COP21: l'accordo finale è un happy ending per il clima?

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 14 dicembre 2015

Al termine della conferenza ONU sul clima a Parigi, i 196 Stati partecipanti si sono accordati per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Questo accordo è una pietra miliare, dicono alcuni editorialisti, che salutano gli sforzi del villaggio globale. Altri criticano la mancanza di rappresentanti economici al tavolo dei negoziati e il carattere non vincolante del compromesso raggiunto.

Il miracolo di Parigi sta nell'azione volontaria

Il compromesso raggiunto a Parigi dimostra una capacità costante di negoziare secondo lo spirito del tempo, osserva il quotidiano conservatore Die Welt: «Sapersi mostrare innovativi per migliorare le proprie condizioni di vita è sempre stata l'essenza dell'umanità. Questo è vero per la scienza come per il capitalismo, naturalmente, che facilita sempre le cose. I profeti di sventura che evocavano un naufragio credono di servire la "giusta causa" ricorrendo a misure quasi totalitarie. Eppure la riflessione moderata, che aiuta a prevenire il peggio, si rivela più efficace. Ha generato una sorta di "volontà generale". Questo è il miracolo di Parigi, che sottolinea il principio di buona volontà. Invece di ricorrere a sanzioni, preferiamo fare affidamento su un auto-controllo volontario. È un segno di maturità, non di debolezza». 

Da Die Welt Germania » 14/12/2015

Il villaggio globale serra le fila

L'accordo di Parigi sul clima è promettente, scrive il giornale locale La Tribune de Genève: «Dobbiamo accogliere il quadro stabilito notando una certa mancanza sul piano degli strumenti previsti in certi campi. L'assenza di misure sui trasporti ne è un esempio. Ma i segnali sono forti e la reazione rapida di tredici costruttori di automobili a proposito delle emissioni di CO2 testimonia una reale presa di coscienza. Nel momento in cui lo pseudo-Stato islamico rappresenta una minaccia globale, il segnale di un'unione universale prende la sua piena dimensione. Nel nostro villaggio globale, dove tutti sono connessi, gli abitanti del Pianeta mostrano la loro voglia di vivere, o almeno sopravvivere, insieme». 

Da La Tribune de Genève Svizzera » 13/12/2015

Un guscio vuoto

L'accordo sul clima manca di sostanza, lamenta il quotidiano liberal-conservatore Die Presse: «Ci è stato detto che per la prima volta che i Paesi ricchi e Paesi poveri si sono impegnati a combattere il cambiamento climatico. Quella che sembra essere una buona notizia, una notizia molto buona, è purtroppo solo una mezza verità. Se è vero che a Parigi ogni Paese ha firmato, va anche detto che non era particolarmente difficile farlo. La sostanza dell'accordo di Parigi è di gran lunga troppo debole per raggiungere il proprio obiettivo: contenere il riscaldamento globale a due gradi al di sopra dei livelli pre-industriali. La differenza tra imperativo e realtà è enorme. Non si può dire che si tratta di un obbligo per la protezione del clima imposto a tutti. È proprio grazie a questo carattere non vincolante che i negoziatori hanno ottenuto un successo diplomatico di facciata. Dalla Conferenza sul clima di Copenaghen, sappiamo che ogni Paese può decidere autonomamente in che misura e in che lasso di tempo intende ridurre le proprie emissioni di gas serra».

Da Die Presse Austria » 14/12/2015

Non è ancora chiaro chi deve sostenere i sacrifici 

I partner più importanti erano assenti nei negoziati di Parigi, afferma il quotidiano liberale La Stampa: «Il tavolo delle trattative a Parigi non aveva la giusta composizione. Avrebbero dovuto esserci, da una parte, i rappresentanti dei governi e, dall'altra, quelli dell'economia: le imprese, i produttori di specifici settori, ma anche i sindacati. (...) Purtroppo, solo i governi ed il loro seguito burocratico erano presenti. Ma per assicurare la sostenibilità delle prospettive a breve termine devono tener conto di un rallentamento della crescita, a sua volta legato alla riduzione delle emissioni. (...) Chi sosterrà i costi della crescita verde? Lo ignoriamo del tutto. A Parigi nulla di preciso è stato detto su questo punto». 

Da La Stampa Italia » 13/12/2015 

Nessuno nega più il riscaldamento climatico 

Il quotidiano liberale Sme spiega qual è la differenza tra il fallimento della Conferenza sul clima di Copenaghen e l'accordo raggiunto sabato a Parigi: «I 195 Stati partecipanti hanno raggiunto un accordo che prevede di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi entro la fine del secolo; il cambiamento diventerebbe irreversibile oltre i due gradi. E più di 180 Stati hanno fissato i propri obiettivi climatici a livello nazionale. (...) Il punto più importante è che il problema del riscaldamento globale è stato riconosciuto come tale. (...) Molte cose sono cambiate dalla Conferenza di Copenaghen nel 2009. Le energie rinnovabili non sono più dei giocattolini tecnologici sovvenzionati. Esse costituiscono oggi un settore competitivo. "Ecologico" ed "economico" non sono più due termini contraddittori. Ma è soprattutto l'atteggiamento dei cittadini e dei politici nei confronti del clima che è cambiato. La domanda è se questo sviluppo sarà sufficiente affinché si possa reagire tempestivamente ai cambiamenti climatici».

Da Sme Slovacchia » 14/12/2015

_

30 paesi, 300 mezzi di comunicazione, una rassegna stampa.

La rassegna stampa euro|topics ci mostra i temi che attraversano l'Europa, riflettendo un panorama variegato di opinioni e di idee.