COP21: il clima si fa caldo

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015
Articolo pubblicato il 27 novembre 2015

La conferenza ONU sul clima inizia lunedì a Parigi. Il fatto che più di 170 Stati abbiano già promesso dei programmi nazionali di protenzione ambientale è già un successo, dicono alcuni commentatori. Altri sono critici: la riforma del settore agricolo o gli investimenti in energie rinnovabili non sempre figurano all'ordine del giorno.

La COP21 è promettente

La Conferenza mondiale sul clima sarà un successo, prevede il quotidiano di centrosinistra Tages Anzeiger: «Parigi non è come Copenhagen dove, sei anni fa, i negoziati per un nuovo trattato sul clima per il post-2020 fallirono miseramente. Ma il fallimento di Copenaghen è stata una benedizione per la politica climatica internazionale. È stato l'inizio di un cambiamento di paradigma. Sempre più spesso, si è potuto assistere ad una presa di coscienza all'interno della comunità degli Stati membri delle Nazioni unite: ovvero che degli obblighi vincolanti per ridurre i gas serra possono raggiungere un'efficacia globale, solo se tutti i Paesi ONU, ricchi o poveri, industrializzati, emergenti o in via di sviluppo, danno il loro contributo alla protezione ambientale. A Parigi, è previsto che i singoli programmi nazionali sul clima di ogni Stato siano classificati in base alle rispettive possibilità economiche e politiche. Le promesse dei 177 Stati sono sul tavolo, rappresentano cioè più del 90% delle emissioni globali. Di per sé, questo è già un successo». 

Da Tages-Anzeiger Svizzera » 27/11/2015 

Non c'è da aspettarsi una rivoluzione

A Parigi, il Pianeta dovrebbe formare un'alleanza contro il cambiamento climatico, ammonisce il quotidiano liberale Dennik N: «Il vertice di Copenhagen del 2009 è stato un fiasco. (...) Molte cose sono cambiate da allora. Si è pensato, per poco tempo, che la temperatura globale avesse cessato di aumentare. Ma gli ultimi due anni sono stati i più caldi mai registrati da quando esistono le rilevazioni meteorologici. (...) Sappiamo che molti Paesi poveri non possono portare avanti una vera lotta contro le emissioni senza l'aiuto dei Paesi più ricchi. Ma qualunque sia il problema, non dobbiamo perdere di vista la conclusione raggiunta dagli scienziati: il Pianeta, per colpa nostra, rischia la catastrofe. Ci sono anche opinioni diverse, ma gli avvertimenti (la maggioranza) non possono essere ignorati. Occorre continuare gli sforzi per fermare il riscaldamento globale legato a fattori umani. La conferenza di Parigi attesterà la nostra capacità di imparare dai nostri errori. Non possiamo aspettarci, tuttavia, un punto di svolta rivoluzionario nella lotta contro il riscaldamento globale».

Da Dennik N Slovacchia » 27/11/2015

Perché l'agricoltura incide sul clima

La COP21 di Parigi non riconosce il ruolo chiave dell'agricoltura sul riscaldamento globale, critica Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sul quotidiano di centrosinistra La Repubblica: «Il settore zootecnico, da solo, è responsabile del 14% dei gas serra. (...) Ma nelle 54 pagine del testo dei negoziati, non compaiono nemmeno una volta i termini "agricoltura", "biodiversità" e "coltivazione". L'attenzione si concentra sui settori dell'energia, dell’industria pesante, dei trasporti; si parla anche di suolo e di sicurezza alimentare, ma non si riconosce in modo esplicito il ruolo centrale del rapporto diretto fra clima, coltivazione della terra e cibo. (...) Per affrontare concretamente il problema del riscaldamento climatico, è necessario cambiare radicalmente paradigma — economico, sociale e culturale — promuovere un'agricoltura basata su pratiche agroecologiche e un sistema diverso di produzione, distribuzione e accesso al cibo».

Da La Repubblica Italia » 27/11/2015 

Natura 2.0

È il momento di investire di più nello sviluppo di nuove tecnologie per la protezione del clima, sottolinea il settimanale economico liberale The Economist: «Grazie a generose sovvenzioni, le tecnologie a bassa emissione di gas serra possono continuare ad esistere. Ma l'obiettivo dovrebbe essere quello di trovare le tecnologie di domani. Le aziende del settore energetico, a differenza ad esempio nelle aziende farmaceutiche e automobilistiche, non si aspettano grandi vantaggi dalle nuove tecnologie. E lo Stato non ha colmato abbastanza questa lacuna. Un impegno generale ad aumentare rapidamente e diversificare la spesa in ricerca e sviluppo sarebbe preferibile a qualsiasi proposta che possa essere formulata a Parigi».

Da The Economist Regno Unito » 26/11/2015 

_

30 paesi, 300 mezzi di comunicazione, una rassegna stampa.

La rassegna stampa euro|topics ci mostra i temi che attraversano l'Europa, riflettendo un panorama variegato di opinioni e di idee.