COP22: La lotta al cambiamento climatico continua

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2017

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Il cammino intrapreso per contrastare il cambiamento climatico è ancora molto lungo e il suo destino dipenderà in gran parte dai provvedimenti dei vari governi mondiali. Tuttavia, la COP22 fa ben sperare. 

Recentemente, ho visto il documentario Samuel in the Clouds, dove si racconta di un signore che lavorava in un impianto sciistico e che ogni giorno si reca al Club Alpino Boliviano sulle montagne Chacaltaya in Bolivia, per occuparsi del rifugio in cima alle Ande. Sebbene la montagna raggiunga i 5 300 metri, dal 2009 la neve è completamente scomparsa dalla cima. Samuel non demorde e continua a recarvisi imperterrito sperando che, un giorno, la neve tornerà a cadere. 

Contrastare simili consequenze è lo scopo dei negoziati internazionali sul cambiamento climatico che si tengono ogni anno dal 1995: il 18 novembre si sono conclusi quelli di quest'anno a Marrakech. Il cammino è ancora lungo e il suo destino dipenderà in gran parte dai provvimenti dei vari governi mondiali. Ma ci sono buone notizie.

Il Marocco al primo posto in Africa

Il Marocco, paese ospitante della conferenza sul cambiamento climatico di quest'anno (la COP22 a Marrakech), ha fatto innumerevoli sforzi per mostrare il suo impegno nella tutela dell'ambiente. L'anno scorso, il Marocco ha messo al bando i sacchetti di plastica, ha cominciato la sostituzione di vecchi taxi e autobus particolarmente inquinanti, ha pianificato l'ampliamento della rete dei trasporti a Casablanca e a Rabat, lanciando inoltre l'iniziativa "Adaptation of African Agriculture" a sostegno degli agricoltori locali per ridurre il cambiamento climatico. 

In onore della COP22, il Marocco ha per di più introdotto il primo city bike-sharing in tutta l'Africa che, insieme ai nuovi bus elettrici della città, fa parte di un progetto più ampio per rendere maggiormente sostenibili i mezzi pubblici nelle città marocchine. Il governo non si è fermato qui, impegnandosi ad aumentare la produzione di energia rinnovabile fino ad arrivare, nel 2030, al 52%.

E se non bastasse?

Durante la COP22, il "Climate Vulnerable Forum", un gruppo di oltre 40 paesi più vulnerabili, si è impegnato in una serie di provvidimenti improntati al futuro, tra cui una dipendenza totale dal settore del rinnovabile tra il 2030 e il 2050. 

La coalizione Under2, una serie di governi regionali uniti dalla decisioni di ridurre le emissioni almeno dell'80% entro il 2020, ha annunciato un'ulteriore espansione del progetto. Attualmente, i membri della coalizione rappresentano un terzo dell'economia mondiale e il progetto tocca circa un miliardo di persone sparse tra America del Nord, Europa, America Latina, Africa e Asia. 

Inoltre, dalla consapevolezza dell'importanza di aria pulita nelle città e di una riduzione dell'inquinamento prodotto da auto e mezzi di traspoto, paesi come Canada, Cina, Francia, Giappone, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, durante la COP22 di Marrakesh, si sono ufficialmente impegnati a estendere l'utilizzo di autobus elettrici, incitando gli altri governi a seguire il loro esempio. 

 Una svolta per le rinnovabili

Secondo fonti dell'International Energy Agency, il 2015 è stato un anno di svolta per le energie rinnovabili. Questo settore, infatti, ha prodotto più della metà di tutta l'energia mondiale, soprattutto grazie all'energie solare ed eolica, superando il consumo di carbone e diventado così la principale fonte di potenza installata al mondo. 

"Il vertice sul clima di Marrakech dimostra che la lotta al cambiamento climatico non sta arretrando in nessun modo", ha commentato Kathleen Van Brempt, vice presidente della S&D per l'ambiente e membro del Parlamento europeo per il partito belga SP-A. "Se si confronta l'elezione di Donald Trump con quella di George Bush nel 2000, ovviamente l'impatto sui negoziati ONU per il clima è totalmente diverso. Mentre nel 2000, alla COP6 dell'Aia, la comunità internazionale non era riuscita a trovare un accordo per far entrare in vigore il Protocollo di Kyoto, oggi si percepisce la volontà di reagire a livello internazionale per contrastare il potenziale disimpegno in materia degli Stati Uniti".

In seguito all'immediata ratificazione dell'accordo di Parigi sul clima, i risultati della COP22 fanno ben sperare. La vera svolta avverrà quando l'impegno assunto dai governi diventerà tangibile, trasformandosi finalmente da parole in azione.