Corte europea di giustizia: Chi inquina paga

Articolo pubblicato il 17 marzo 2010
Articolo pubblicato il 17 marzo 2010
Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili dell'inquinamento di Matteo Fornara e Nicola Prost Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili del problema che si verifica.
E' la Corte europea di Giustizia ad aver affermato questo principio, sulla base di un caso verificatosi nella rada di Augusta, in Sicilia vicino a Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico.

E' la Corte europea di Giustizia ad aver affermato questo principio, sulla base di un caso verificatosi nella rada di Augusta, in Sicilia vicino a Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico. Secondo la Corte, i Paesi dell'UE possono anche subordinare il diritto degli operatori ad utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti dal caso di inquinamento. La direttiva europea sulla responsabilità ambientale prevede che, per determinate attività, chi abbia provocato un danno ambientale, o una minaccia imminente di provocarlo, è considerato responsabile dell'inquinamento. Quindi, deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l'onere finanziario, secondo il principio "Chi inquina, paga". corte-giustizia-europea_art.jpgIl giudice europeo ha detto che le autorità nazionali possono imporre ad alcuni operatori delle misure di riparazione dei danni ambientali, a causa della vicinanza dei loro impianti a una zona inquinata. Il tutto senza avere preventivamente indagato sugli eventi all'origine dell'inquinamento, né avere accertato l'esistenza di un illecito in capo agli operatori e nemmeno un nesso di causalità tra questi ultimi e l'inquinamento rilevato. Occorrono tuttavia, conformemente al principio «chi inquina paga», indizi plausibili, quali la vicinanza dell'impianto dell'operatore all'inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell'esercizio della sua attività. Inoltre, l'autorità competente non è tenuta a dimostrare l'esistenza di un illecito da parte degli operatori le cui attività siano considerate all'origine del danno ambientale. Viceversa, spetta a questa autorità ricercare l'origine dell'inquinamento. L'utilizzo dei terreni di proprietà del'impresa viene concesso a condizione che essi realizzino i lavori imposti, per impedire il peggioramento della situazione ambientale oppure il ripetersi di altri danni ambientali. La Rada di Augusta è interessata da fenomeni ricorrenti di inquinamento ambientale da quando è stato realizzato il polo petrolchimico Augusta – Priolo - Melilli. Da allora, numerose imprese operanti nel settore degli idrocarburi e della petrolchimica si sono installate e succedute in questo territorio. Con una serie di provvedimenti, le autorità amministrative italiane hanno imposto alle imprese della zona diversi obblighi di riparazione dell'inquinamento accertato nel territorio di Priolo, dichiarato «sito di interesse nazionale a fini di bonifica». Le raffinerie coinvolte hanno proposto alcuni ricorsi e il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, che deve pronunciarsi su queste cause, si è rivolto alla Corte europea di giustizia.

Matteo Fornara e Nicola Prost

Rappresentanza a Milano della Commissione Europea

Foto Bert van Dijk