Consumatori di tutta Europa, unitevi

Articolo pubblicato il 18 luglio 2005
Articolo pubblicato il 18 luglio 2005

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Negli anni del Mercato Unico e della libera concorrenza si rende fondamentale un’organizzazione capace di garantire i diritti dei consumatori su scala trasnazionale. E all’Ue spetta il compito di armonizzare.

«Consumatori di tutto il mondo, unitevi!». Magari l’avrebbe concluso così Marx il suo Manifesto se, anziché nel 1874, l’avesse scritto ai giorni nostri. Come i diritti dei lavoratori erano una priorità per gli operai della prima industria ottocentesca, così quelli dei consumatori lo sono per i cittadini di oggi. Infatti la gamma dei diritti individuali è in espansione quanto le possibilità che la realtà odierna offre.

Dall’industrializzazione all’e-commerce

Il proletariato era stato la vera forza della Seconda Rivoluzione industriale: erano stati gli operai a consentire l’affermazione dell’industria, a essere protagonisti della nascita delle metropoli, e ancora a vivere i cambiamenti socioculturali lottando per i propri diritti.

E oggi? Negli anni Duemila la situazione è nettamente diversa: è il consumo – più quello dei servizi che di merci – il vero motore. È il Terziario il settore indispensabile: trainante più di un’industria in crisi da oltre vent’anni un po’ ovunque, necessario alla vita quotidiana. Questa è l’era della globalizzazione: quella in cui può capitare a un italiano di comprare una macchina fotografica digitale giapponese mentre è in vacanza in Spagna, a un tedesco di investire in azioni di una multinazionale americana che ha la produzione in Cina o a un inglese che lavora in Svezia di acquistare con una carta di credito di quel paese un biglietto aereo di una compagnia tedesca. Ed è lì che, spesso, iniziano i problemi.

Ma alla frontiera franco-tedesca c’è chi ci sta lavorando

Qualcosa in questa direzione si muove già da un po’. E, grazie al sostegno dell’Unione europea, ormai ogni Paese dispone di un Centro o un’Associazione dei Consumatori a cui i cittadini possono rivolgersi per questioni non necessariamente legate al proprio territorio nazionale. Tra questi spicca l’Euro-Info-Consommateurs un’associazione francotedesca sita nella cittadina tedesca di Kehl – alla frontiera con la Francia – che dal 1993 si preoccupa di informare e consigliare i consumatori di questa regione vicina all’Alsazia, dando anche aiuti concreti in caso di procedimenti giuridici trasnazionali. L’associazione è dal gennaio 2005 il Centro Europeo dei Consumatori per la Francia: in totale sono oltre 75mila le domande trattate dalla sua creazione ad oggi. Ma di che cosa si occupa un centro di questo genere? Al Centro di Strasburgo «interessa formare gli attori del consumo sensibilizzandoli alle problematiche transnazionali, anche per questo osserviamo e trasmettiamo regolarmente rapporti sull’applicazione del diritto comunitario in favore dei consumatori e statistiche sulla situazione attuale», dichiara Christian Tirou, l’esperto giuridico dell’Euro-Info-Consommateurs .

Centri di questo genere sono necessari perché le organizzazioni nazionali non sono in grado di far fronte ai bisogni attuali. Precisa Tirou: «la mobilità dei cittadini europei, l’apertura delle frontiere e la concorrenza sempre più stretta rendono indispensabile un approccio più internazionale alla questione del consumo». Il Centro quindi pubblica brochure e consigli per chi intende acquistare una casa all’estero o per chi invece vi si reca per ricevere cure mediche, ma anche per chi deve sporgere denuncia o chiedere rimborso dopo aver comprato da una compagnia straniera un biglietto aereo inutilizzato per over-booking o un oggetto elettronico rotto ma ancora in garanzia. Infatti districarsi tra direttive nazionali ed europee, procedimenti e lingue diversi non è affatto facile

La giungla dell’euroconsumatore, settore per settore

E l’Unione europea che ruolo ha? Se la Commissione partecipa al sostentamento dei centri europei per i consumatori e il Parlamento provvede con direttive e leggi, si può dire che «l’Unione ha il ruolo di armonizzare sia l’operato dei vari centri del territorio che le condizioni nelle quali il cittadino-consumatore si trova ad agire», come sottolinea Tirou.

Insomma: una macchina internazionale è in moto per difendere i diritti dei consumatori. Molto rispetto a una decina di anni fa è stato fatto, ma molto resta da fare. Ma quali sono i settori in cui i consumatori europei sono più tutelati e quali meno? È sempre Tirou a rispondere: «attualmente si sono raggiunti ottimi risultati per le transazioni finanziarie transnazionali che hanno costi più equi e condizioni più chiare. L’ambito più difficoltoso resta quello delle procedure giuridiche: ancora troppo complesse e spesso troppo lente. Il commercio elettronico è un altro settore critico: a regolarlo non esistono ancora normative esaurienti ma il suo sempre maggiore successo fa sì che sia al centro dell’interesse anche da parte di chi deve elaborare regolamenti e procedure per la difesa dei diritti dei consumatori».

In definitiva la giungla degli ostacoli e dei regolamenti con cui i consumatori devono fare i conti si infittisce con l’ingrandirsi del mercato e con il moltiplicarsi delle sfaccettature dell’economia. Difendersi a livello transnazionale è importante quanto lo è stato per i marxisti dell’Ottocento affermare i propri diritti di proletariato internazionalmente.