Cosa pensa l'Europa del presidente Donald Trump?

Articolo pubblicato il 16 novembre 2016
Articolo pubblicato il 16 novembre 2016

I ministri degli Esteri dell'UE si sono riuniti lo scorso fine settimana per capire come reagire al risultato elettorale delle elezioni americane. Alla fine del confronto hanno comunicato di essersi accordati per un maggiore impegno comune in politica estera, sicurezza e difesa. Alcuni commentatori temono una nuova alleanza tra Washington e Mosca, con serie consequenze per l'Europa.

L'Unione europea potrebbe rimanere isolata e senza sostegno politico

Ciò che Trump sin dalla sua elezione ripete sulla Siria conferma che egli è alla ricerca di sostegno da parte di Putin. Le azioni di Assad nei confronti del proprio stesso popolo non sono di interesse per la presidenza USA. Questa è la medesima posizione di Putin, ma anche di molti dei simpatizzanti dei partiti di estrema destra in Europa. Se una stretta intesa politica con la Russia divenisse realtà ci troveremmo di fronte ad un drammatico sconvolgimento degli equilibri politici. Se Putin avesse via libera su questi temi, potrebbe continuare a mettere pressione anche militare sull'Ucraina, e replicare la stessa "strategia" con Estonia e Lettonia, paesi con una significativa presenza di cittadini russi. Se Trump metterà in atto ciò che ha promesso in campagna elettorale, in effetti niente di definito, allora per la prima volta la fragile alleanza UE si troverà da sola a navigare per il vasto mare della politica mondiale. (Articolo del 14 Novembre 2016).

De Morgen, Belgium, 14/11/2016

È giunto il tempo di una difesa comune

Si avvicina il momento in cui l'Unione europea deve ritagliarsi un ruolo forte e indipendente sulla scena politica e strategica futura. Trump e il suo programma politico, e ancor di più nelle dichiarazioni dopo il risultato del voto, restano un grosso punto interrogativo. L'aspetto più pericoloso della situazione è proprio l'imprevedibilità. Solo il tempo potrà dirci se davvero "The Donald" avrà il potere di limitare l'impegno militare statunitense nel mondo. L'industria delle armi svolge da sempre un ruolo determinante nella politica dei presidenti americani. Ma per l'Unione Europea la lista di questioni da risolvere potrebbe diventare davvero molto chiara: il disinteresse di Trump per l'Europa, l'annessione russa della Crimea da parte di Putin, Erdoğan che la tiene in scacco sulla questione migranti, la Francia e la guerra interna scatenata in Libia, proprio come USA e Gran Bretagna in Iraq e in Siria. Di fronte a tutto questo, desideriamo davvero che si ritorni a situazioni in cui ognuno metta in atto le proprie strategie nazionali? O non sarebbe davvero il tempo in cui l'unione economica continentale si assicurasse un sistema militare e di sicurezza unico e indipendente, per una reale e definitiva Unione Europea? (Articolo del 14 Novembre 2016).

Jutarnji List, Croazia, 14/11/2016

Il presidente Putin si congratula troppo presto

L'altra faccia della medaglia dell'atmosfera da giorno del giudizio tra gli ambienti più liberali russi è l'incomprensibile euforia tra l'ala più nazional-conservatrice. Essi pensano che, almeno, Putin andrà maggiormente d'accordo con la versione americana del suo amico Silvio Berlusconi. Questo potrebbe effettivamente essere vero. Ma Mosca avrà ancora tempi difficili da affrontare con la Casa Bianca in cui Trump sta per entrare. Infatti sia lui che i responsabili della sua campagna elettorale sono persone con un'ideologia fondamentalmente di destra conservatrice, di stampo reaganiano. Ed attenendosi all'idea di Reagan di mantenere la pace attraverso la forza, Trump ha già promesso di annullare i tagli alla spesa militare di 500 miliardi di dollari messi in atto di Obama.

Gazeta.ru, Russia, 14/11/2016

Il nuovo governo statunitense includerà Mosca tra le sue alleanze

La visione della leadership di Trump porta a credere che gli stati dell'Occidente industrializzato possano divenire i suoi obiettivi, considerando il fatto che stanno in qualche modo esacerbando le crisi globali (ad esempio, quella dei rifugiati) e allo stesso tempo tentennano nel contribuire finanziariamente alle contromisure. In poche parole, i nuovi Stati Uniti saranno spesso ai ferri corti con l'Europa, e saranno più probabilmente interessati ad una partnership con il Regno Unito della Brexit, la Turchia, Israele e forse più avanti con l'Arabia Saudita. Ed inoltre, diversamente dal passato, non capitaneranno l'alleanza in chiave anti-russa, ma anzi tenteranno di includere Putin attivamente. E se questo diverrà realtà non potrà essere che un vantaggio per la Turchia.

Star, Turchia, 11/11/2016

L'Europa deve pagare per la propria difesa

La dichiarazione di Trump, che egli non rischierebbe una guerra con la Russia sull'Estonia, per esempio, solleva nuovamente la questione della sicurezza collettiva nel contesto dell'Alleanza Nord Atlantica. Sì, non siamo ancora in grado di dire quanto di quello che ha detto in campagna elettorale fosse solo retorica e quanto fossero intenzioni reali. Ma quello che è chiaro è che siamo nel pieno di un'era mancante di sicurezze. Dobbiamo prepararci per un'era in cui gli Stati Uniti non garantiranno più per la nostra sicurezza come siamo finora stati abituati. La ricca Europa dovrà pagare per la propria difesa. Il caos nell'Ucraina dell'Est, la guerra civile in Siria e la crisi dei rifugiati ci obbligano ad essere autosufficienti, in questo campo.

Pravda, Slovacchia, 11/11/2016

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