Compilèsciòn: De B(ord)ello Gogollico*

Articolo pubblicato il 11 marzo 2016
Articolo pubblicato il 11 marzo 2016

*parafrasando il titolo della celeberrima opera di Cesare Cremonini sui combattimenti tra galli, la proposta di oggi è un'antologia di brani della band multicultural (oooh oooh oooh o oh), multiracial (oooh oooh oooh o oh) e molto gitana capitanata da Eugene Hutz. Vino, carovane, punk, polvere, vodka, emigrazione, bestemmie e tanta voglia di "pensare localmente ma fottere globalmente".

I Gogol Bordello sono un'istituzione per chi ama i concerti a base di vino in plastique (mmm Morellino di San Marzano!) e lividi. Niente è più pericoloso del ballare a braccetto con una hippie ubriaca proiettata in un girotondo alcolico*: i live di questa orchestrina gitana si trasformano in balli tribali sfrenati, degni del peggior (miglior?) baccanale, circle pits ebbri e rallentati si formano qua e là nella platea, composta per lo più dai peggiori ubriaconi, fattòni, zingari e barboni della terra. "Zingari e barboni" non vuole essere un binomio offensivo ma un invito al nomadismo e al boicottaggio della Gillette.

*il girotondo alcolico consiste in un semplice girotondo dove ogni volta che passi dal "via" ti devi buttare giù una sorsata di vino e saliva altrui. Senza lamentarti sennò sei razzista. O Michaela Biancofiore.

"Sally era una quindicenne del Nebraska. Gli zingari passarono dal suo piccolo paese e lasciarono cadere qualcosa a terra. Lei lo raccolse. La rivoluzione culturale iniziò così."

Con i versi di apertura del loro capolavoro, Gipsy Punks Underdog World Strike (2005, Side One Dummy), Eugene Hutz chiarisce l'etica e la poetica del gipsy-punk, costola della world-music sporca di polvere e imbevuta di vodka: girare il mondo diffondendo un messaggio di rottura, punk nella sua declinazione più pura, contro la prestabilita e immutabile società occidentale.

"Sono il re vagabondo, non mi fermo mai. Lasciami andare, lasciami scappare. Per il mondo abbatto cartelli stradali, perché ho visto una nuova storia dei tempi. Dadadadada dadadadada eeeeeee oh!"

Questa filosofia è stata codificata dopo un pellegrinaggio iniziato nell'88 nella nativa Chernobyl (sì, quella di Godzilla) e conclusosi quattro anni dopo a New York, via Italia, Polonia, Ungheria e Austria. Lo spirito gitano è stato spinto dai fumi nucleari oltre i Carpazi, le Alpi e la provincia laziale per contaminare gli americani a suon di violini e fisarmoniche. Il disco li lancia sulla scena mainstream, iniziano a calcare i grandi palchi dopo quattro dischi passati in sordina creandosi un nutrito clan di aficionados. Ma quanto è bella questa storia? Quanto sarebbe bello se continuasse con loro che fanno un sacco di soldi?

Ecco, nel 2010, quando esce Trans Continental Hustle (American-Universal), i Gogol Bordello sono diventati un gruppo affermatissimo e conosciuto. Non hanno più la cattiveria dei tempi di East Infection (2005, EP) ma è fisiologico. Sono pieni di soldi, ma pieni tipo i rom che rubano il rame e ci fanno le armature medievali da rivendere a Lucca Comics. Continuano a sfornare dischi (11 in 20 anni di carriera, mica come i Tool) che permette loro di girare il mondo con i loro live scanzonati e di far innamorare Madonna.

Questo disco, il primo pubblicato da una major (la American di Rick Rubin, quella che ha prodotto l'ultimo Johnny Cash e i System Of A Down tanto per citarne due) rappresenta il raggiungimento di uno steady-state per quanto riguarda la somministrazione di punk gitano alle masse. Si sono un po' calmati, almeno in studio. E' influenzato dalle sonorità sudamericane ascoltate da Hutz dopo il suo trasloco in Brasile che smorzano il balkan dei precedenti lavori. Tendenza che verrà confermato dal successivo Pura Vida Conspiracy del 2013, per la Ato Records.

Tre anni prima di Trans Continental Hustle era invece uscito Super Taranta! (Side One Dummy): il successo di pubblico e critica unanime, veicolato dalla straripante Wonderlust King, li aveva spinti sui maggiori palchi del pianeta (Coachella, Zsiget, Glastonbury). Un omaggio alle sonorità popolari europee rimescolato con spruzzate di Santa Madre Russia, Ecuador, Cina e Etiopia. Ci sono ben due tarantelle, per ricordarci quanto ci vogliano bene.

"Non sono più i Gogol di una volta", sarebbe venuto da dire all'epoca. Eugene infatti presta la sua voce per l'inno degli Europei di Calcio 2008 (organizzati da Polonia e Ucraina per l'appunto) e per uno spot della Coca-Cola. Ma io ho visto quegli Europei di calcio e tu spesso bevi Cubani tagliati con il succo di capitalismo. Alla facciaccia di Fidel e della Fidel-Cola dell'Esselunga. 

La forza trascinante di questo gruppo straripa soprattutto durante i live. Ho avuto il piacere di spezzarmi la schiena durante un loro concerto a Firenze tanto tempo fa. Quella volta trafugammo una decina di poster bellissimi, avanzati e mal riposti dall'organizzazione dentro ad un casottino della Fortezza da Basso durante la Festa Democratica (han suonato per il PD, 'sti fasci!). Sapevo che mi sarebbero stati utili nel futuro. Continuo a regalarne uno ogni tanto quando mi dimentico dei compleanni degli amici.

Il video qui sopra è estratto da Axis Mundi, unico doppio cd+dvd live della band. Rende abbastanza l'idea? Lui che, dopo il terzo minuto, sale sui palchetti a limonarsi tutto sudato una fan ? Qui il link per il concerto completo. Si suda anche da seduti.

In un'intervista a Repubblica, Hutz dichiara che "per noi l'Italia è come i paesi sudamericani o dell'Europa dell'Est". Grazie Eugenio.

L'istrionico leader della band ha un legame molto stretto con il nostro paese, avendo vissuto per qualche tempo tra Palestrina e Santa Marinella (da qualche parte nel Lazio dice Wikipedia) e dedicando loro una dolcissima canzone con ritornello cantato in un italiano ermetico e raffinato. Durante uno degli ultimi tour europei ha dichiarato di essere "dispiaciuto per non essere passato da Napoli che, come Odessa, Rio, New Orleans, è una città portale, l'internet dei tempi passati. Lì ci si confronta con informazioni e culture del resto del mondo. Ha un fascino perverso e irresistibile."

Alla facc' 'r cazz'. Difficile per un italiano fare un complimento del genere alla capitale partenopea. Ci voleva uno zinghero.

Il fedele pubblico della band niùiorchèse, sebbene nessuno dei componenti ci sia realmente nato in quel buco di cultura, ha compreso la violenta bellezza del crogiolo gipsy-punk proveniente dai Carpazi. Quest'estate, se voleste sudare per bene, torneranno in Italia con due date: il 2 Luglio a Parabiago, apparentemente vicino Milano, e a Trento, in Trentino, il 33. No, dai, sul serio trotterelloni, il 5. Come Goran Bregovic, i Gogol sono molto affezionati al nostro pubblico e con cadenza regolare riescono a farci ballare storti.

"Immaginate la nostra Regione, dove ci sono tante ragazze belle, bionde e cristianissime che si trovano invase da giovani mossi talvolta dagli ormoni". Ecco, il concerto dei Gogol Bordello potrebbe curare queste povere ragazzuole dalle bionde trecce, gli occhi azzurri e buoi. Michaela Biancofiore, facci un pensiero. Non far la bella che non balla. Muller-Thurgau a garganella e via a ballare con i rastoni pieni di pulci e AIDS (AttitudineInnataDelloScopareperterradopoaverriversatolebriciole).

"Non c'è alcun salvatore pronto a discendere dal cielo e, in ogni caso, l'illuminazione non proviene mai da chi porta una corona. L'illuminazione più importante è questa: sei tu l'unica luce che ci sia, amico mio"

Giù le lacrime dagli occhi, rigoletto di vino che scende dalle commessure labiali annerite e maglietta sudata in sette punti diversi come Kenshiro. Questo è il mio ricordo di quel giorno d'Agosto fiorentino di otto anni fa.    Sono innamorato di questa "old punk song" e non smetterò mai di esserlo. Vado a stappare un Montezecchiano da Bruzzo per smaltire la nostalgia. Ballando.