Con il taxi per Chisinau

Articolo pubblicato il 20 agosto 2007
Articolo pubblicato il 20 agosto 2007

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Ad Occidente inizia l’Unione Europea, ad Est il resto del mondo. Un giro in taxi per la capitale della Moldavia.

Sono le 21 di un sabato sera, Chisinau. Non appena arriva il taxi mi siedo, per precauzione, nel sedile posteriore. Alla guida un personaggio sulla quarantina, corporatura massiccia e pelle bronzea. «Ciao! Mi chiamo Ghena» si presenta sogghignando. «Oggi ti mostro come si guida in Moldavia.» I nostri sguardi si incrociano nello specchietto retrovisore. Sorrido gentilmente. «Nessuno si attiene alle regole» dice Ghena con tono trionfale. Poi si tampona la fronte con un fazzoletto. Fuori ci sono quasi 40 gradi. «Facciamo finta di essere al Polo Nord» propone, non appena ci buttiamo nel traffico notturno di Chisinau.

Da agente segreto a taxista

Da un anno e mezzo Ghena è taxista, ma solo come antidoto contro la noia, sostiene. Infatti sarebbe un pensionato. «Tempo addietro ero nella polizia». Si guarda attorno, indeciso se continuare a svelarmi il suo passato. Ma il suo orgoglio lo tradisce: «Ero membro di Omon, una milizia speciale anti-terrorismo». Alla rotonda svolta. Si dirige verso Telecentru, un quartiere a sud del centro cittadino per mostrarmi le ville che lì sono state costruite. Nel tragitto parliamo del mondo del taxi a Chisinau. Ci sono diverse ditte in città, che si fanno concorrenza sulla grandezza e la qualità della vettura. Il costo per il passeggero dipende dal tipo di auto e dal tragitto. Una tratta breve costa meno di una lunga e viaggiare su un auto nuova è più caro che farlo su una vecchia. Per muoversi all’interno dei quartieri cittadini la tariffa è circa un euro. Con 10 euro si arriva fino al fiume Nistro, confine naturale con la regione separatista della Transnistria.

Una periferia spettrale

Raggiungiamo Telecentru. I nuovi edifici del quartiere scompaiono protetti dietro enormi cancelli di metallo. Il taxi procede a stento e lentamente su queste strade sterrate. In un angolo qualcuno ha piantato delle rose. Attorno, sacchi di sabbia uno sopra l’altro. «Presto qui sarà tutto asfaltato» spiega Ghena con fare perspicace. La Moldavia è il Paese più povero d’Europa, con il salario medio che arriva a malapena a 100 euro mensili.

Allo stesso tempo i prezzi degli immobili non sono tanto più bassi rispetto all’Occidente. Ma per chi sono state costruite queste ville? Ghena risponde in un lampo. Qui vivono diplomatici e impiegati delle organizzazioni internazionali. La maggioranza degli abitanti di Chisinau non trae vantaggio dal boom edilizio ma Ghena non sembra preoccuparsene. È comunque contento perché «almeno qui qualcosa si muove». Ci spostiamo su Boulevardul Dacia. A sentire Ghena questa è la strada più lunga d’Europa. Porta fuori dalla città, fino all’aeroporto per arrivare poi a toccare tutti i villaggi esterni. Grandi cartelloni pubblicitari vegliano sul traffico stradale. Non ci sono lampioni, solo i fari delle auto illuminano la strada. A bordo carreggiata, alcuni giovani hanno acceso il fuoco in un accampamento. Tutto è spettrale e sporco e si vedono le tracce dei moldavi che hanno lavorato qui, lontani dai loro cantieri, come quelli vista da Ghena poco fa a Telecentru. Gli chiedo cosa pensa dello sviluppo economico in Moldavia e subito ricevo un’alzata di spalle in risposta. «Tempo fa, uno doveva aspettare anche 20 anni per ricevere un auto nuova. Oggi questi problemi non si pongono nemmeno più. Uno l’auto se la compra.» Ma l’auto da sola non fa la felicità delle persone. Ghena spera che l’Occidente investa nel suo Paese per migliorarne il futuro, in particolare per comprare vino moldavo. C’è una buona tradizione in questo campo e la Moldavia potrebbe diventare competitiva. Ghena si volta verso di me e mi chiede se vogliamo bere qualcosa insieme. «In un bar potresti avere un tavolo. Non puoi scrivere bene seduta là dietro.» Continuiamo il giro, diretti di nuovo verso il centro.

Romania, che invidia!

Chiedo perché gli investitori europei dovrebbero essere interessati alla Moldavia. La risposta di Ghena è ottimista. Vede il suo Paese come un potenziale membro dell’Unione Europea. Ne è convinto. «Con un po’ di aiuto possiamo soddisfare i criteri di ammissione. Per quale ragione non potremmo fare quello che ha fatto la Romania?» Una volta la stessa Moldavia era parte della Romania. Le grandi ambizioni della vecchia madrepatria rendono spesso i moldavi frustrati perché ambiscono a tenere il passo dei rumeni. E da Bucarest si aspettano anche solidarietà concreta. «In caso contrario nessun altro ci darà una mano», conclude Ghena. Considera la candidatura del suo Paese per l’ingresso nell’Unione anche un forte segnale verso la Russia, perché una scelta chiara per l’Ue sarebbe percepita come una scelta contro la Russia.

Dopo due ore il nostro viaggio giunge al termine. Ci dirigiamo verso una fermata dell’autobus quando improvvisamente vicino a noi, un esplosione. Fiamme e fumo raggiungono il cielo. Prima che possa obiettare qualcosa Ghena si è già mosso per vedere cosa succede. Non appena ci avviciniamo un gruppetto di giovani si è raccolto di fronte ad un ristorante. Ci fanno segno che è tutto a posto e si rallegrano per un fuoco d’artificio mal funzionante. Intanto Ghena sta già discutendo con uno del gruppo per la prossima corsa.