Copenaghen: quanto c'è di vero nella città europea dei sogni?

Articolo pubblicato il 24 maggio 2016
Articolo pubblicato il 24 maggio 2016

Copenaghen è la città dei sogni di molti giovani europei. Ma è davvero così? Abbiamo cercato di scoprirlo, chiedendo ai giovani europei che vivono questo "sogno" di raccontarci delle proprie vite e dei propri progetti per il futuro. Ottenendo solo risposte in rosa.

Copenaghen è una delle città europee più popolari per i giovani in Europa. L'alta qualità della vita, unita al fatto che l'istruzione superiore sia gratuita per i giovani provenienti dall'Unione Europea con borse di studio, benefit mensili e permessi di soggiorno studio agevolati la rende un potenziale paradiso per tutti i giovani appartenenti alla generazione Y. Ma è veramente così? Partendo da questa base apparentemente idilliaca abbiamo deciso di farvi conoscere attraverso un breve reportage fotografico i giovani che vivono in questa realtà, raccontandovi la loro vita attuale, le loro speranze ed i loro progetti per il futuro, cosa immaginano per la loro vita "da grandi". Ed abbiamo ottenuto delle risposte tutte al femminile. 

I volti

Anne-Marie, studentessa, viene dalla Repubblica Ceca. «Il mio obiettivo è probabilmente sopravvivere ai miei anni da studente senza chiedere soldi ai miei genitori. Ho una borsa di studio di 5.000 corone mensili (circa 670 euro, n.d.r.), che mi basta solo a coprire l'affitto. Ora sto lavorando in una azienda di ortofrutta, dove prendo le carote e le confeziono in buste di plastica. È un lavoro duro, ma almeno mi sto facendo i muscoli. Il lavoro dei miei sogni? Non ho bisogno di tanto denaro o cose materiali, ma deve essere qualcosa che mi renda felice e mi faccia viaggiare».

Danielle, musicista e fotografa, viene dai Paesi Bassi. «Sto studiando il greco e viaggiando in molti paesi per suonare e cantare la mia musica. Il mio sogno per il futuro è aprire un b&b per musicisti su un'isola greca, che nei miei piani è una specie di comunità ecofriendly con l'intento di aiutare l'economia greca e supportare i musicisti nella loro carriera.Vorrei continuare a viaggiare e visitare eco-villaggi in tutto il mondo, nonché stimolare lo scambio tra i diversi paesi. Se imparassimo a valorizzare quello che abbiamo, il mondo sarebbe un posto migliore».

Hala, insegnante di pianoforte, viene dalla Turchia. «Sto per iniziare un corso per diventare tatuatrice. Il mio sogno sarebbe lavorare come tatuatrice da una parte e aiutare gli animali dall'altra. Per guadagnare e mantenermi insegno pianoforte ai bambini e ai disabili».

Chiara, ricercatrice, viene dall'Italia. «Facendo ricerca ci si occupa di un campo di conoscenza molto ristretto. Di conseguenza c'è solo un ristretto numero di persone nel mondo, più o meno 15, che capiscono e conoscono quello di cui ti stai occupando, e che alla fine della fiera ti possono dare un lavoro dopo. E questo spesso vuol dire che pestare i piedi a qualcuno significa essere finiti. Per avere successo nella ricerca bisogna rinunciare alla propria vita, ed anche facendo un figlio bisogna continuare a lavorare 15 ore al giorno. Mentre finisco il progetto di ricerca con l'università sto facendo allo stesso tempo un tirocinio in una start-up. Non sono pagata, ma almeno in questo modo acquisisco competenze ed esperienza da poter utilizzare in un altro ambito, se le cose andassero male».

Celeste, studentessa, è danese. «Ogni tanto indosso occhiali scuri per proteggermi in mezzo alla gente. Sto facendo un corso di disegno e vorrei fare la designer  trasferirmi a Londra».

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei, finanziato dalla Commissione europea.