Cosa succede agli intermittenti francesi? Ragioni di uno sciopero 

Articolo pubblicato il 10 luglio 2014
Articolo pubblicato il 10 luglio 2014

Entra in vigore questo mese la controversa riforma sullo statuto degli intermittenti dello spettacolo varata dal governo francese. Nonostante i mesi di protesta contro il nuovo protocollo, l’esecutivo è rimasto fermo sulle proprie posizioni, mettendo a rischio anche le sorti del Festival di Avignone. Si accenderanno i riflettori o calerà il sipario? Cafébabel ha intervistato alcuni di loro. 

Men­tre si ce­le­bra in que­sti gior­ni il Fes­ti­val di Avi­gno­ne, la ma­ni­fe­sta­zio­ne tea­tra­le più im­por­tan­te in Fran­cia e uno dei più gran­di fe­sti­val cul­tu­ra­li d’Eu­ro­pa, i la­vo­ra­to­ri dello spet­ta­co­lo coin­vol­ti nel re­gi­me degli in­ter­mit­ten­ti con­ti­nua­no ad es­se­re sul piede di guer­ra con­tro un go­ver­no so­cia­li­sta che, a prio­ri, non sem­bra di­spo­sto a get­ta­re la spu­gna. Così, ad ini­zio mese, è en­tra­to in vi­go­re il testo fir­ma­to lo scor­so marzo dal­l’e­se­cu­ti­vo di Ma­nuel Valls per ri­for­ma­re il fun­zio­na­men­to dello sta­tu­to degli in­ter­mit­ten­ti dello spet­ta­co­lo, ov­ve­ro tutti quei la­vo­ra­to­ri (ar­ti­sti e tec­ni­ci) che, be­ne­fi­cian­do di un re­gi­me d’in­den­niz­zo par­ti­co­la­re, hanno di­rit­to a ri­ce­ve­re un sus­si­dio di di­soc­cu­pa­zio­ne tra un con­trat­to e l’al­tro. 

“Il si­ste­ma, anche se un po’ com­pli­ca­to, fun­zio­na­va bene e per­met­te­va una certa fles­si­bi­li­tà la­vo­ra­ti­va sia per noi im­pie­ga­ti, sia per le im­pre­se dello spet­ta­co­lo che, in ge­ne­ra­le, as­su­mo­no i la­vo­ra­to­ri per pe­rio­di li­mi­ta­ti”, ci ha spie­ga­to Ale­xan­dre, tec­ni­co nel ci­ne­ma d’a­ni­ma­zio­ne. Nel mondo dello spet­ta­co­lo (ci­ne­ma, tea­tro, mu­si­ca) i con­trat­ti a breve ter­mi­ne, che vanno da un paio di set­ti­ma­ne fino a quat­tro mesi, sono molto fre­quen­ti. Gli in­ter­mit­ten­ti so­li­ta­men­te ne fir­ma­no di­ver­si du­ran­te uno stes­so anno ed il re­gi­me par­ti­co­la­re di cui go­do­no per­met­te loro d’ac­ce­de­re ad un'in­den­ni­tà di di­soc­cu­pa­zio­ne che viene per­ce­pi­ta in ma­nie­ra quasi im­me­dia­ta tra la con­clu­sio­ne di un con­trat­to e l’i­ni­zio del se­guen­te. Può ri­ce­ve­re il sus­si­dio chi ha ef­fet­tua­to 507 ore la­vo­ra­ti­ve nel­l’ar­co di dieci mesi.

Da quan­do il nuovo ac­cor­do è stato fir­ma­to, de­ci­ne di col­let­ti­vi di in­ter­mit­ten­ti e di or­ga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li (a capo delle quali la CGT) hanno ma­ni­fe­sta­to per le vie di tutta la Fran­cia con­tro una di­ret­ti­va che “rende an­co­ra più pre­ca­ria” la loro si­tua­zio­ne. La dif­fe­ren­za prin­ci­pa­le, hanno spie­ga­to al­cu­ni la­vo­ra­to­ri di­scon­ti­nui a Ca­fé­ba­bel, è l’in­tro­du­zio­ne del­l’in­den­niz­zo in dif­fe­ri­ta. I sus­si­di di di­soc­cu­pa­zio­ne, in­fat­ti, po­tran­no es­se­re per­ce­pi­ti dal 48% dei la­vo­ra­to­ri al­me­no un mese dopo la con­clu­sio­ne del con­trat­to. Ciò com­por­te­rà la per­di­ta di una parte del sa­la­rio e un’at­te­sa che potrà pro­lun­gar­si fino a tre mesi, du­ran­te i quali gli in­ter­mit­ten­ti non per­ce­pi­ran­no al­cu­na en­tra­ta. “Il pro­ble­ma è che d’ora in avan­ti, ogni volta che smet­te­re­mo di la­vo­ra­re, verrà ap­pli­ca­ta la dif­fe­ri­ta e do­vre­mo aspet­ta­re di­ver­si mesi prima di es­se­re in­den­ni­za­ti. E se nel frat­tem­po la­vo­re­re­mo (ne avre­mo pro­prio bi­so­gno), le ore ef­fet­tua­te non sa­ran­no con­ta­bi­liz­za­te per un’in­den­ni­tà fu­tu­ra, quin­di sarà sem­pre più com­pli­ca­to ac­ce­de­re al re­gi­me degli in­ter­mit­ten­ti”, af­fer­ma Ale­xan­dre.

La mo­bi­li­ta­zio­ne è per­si­no ar­ri­va­ta a met­te­re in di­scus­sio­ne la ce­le­bra­zio­ne dei fe­sti­val di Aix-en-Pro­ven­ce e di Avi­gno­ne, ma­ni­fe­sta­zio­ni cul­tu­ra­li em­ble­ma­ti­che in Fran­cia. No­no­stan­te i co­mu­ni­cati emes­si tanto dalla di­re­zio­ne del Fe­sti­val di Avi­gno­ne quan­to dal Fes­ti­val Off di Avi­gno­ne (ini­zia­ti­va par­ral­le­la al fe­sti­val uf­fi­cia­le), at­tra­ver­so i quali si as­si­cu­ra il nor­ma­le svol­gi­men­to delle rap­pre­sen­ta­zio­ni, non pochi sono stati i col­let­ti­vi di in­ter­mit­ten­ti che hanno avan­za­to la mi­nac­cia di un scio­pe­ro di massa du­ran­te i gior­ni in cui si svol­ge il fe­sti­val, dal 4 al 27 lu­glio. “Non sap­pia­mo cosa suc­ce­de­rà. Fin’o­ra gli scio­pe­ri sono stati an­nun­cia­ti sol­tan­to con un gior­no di an­ti­ci­po, quin­di può ac­ca­de­re di tutto”, ha detto Clai­re, can­tan­te e at­tri­ce, du­ran­te l’ul­ti­ma gran­de ma­ni­fe­sta­zio­ne av­ve­nu­ta a Pa­ri­gi lo scor­so 26 giu­gno. 

Il fine ul­ti­mo del re­gi­me degli in­ter­mit­ten­ti è di ga­ran­ti­re un mi­ni­mo di si­cu­rez­za ai la­vo­ra­to­ri di un set­to­re tre­men­da­men­te in­sta­bi­le. Clai­re, per esem­pio, che so­li­ta­men­te la­vo­ra nei mu­si­cal, ci rac­con­ta che da set­tem­bre a gen­na­io il la­vo­ro non le manca ma dopo at­tra­ver­sa mesi “molto com­pli­ca­ti”, mesi in cui le ri­sul­ta estre­ma­men­te dif­fi­ci­le pa­ga­re l’af­fit­to, anche con i sus­si­di del go­ver­no. Un’o­pi­nio­ne con­di­vi­sa da Ni­co­las, col­le­ga di Ale­xan­dre: “La gente pensa che sce­glia­mo di la­vo­ra­re da in­ter­mit­ten­ti e che vo­glia­mo ap­pro­fit­ta­re del si­ste­ma, ma ti as­si­cu­ro che se mi pro­po­nes­se­ro un con­trat­to a tempo in­de­ter­mi­na­to non lo di­sde­gne­rei. Per un in­ter­mit­ten­te è molto com­pli­ca­to tro­va­re una casa in af­fit­to o ot­te­ne­re un pre­sti­to in banca. Vi­via­mo in una si­tua­zio­ne molto pre­ca­ria”.

Ef­fet­ti­va­men­te, se­con­do uno stu­dio pub­bli­ca­to da Le Pa­ri­sien, il 55% dei fran­ce­si non ha ap­pog­gia­to le ri­ven­di­ca­zio­ni degli in­ter­mit­ten­ti.  Se­con­do Ni­co­las, ciò po­treb­be es­se­re do­vu­to alla man­can­za di in­for­ma­zio­ne e ai di­scor­si ma­ni­chei del go­ver­no nello spie­ga­re le ra­gio­ni della ri­for­ma. “Ci di­co­no che il mo­ti­vo è il de­fi­cit, ma per fa­vo­re! Con­ti­nua­no a ri­pe­te­re quan­to co­stia­mo allo Stato ma non con­si­de­ra­no quan­ti soldi en­tra­no nelle casse sta­ta­li gra­zie alla cul­tu­ra ed ai lo­ca­li che ci per­met­to­no di la­vo­ra­re. Por­tia­mo più soldi di quel­lo che co­stia­mo, ma que­sto al go­ver­no non con­vie­ne dirlo”, la­men­ta Ni­co­las. I due tec­ni­ci iro­niz­za­no sul fatto che la ri­for­ma è por­ta­ta avan­ti da un go­ver­no so­cia­li­sta. “A quan­to pare la si­ni­stra è più a de­stra della stes­sa de­stra e, dav­ve­ro, non ne sanno nien­te di eco­no­mia”, ha af­fer­ma­to Ale­xan­dre.

In­sie­me ai nu­me­ro­si in­ter­mit­ten­ti, molti altri la­vo­ra­to­ri hanno ma­ni­fe­sta­to per le vie di Pa­ri­gi per­ché la ri­for­ma, sep­pur non di­ret­ta­men­te, ri­guar­da anche loro. È que­sto il caso di Lola, di­ret­tri­ce di un’or­ga­niz­za­zio­ne di spet­ta­co­li per bam­bi­ni, se­con­do la quale la si­tua­zio­ne dei la­vo­ra­to­ri in ge­ne­ra­le è mi­nac­cia­ta da tanta pre­ca­rie­tà. “Ci sono sem­pre più la­vo­ra­to­ri che fi­ni­sco­no per ab­ban­do­na­re il re­gi­me degli in­ter­mit­ten­ti per­ché non hanno più si­cu­rez­ze”, af­fer­ma la di­ret­tri­ce. “Gli ar­ti­sti che hanno più di 50 anni amano il loro la­vo­ro ma pen­sa­no anche al loro fu­tu­ro da pen­sio­na­ti così, ad un certo punto, tro­van­do­si nel bel mezzo della pre­ca­rie­tà, de­ci­do­no di la­scia­re tutto. Per noi, quin­di, di­ven­ta sem­pre più dif­fi­ci­le tro­va­re gente da as­su­me­re”. Inol­tre, la di­ret­tri­ce spie­ga che la ri­for­ma “con­tem­pla dei con­tri­bu­ti sup­ple­men­ta­ri che non erano stati pre­vi­sti nel bud­get”,  pas­san­do dal 10,8% al 12,8%. “Il bud­get viene sta­bi­li­to con un anno di an­ti­ci­po, ciò si­gni­fi­ca che la massa sa­la­ria­le co­ste­rà di più, com­pli­can­do ancor di più la si­tua­zio­ne delle pic­co­le im­pre­se”, af­fer­ma Lola. 

Tutti gli in­ter­vi­sta­ti ac­cu­sa­no il go­ver­no d’a­ver fir­ma­to la di­ret­ti­va senza aver pre­via­men­te in­stau­ra­to un dia­lo­go con i col­let­ti­vi (il sin­da­ca­to CGT, l’u­ni­co che pos­sie­de un'an­ten­na s­pe­ciale per i la­vo­ra­to­ri dello spet­ta­co­lo, non ha fir­ma­to il pro­to­col­lo nel mese di marzo) e di met­te­re len­ta­men­te fine ad un si­ste­ma, crea­to negli anni ’30, che in­dub­bia­men­te con­tri­bui­va a man­te­ne­re viva la cul­tu­ra nel paese. “[La ri­for­ma] è un modo per chiu­der­la con lo sta­tu­to degli in­ter­mit­ten­ti. Di­co­no che non lo eli­mi­ne­ran­no, ma lo stan­no di­strug­gen­do: vi potrà ac­ce­de­re sem­pre meno gente, ci sa­ran­no sem­pre meno ar­ti­sti, sem­pre meno cul­tu­ra”, pro­te­sta Ni­co­las, mo­stran­do uno stri­scio­ne, men­tre avan­za­ con i suoi col­le­ghi verso Place de la Na­tion.