Continua nelle pagine di un libro l’avventura di Akmed, il ragazzino arrivato a piedi dall’Afganistan alla Piramide Cestia

Articolo pubblicato il 15 marzo 2011
Articolo pubblicato il 15 marzo 2011
Le storie de “La città di Asterix” hanno traslocato dal web alla carta stampata e sono diventate un libro. A oltre due anni dal reportage dedicato a questa vicenda, Cafebabel.com è andato a vedere che cosa è accaduto ad Akmed e a Carlotta Mismetti Capua.

idi Tiziana Sforza

Ricordate la storia di Akmed, il ragazzino arrivato a piedi dall’Afganistan alla Piramide Cestia una sera fredda e piovosa del dicembre 2008, mentre il Tevere stava per esondare?

Tutto comincia sull’autobus 175, un bus arancione diretto alla Piramide.

In realtà comincia molto prima. “A Tagab, un paese sulle montagne dell'Afghanistan al confine con l'Iran, che su Google Maps, se lo cercate, sta a 4950 chilometri da Roma. Tagab, sempre se lo cercate, sono venti case, dieci mucche, tre strade, e il resto è fame, freddo e paura: a Tagab la gente scompare, da decenni qualcuno ci traffica l'oppio. Da mesi qualcuno ci traffica anche i bambini” scrive Carlotta Mismetti Capua sul gruppo Facebook “La città di Asterix” fondato nel dicembre 2008. E’ stato ed è tuttora il diario delle peripezie della giornalista romana che quella sera ha deciso di squarciare il muro dell’indifferenza e di rivolgere la parola a quattro ragazzini afgani sull’autobus.

                                                        Foto - Campo profughi afgani, Roma Ostiense 2007

Perché si sono incontrati proprio vicino alla Piramide Cestia? Molto probabilmente perché Akmed e i suoi amici, appena arrivati in Italia dopo un lunghissimo viaggio a piedi percorrendo 5000 chilometri in quattro mesi, stavano andando all’Air Terminal della stazione Ostiense, a pochi passi da dove è avvenuto l’incontro.

All’Air Terminal per vari mesi ci sono state le tende e i bivacchi dei profughi afgani arrivati in Italia per chiedere asilo o solo come stazione intermedia per raggiungere i loro connazionali in altre zone d’Europa. Il loro percorso è noto: a piedi in Afghanistan, Iran e Turchia; in Grecia stipati in cento a bordo di un tir; in nave fino a Bari e, da lì, un treno qualunque verso Roma.

Gli afgani risultano una delle principali popolazioni richiedenti asilo in Italia, in particolare a partire dal 2008. L’85% di loro ricevono la protezione internazionale, ma solo il 9% pensa che sia possibile una reale integrazione nel tessuto sociale del paese. E’ quanto emerge dalla “Ricerca sullo stato d’accoglienza dei richiedenti asilo afghani a Roma”, presentata nell’aprile del 2010 e realizzata dai giovani universitari della Lega Italiana per i Diritti Umani (Lidu) su un campione di 95 richiedenti asilo e rifugiati provenienti dall’Afganistan, ospitati in sei centri di accoglienza a Roma.

Lo studio spiega anche che, una volta arrivati in Italia, gli afghani (spesso giovanissimi come Akmed) non vengono in contatto con le istituzioni preposte all’accoglienza ma tendono ad affidarsi ai connazionali da cui ricevono le prime informazioni sul diritto d’asilo. In oltre la metà dei casi non ricevono alcun supporto legale nella compilazione della domanda di protezione internazionale.

Ma torniamo alla sera del fatidico incontro: ne succedono di tutti i colori. Carlotta parla con i ragazzi, cerca di capire da dove vengono, come sono arrivati fin là, dove dormiranno. Cerca di "sistemarli" alla Caritas, ma senza successo. Telefona a una marea di amici per avere consigli legali e supporto psicologico. Ma la burocrazia complica tutto, e non resta che lasciarli da soli quella notte dando loro appuntamento per il giorno dopo. La mattina seguente ne ritrova solo uno, Akmed. Il resto della storia è avvincente e si dipana fra centri di accoglienza, corridoi della commissariato, poliziotti che applicano pedissequamente la “procedura”, una cena in pizzeria con il cantante Daniele Silvestri, feste di compleanno a base di tiramisù e tanto altro ancora.

Questa è una storia crossmediale: “La città di Asterix” nasce su Facebook e diventa pian piano un gruppo di narrazione e di attivismo - “journalism citizen”  lo definisce Carlotta. E’ uno storytelling sul blog http://lacittadiasterix.blogspot.com/.

Nel 2010 vince il Premio Ischia del Giornalismo Social Media. Nel settembre 2009, al Women’s Fiction Festival di Matera, diventa un ebook per i ragazzi delle scuole medie. Il group trailer si aggiudica il primo posto al Rome Fiction Fest. Nel febbraio 2011 l’editore Piemme pubblica il libro tratto da questa storia “Come due stelle nel mare” (da un verso del poeta Machado). Il materiale è disponibile sotto la licenza Creative Commons.

Il 9 marzo 2011, in occasione di una presentazione del libro, la saletta della Feltrinelli romana di via Vittorio Emanuele Orlando è stracolma. Tutti lì per sapere che cosa ne è stato di Akmed e dei suoi amici. Tutti lì per vedere che faccia ha Carlotta Mismetti Capua, una che si definiva “cittadina” quando chiamava il commissariato per avere notizie di Akmed e proprio per questo appellativo destava sospetto nei suoi interlocutori. “Cittadina” suonava strano e inconsueto, “benefattrice” aveva già più senso per chi le rispondeva al telefono…

“Tutti considerano eccezionale ciò che ho fatto quella sera sull’autobus 175, ma secondo me alla base c’era un impulso di natura neuro-elettrica: l’istinto di fare del bene all’altro - racconta Carlotta - la gente aveva creato intorno a quei ragazzi un vuoto che mi indispettiva. Io ho rotto una regola non scritta e ho parlato, ho chiesto loro chi erano e da dove venivano. Questa non è una storia eccezionale: ogni anno, come Akmed, arrivano in Italia fra i 6000 e gli 8000 minori non accompagnati”. Ora Akmed va a scuola a Pesaro e ha una famiglia che si prende cura di lui. Telefona regolarmente “a zia Carlotta” e nei temi in classe scrive quanto sia importante per lui andare a scuola e imparare.

Carlotta ha concluso la presentazione del libro con un appello di strettissima attualità: “In questi giorni l’Italia festeggia il 150mo anniversario dell’Unità. A questa unità siamo arrivati in ritardo, rispetto ad altri paesi. E’ uno dei nostri tanti ritardi... Per recuperarlo, magari ognuno di noi potrebbe farsi una chiacchierata con gli stranieri che popolano le nostre vite e con cui magari non abbiamo mai parlato prima d’ora. Quando si fanno le cose con passione accadono prodigi”.

                                                                 La città di Asterix a fumetto