COP21: il Belgio maglia nera con il Fossil of the Day Award

Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015
Articolo pubblicato il 09 dicembre 2015

Ogni anno, durante le COP, il Climate Action Network assegna quotidianamente il "Fossil of the Day", che punta il dito contro i Paesi meno virtuosi dal punto di vista ambientale. Durante la prima giornata della COP21, il Belgio è stato insignito di tale premio, ritenuto come "l'esempio perfetto di ciò che un ricco Paese industrializzato non dovrebbe fare quando si parla di clima".

Ci si potrebbe chiedere come possa un Paese europeo in linea con le ambizioni dell'Unione in materia di clima e con un tale potenziale di energia rinnovabile, essere ridicolizzato durante le negoziazioni sul clima più importanti del decennio. Be', la risposta è ​​abbastanza semplice.

Imbrogli politici

Prima di tutto, come Wendel Trio, direttore del Climate Action Network Europe (CAN) ha dichiarato: «Negli ultimi sei anni, i leader belgi hanno discusso su come separare gli obiettivi in materia di clima e di energia tra le diverse parti del paese. La loro unica preoccupazione è quella di scaricare la responsabilità sugli altri».  In effetti, fino alla settimana scorsa, le Fiandre, Bruxelles e la Vallonia, così come il Governo federale non erano stati in grado di accordarsi sulla distribuzione degli impegni in ambito climatico per il periodo 2013-2020, anche se tali negoziati erano stati avviati nel 2009, a seguito il voto sul "Pacchetto energia e clima" da parte dell'Unione europea.

Nell’ottobre di quest'anno era stato raggiunto un accordo fra i quattro Ministri dell'ambiente, prima che questo fosse respinto da parte del Governo fiammingo e da quello federale, i quali avevano addotto come motivazione la tassazione elevata per le Fiandre.

Pertanto, il Belgio si è presentato alla COP21 sprovvisto di accordi, dimostrando ancora una volta come la complessità del suo sistema politico possa avere effetti disastrosi rispetto alla sua partecipazione a livello internazionale.

Tuttavia, con grande sorpresa venerdì scorso, il 4 dicembre, nel bel mezzo dei negoziati di Parigi, i quattro Ministri sono convenuti sulla ripartizione degli oneri per il periodo 2013-2020. L'accordo si occupa della riduzione delle emissioni di gas serra, la produzione di energia da fonti rinnovabili, la vendita all'asta dei ricavi delle quote di CO2, il sostegno finanziario per il clima, consentendo al Belgio di avere una visione più chiara di ciò che verrà in seguito.

Mancanza di impegno

Tuttavia, il Belgio è stato nominato Fossil of the Day dal CAN anche a causa della mancanza di impegno in termini di politica climatica ambiziosa.

Infatti, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, il Belgio è uno dei pochi Paesi europei che rischiano di non raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2020, e ciò lo rende uno dei peggiori studenti della scuola europea.

Inoltre, il Belgio è lontano rispetto ai parametri richiesti alle nazioni europee per quanto riguarda il sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo per adattarsi alle conseguenze derivanti dal cambiamento climatico.

All'inizio della COP21, il Primo ministro belga Charles Michel, si è impegnato a destinare 50 milioni di euro l'anno fino al 2020 ai paesi in via di sviluppo, anche se questo rappresenta lo stesso identico importo che il Governo si era impegnato a erogare nel 2009 a Copenaghen. Pertanto, non vi è alcun segnale di una maggiore partecipazione ai finanziamenti per il clima. Inoltre, tale dato emerge dal bilancio nazionale per gli aiuti esteri, che è già ridotto di anno in anno, rendendo discutibile la fattibilità e la coerenza di tale decisione.

Infine, il Belgio sembra piuttosto restìo a salire sul treno delle energie rinnovabili. Mentre la maggior parte dei suoi omologhi europei stanno mostrando il proprio impegno, aumentando considerevolmente la loro quota di energia rinnovabile prodotta, il Governo belga ha appena deciso di prolungare la vita dei reattori nucleari Doel 1 e 2, il cui funzionamento era stato sospeso in seguito a problemi legati alla sicurezza.

Questa decisione, che prevede il raggiungimento di una quota di energie rinnovabili entro il 2020 pari solo al 13% di quanto richiesto, potrebbe destare qualche sorpresa se si considera che il Belgio ha un potenziale significativo per quanto riguarda le energie rinnovabili, in particolare l'energia eolica in mare aperto. Seguendo la linea di pensiero del CAN «non si sta andando avanti, si sta tornando indietro».