Comunichiamo di più, consumiamo di meno

Articolo pubblicato il 04 novembre 2016
Articolo pubblicato il 04 novembre 2016

Sono nato nella società costruita sulla polarità tra il “morto di fame” e “l’uomo da un milione di dollari”. Una società che non mi appartiene.

Chissà se oggi Olga è felice, se Said sorride come sempre, se Loris è arrabbiato. Chissà se oggi piove in “casa”, se i gatti stanno bene, se il nostro nuovo amico Dilip Cumar ha trovato lavoro o invece sta in mezzo ad una strada.

Chissà se esistono ancora les lendemains qui chantent.

I media principali dicono che in Europa cresce la fobia dei poveri e dei migranti. La classe media schiacciata dalla crisi non riesce a confrontarsi con uno dei più grandi fenomeni del nostro tempo. Non  sappiamo guardare negli occhi la realtà, continuiamo a fingere, a voltar le spalle a ciò che vediamo tutti i giorni.

Un autre monde est possible et même nécessaire”.

Siamo coscienti della necessità del cambiamento, ma non capiamo da dove cominciare. Sappiamo che il sistema in cui viviamo è imploso, conosciamo le diseguaglianze, abbiamo paura. Rispondiamo guardando in faccia il timore, perché nella vita vince solo chi ha il coraggio di confrontarsi con la contraddittorietà dell’esistenza. Anzi, non vince proprio nessuno, cambiamo logica.

Smettiamo di sognare di essere degli “arrivati”, limitiamo i nostri consumi a quel che serve, doniamo ciò che abbiamo in eccesso. Usciamo dalla falsa necessità del “far girare l’economia”, sfruttando tutto, anche la terra che ci ospita. Non beviamo la Cola Cola, non mangiamo da McDonalds, non compriamo prodotti Monsanto, non disprezziamo chi non ce la fa. Tanto c’è sempre qualcuno con qualità migliori o peggiori delle nostre. Anzi no, cambiamo logica, qualità differenti.

Parliamo con una persona prima di sapere chi è, che lavoro fa, dove abita. Perché ci sono mendicanti poliglotti, gentili, laureati, sensibili, cattivi, antipatici, espansivi. Perché ci sono parlamentari analfabeti, giusti, corrotti, simpatici, ladri. Perché di quasi nessuno conosciamo la storia per poterla giudicare. Molte volte non conosciamo nemmeno la nostra.

Possiamo fare tanto. Che sollievo, che bello.

Tuttavia  la società per come è strutturata porta molti, giovani e non, alla depressione e al sentimento di impotenza e di inadeguatezza. E la società dei vincenti, o sei il primo o non vali nulla. Io mi rifiuto di avere una reazione del genere, voglio lottare per cercare e trovare una way out. Voglio sognare in grande e agire in piccolo. Non mi rassegnerò mai.

Sono nato nella società della comunicazione strumentale finalizzata al profitto, in un sistema di “valori” condiviso che disprezza la gratuità della vita, dell’attimo fuggente. Una  società costruita sulla polarità tra il “morto di fame” e “l’uomo da un milione di dollari”. Una società che non mi appartiene.