Comics4=, le migrazioni a fumetti

Articolo pubblicato il 23 novembre 2015
Articolo pubblicato il 23 novembre 2015

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Talvolta, vi sono iniziative che nascono e sì, fin da subito si può già intuire che possiedono un non-so-che di speciale. Che sono come in grado di anticipare i tempi, di toccare tematiche scottanti prima che diventino fin troppo roventi, di offrire strumenti che non subito, ma presto, riveleranno il proprio vero potenziale. 

Avete mai sentito parlare di Comics4equality? Forse sì, ma forse no, e proprio per questo ho pensato di parlarvene, chiedendo anche aiuto ad una delle “menti” del progetto: Marta Meloni, project designer e coordinatrice. Comics4equality, “fumetti per l’uguaglianza”. Il fortissimo impatto delle immagini, così immediato, viene legato a temi tanto ingarbugliati quali il razzismo e l’integrazione. Tutto, pur di non lasciare che sia il silenzio a farla da padrone, soprattutto in tempi difficili come questi.

I fumetti, genere letterario un tempo bistrattato, hanno infatti ottenuto in questi ultimi anni l’attenzione e il rispetto che meritano, anche grazie all’appoggio entusiasta della rete. Si sono così moltiplicate le iniziative che li vedono protagonisti, dai festival organizzati in tutta Italia alle collaborazioni tra fumettisti affermati e testate giornalistiche di spicco. L’idea di associarli ad un contesto educativo non è, spiega Marta Meloni, così inaspettata: la rivista Africa e Mediterraneo, grazie alla quale il progetto ha avuto inizio, ricerca e promuove i lavori di fumettisti d’origine africana già dal 2000, portando avanti l’iniziativa Africa comics. L’intenzione di coinvolgere ad un certo punto anche artisti migranti è sorta quindi in modo praticamente spontaneo, con la volontà di offrire la possibilità di dar voce alle proprie esperienze dirette di discriminazione, di lotta contro il razzismo, di duri percorsi di migrazione a coloro che le hanno vissute, e tutt’ora le vivono sulla propria pelle. In tutta Europa non esisteva ancora alcun progetto del genere, motivo per cui Comics4equality è stato scelto e finanziato dall’Unione Europea dal novembre 2012 al gennaio 2015.

La prima fase del progetto ruotava quindi tutta attorno al “1° Premio Europeo per il miglior fumetto inedito di artista con origini migranti”, dedicato ad artisti con background migrante e aperto a tutti i Paesi del territorio europeo. I partecipanti potevano caricare i propri fumetti direttamente sul sito: i loro lavori venivano poi tradotti  in otto lingue diverse da traduttori professionisti, con scadenze rigidissime. Ben 41 fumettisti, provenienti da 21 Paesi europei, hanno caricato online un totale di 56 opere, che sono state poi esaminate da una giuria internazionale per la premiazione, ma anche oggetto di una votazione popolare, condotta direttamente attraverso il sito.

I migliori fumetti sono stati poi selezionati per essere inseriti nel Toolkit e nel Catalogo di Comics4=, disponibili entrambi in nove lingue, creati per promuovere le creazioni e i diversi punti di vista degli artisti, in attesa di procedere con la seconda fase del progetto, denominata awareness making. Il Toolkit e il Catalogo si sono quindi trasformati in importantissimi strumenti di diffusione ed educazione. La loro versione in inglese ha infatti “viaggiato” per dieci Paesi europei, dove è stata presentata a diversi festival del fumetto. Inoltre, costituivano il perno intorno al quale ruotavano i laboratori di fumetto organizzati nei cinque Paesi resi partner dal progetto, ovvero Italia, Lettonia, Estonia, Romania e Bulgaria. Questi laboratori erano aperti al pubblico e hanno ricevuto un feedback molto positivo, secondo le valutazioni ricevute tramite questionari anonimi al termine del percorso. I partecipanti si sono dimostrati soddisfatti di quel che avevano imparato e grati agli organizzatori per aver fatto chiarezza riguardo tematiche così importanti e controverse. Il fumetto, in questo caso, si dimostra più che mai un mezzo di comunicazione efficace: si tratta infatti di uno strumento molto flessibile, specie nelle mani dei ragazzi più giovani. Infatti consente loro, come spiega Marta, di partecipare attivamente, immedesimandosi più facilmente nei personaggi, grazie alla vivida componente visiva, giocando con la drammatizzazione della vicenda e lavorandoci così in modo personale.

In questo modo questi temi non facili, spesso trattati in modo crudo e diretto dagli artisti in quanto legati a vicende vissute in prima persona, vengono resi più accessibili, in particolare a beneficio delle nuove generazioni. Sono loro a incarnare infatti la speranza di un futuro diverso, più aperto al dialogo e alla comprensione. Avvicinarsi al loro linguaggio rende inoltre la comunicazione molto più semplice ed efficace, contribuendo a far traballare i muri di paura, odio e incomprensione che è così facile costruire, e dietro i quali è così rassicurante nascondersi.

Gli artisti, ovviamente, sono stati coinvolti in ogni fase del progetto. Inizialmente, soprattutto attraverso il sito del progetto e i social network, in particolare Facebook, dove ogni giorno veniva presentato l’Artist of the day, l’Artista del giorno, con lo scopo di aumentarne la visibilità e far conoscere le sue opere. Inoltre, i fumettisti hanno partecipato alla realizzazione dei laboratori nei cinque Paesi partner, entrando così in diretto contatto con il pubblico al quale i propri lavori erano diretti, e avendo così la possibilità di spiegare in modo ancor più vivo il proprio punto di vista, e confrontarsi con quello dei partecipanti.

Tirando le somme, Marta si dice estremamente soddisfatta. Il progetto ha infatti vinto un premio molto importante, l’Intercultural Innovation Award (assegnato da UNAOC e dal Gruppo BMW), ed è stato nominato Media Initiative of the Year 2015 agli European Democratic Citizenship Award. Questi successi daranno ovviamente ulteriore spinta alla sua diffusione, mentre anche la pagina Facebook di Comics4= continua a raccogliere consensi, creando le basi per continuare ad organizzare mostre e laboratori che ne diffondano le idee. Anche i Paesi partner, inoltre, continuano ad utilizzare il materiale creato grazie al progetto e ad organizzare mostre, eventi e soprattutto laboratori, richiesti a gran voce dal pubblico.

Sappiamo tutti molto bene quanto una semplice vignetta possa creare discordia, con gravi conseguenze. Ma il silenzio e la paura fanno danni ben peggiori, quindi non resta che battersi per far capire quanto un’immagine possa davvero raccontare.