Connected Walls: tra le mura

Articolo pubblicato il 10 novembre 2014
Articolo pubblicato il 10 novembre 2014

Connected Walls è un progetto, un po' folle, che vi permette di abbattere virtualmente i 41 muri che separano ancora le popolazioni nel mondo. Elaborato attraverso una piattaforma interattiva, il documentario online proporrà dal 9 novembre un'immersione nella realtà delle frontiere fortificate. Sébastien Wielemans, il documentarista all'origine del progetto, ne spiega i punti principali.

cafébabel: Come sei arrivato a interessarti alla questione delle mura di frontiera?

Sébastien Wielemans: Nel 2008 ho realizzato un progetto con TV5 Monde Canada per il quale sono dovuto partire con lo zaino per girare brevi documentari. Durante quel progetto ho realizzato un episodio sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico. È stato allora che mi sono trovato per la prima volta davanti a un muro di frontiera. Successivamente, sono stato in Israele, a Ceuta... Anche se ogni muro è diverso, sono partito della constatazione che non portano mai al dialogo, ma piuttosto sollevano pregiudizi che non fanno che aumentare la paura dell'altro.

cafébabel: perché il documentario online è stato il mezzo migliore per dar forma al progetto?

Sébastien Wielemans: Sinceramente, per quel che riguarda la maggior parte dei documentari online, mi rompo già dopo cinque minuti. Li trovo troppo complicati. Ho però deciso di usare questo formato perché sono convinto che internet in generale e i social network in particolare permettano la creazione di percorsi di dialogo. Allo stesso tempo, il lavoro di documentarista mi ha insegnato che i nostri film erano generalmente diffusi a livello locale, attraverso un canale nazionale. Con internet e le sue possibilità di diffusione, possiamo superare i confini, arrivare al pubblico messicano, marocchino, spagnolo...

cafébabel: E cosa speri di offrire agli internauti?

Sébastien Wielemans: Per prima cosa, una visione quasi live sulla realtà delle frontiere, in particolare tra Messico e Stati Uniti e tra Spagna e Marocco. Inoltre offriremo la possibilità agli utenti di incontrare altre persone. Dopo aver visto il documentario, sarà possibile rispondere a un quiz. Se più del 50% delle risposte corrisponderanno a quelle di un altro internauta, sarà possibile metterli in contatto.

cafébabel: E poi cosa succederà?

Sébastien Wielemans: Qui ci sarà tutto il dibattito. Noi non facciamo altro che aprire le porte e permettere a una persona di incontrarne un'altra al di là del muro.  

cafébabel: Cosa cambieranno i documentari?

Sébastien Wielemans: I realizzatori che si trovano in prossimità delle frontiere dovranno darsi da fare a proposito delle tematiche che gli verranno imposte dai voti degli internauti. L'interesse di un documentario online è anche questo: l'interattività, che permetta agli utenti di influenzare il corso di una storia.

cafébabel: Qual è la tua opinione sui 41 muri che separano ancora le popolazioni di tutto il mondo?

Sébastien Wielemans: Come chiunque altro, mi spaventano. Poi, è estremamente complesso. Non sono un esperto. Osservo e provo delle cose, ma non faccio che aprire percorsi di riflessione. Non soltanto un attivista, parto dalla semplice costatazione che quando ti trovi di fronte un muro, questo non ti spinge ad andare a vedere cosa c'è dietro.  

cafébabel: Il progetto sarà simbolicamente lanciato il 9 novembre, che ricordo conservi della caduta del Muro di Berlino? 

Sébastien Wielemans: (Ride). Non molto, avevo otto anni. Invece ho vissuto a Berlino e ho comunque visto le tracce del muro. La cosa pià allucinante quando parli con i berlinesi, è che ti dicono «lo vediamo sui volti, quelli che hanno vissuto a Berlino Est e quelli che hanno vissuto a Berlino Ovest». Questo va attenuandosi con il passare degli anni, ma hai comunque l'impressione che l'avvenimento rimanga ancora molto nelle coscienze e anche in certe abitudini. Non si scorda facilmente.

cafébabel è partner del progetto Connected Walls. Partecipa al progetto a partire dal 9 novembre su questa pagina.