Come ci vedono i nostri genitori? Due generazioni a confronto

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2011
Una generazione ci separa, due decenni. I nostri genitori ci regalano una visione dolce ma critica della nostra generazione, i giovani nati negli anni '8o. Dai videogiochi alla disoccupazione, dai viaggi al denaro, papà e mamma passano la nostra identità ai raggi X.

«Il mio tempo: gli anni '60. Il tempo di mio figlio: gli anni '80. I nuclei fondanti della mia generazione erano lo spirito di sacrificio, l'onestà e la dignità della persona, l'orgoglio professionale per la crescita della collettività. A questi le nuove generazioni hanno sostituito il motto "minimo impegno per il massimo risultato", l'egoismo che pone il "se' " al di sopra di tutto e tutti, e il successo ad ogni costo per l'esercizio del potere sulla collettività. La cosa triste, tuttavia, è che la responsabilità di questo capovolgimento non è dei giovani di oggi ma di quelli di "ieri" che da adulti hanno tradito se stessi!».

Linda, 56 anni, Ortona (Italia) - mamma e insegnante che si ostina ancora a sognare un mondo migliore

«Generazione di ieri, generazione d’oggi: c’è differenza? Oppure è solo il punto di vista che cambia in funzione dell’età? I giovani d’oggi, con il loro entusiasmo e la loro purezza, diventeranno i vecchi di domani? Cinici e disincantati? Non posso che ammirare la generazione dei nostri figli: sono curiosi e non conoscono limiti. Lo sviluppo costante dei mezzi di comunicazione e di trasporto ha esteso i limiti del possibile e dato loro accesso alla spirale ascendente del progresso tecnico. Tanto i vecchi sono pantofolai, quanto i giovani sono mobili, senza frontiere. Il loro merito cresce di pari passo al pullulare delle Cassandre, che annunciano loro catastrofi e cataclismi. La guerra, il terrorismo, l’integralismo, la distruzione programmata del pianeta, niente viene loro risparmiato, eppure il tasso di natalità cresce, si formano coppie, nascono bambini e la vita vince. Allora io dico bravi, conservate il vostro entusiasmo e non permettete a nessuno di distruggere i vostri sogni. La felicità esiste, basta rendersene conto».

Elias, 56 anni, Parigi (Francia)

Un bambino, raramente due, un appartamento in affitto, due salari modesti

«Sono testimone del passaggio alla vita adulta della generazione degli anni '80, quella delle mie due figlie. Sono ragazzi che hanno avuto la possibilità di accedere all'istruzione, a vari livelli. La dimestichezza con il digitale, l’assenza di frontiere linguistiche, l’Europa unificata: l’insieme di questi ingredienti fa sì che la nuova generazione sia pronta per nuove esperienze e nuove sfide. Sono creativi, coraggiosi, indipendenti e tolleranti, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti nel mercato del lavoro… Anche perché la carriera e i lauti guadagni sono la loro motivazione principale nella vita. Certo, ci sono anche giovani con un carattere più debole, che non sanno essere così aggressivi professionalmente, ma, in generale, questa generazione sa lottare per i propri principi. E più di tutti, è alle giovani donne che va riconosciuto il merito di rivendicare con efficacia i propri diritti professionali».

Jolanta, 50 anni, Środa Śląska (Polonia)

«La generazione nata negli anni '80: bambini che si sono commossi per Superman, Supercar e Espinete (il protagonista della versione spagnola dello show americano Sesame Street, ndr). L’ultima generazione che ha giocato in strada con i "tazos" (gettoni di cartone, ndr) e le trottole, la prima a divertirsi con i videogiochi. L’ultima a frequentare i B.U.P. e i C.O.U. (i corsi del vecchio sistema educativo secondario spagnolo, ndr) e i pionieri dell’E.S.O. (i nuovi corsi, ndr). Ragazzi e ragazze sovraccarichi di informazioni, che hanno studiato e che conoscono le lingue, che hanno perfetta padronanza delle nuove tecnologie e che si intendono più di chiunque altro di viaggi in tenda e zaino sulle spalle. Giovani solidali che assorbono gli elementi positivi dei diversi popoli. Ma, malgrado tutto ciò e tenuto conto delle circostanze, una generazione che fatica a raggiungere la sicurezza professionale e a pianificare un degno futuro».

Teresa, 46 anni, e Juan Luis, 49 anni, Madrid (Spagna)

Quattro bambini, una netta separazione tra vita privata e vita professionale

«Ciò che si chiede ai giovani di oggi è la perfezione. Quando si leggono gli annunci di lavoro delle imprese di oggi si ha l'impressione che si cerchi "Mr. o Mrs. Right": giovani, con un percorso educativo senza punti deboli, con una forte esperienza professionale, comunicativi, in grado di parlare più lingue. Insomma, qualcuno che abbia già tutto da dare all'impresa. È ovvio che subentri la paura di sbagliare. Sono abbastanza preparato? Di quali altre qualifiche ho ancora bisogno? In questa fase così delicata ho il diritto di avere nello stesso tempo delle ambizioni private con l'augurio di avere dei figli e una famiglia? La paura è sempre cattiva consigliera. Questa enorme pressione fa perdere alla giovane generazione attuale ciò che secondo me è l'elemento più importante per la creatività: la spontaneità e la leggerezza nell'affrontare le cose. Ciò che è sempre stato il privilegio della gioventù».

Thomas, 57 anni, Iena (Germania)

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