Come agisce Jeudi Noir: feste per attirare i media

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2008
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Articolo pubblicato il 16 dicembre 2008
I membri di Jeudi Noir, che appartengono alla generazione del “tutto sui media”, sanno perfettamente come coinvolgerli. Non dimenticano mai di avvisare i giornalisti prima di un’azione importante, e questi puntualmente si presentano attirati dall’originalità delle forme di protesta del collettivo. E se non ci sono telecamere, niente panico, la squadra si impegna a filmare l’azione e a postare il video sui siti di condivisione.

Photo : Jeudi noir

Oltre alle feste improvvisate durante la visione degli appartamenti, Jeudi Noir vanta al suo attivo altre azioni importanti: diverse occupazioni di immobili lasciati vuoti da società, l’apertura del Ministero per la crisi degli alloggi al 24 di Rue de La Banque, place de La Bourse, a Parigi nel gennaio 2007 con l’associazione del quartiere Macaq e l’associazione Droit au Logement.

Il futuro del collettivo

Le azioni del collettivo sono state ben veicolate dai media e pertanto il movimento ha avuto un’eco importante nell’opinione pubblica. I locali occupati in Rue de la Bourse sono stati riacquistati dall’ufficio HLM di Parigi che li destinerà a case popolari, e ciò rappresenta una vittoria importante per il collettivo.

I rappresentanti del movimento sono stati ricevuti dalle autorità, che concordano sull’esistenza del problema ma non approvano le soluzioni proposte per risolverlo.

Dunque il collettivo ha ancora davanti altre battaglie da combattere e si interroga su come evolversi. Alcuni puntano ad azioni sempre più spettacolari per attirare i media e non lasciare cadere il tema del caro affitti nell’oblio. Ma non tutti all’interno del movimento approvano questa strategia basata sulla spettacolarizzazione sempre più spinta.

La difficoltà dei giovani a trovare un alloggio: un problema europeo.

La Francia è fra gli ultimi della classe in Europa se si guarda al tasso di disoccupazione giovanile (20%, circa il doppio rispetto alla media europea) insieme all’Italia, alla Grecia (che affronta in questo momento una rivolta giovanile) e alla Polonia.

In Italia, a causa dell’alto tasso di disoccupazione e degli scarsi ammortizzatori sociali, il 60% dei giovani fra i 30 e i 34 anni vivono ancora con i loro genitori.

In Spagna, il 55% dei giovani fra i 18 e i 34 anni e quasi un quarto di chi ha fra i 30 e i 34 anni abita con la famiglia di origine. Un fenomeno destinato a crescere a causa della crisi attuale. Secondo gli osservatori, infatti,  circa il 30% dei giovani ora indipendenti torneranno a vivere in famiglia.

In Italia il governo ha abbassato le tasse sugli affitti ai giovani tra i 20 e i 30 anni, per migliorare le loro condizioni di accesso all’alloggio.

In molti paesi europei la condivisione di un appartamento è comune tra i giovani.

In Gran Bretagna la coabitazione viene da tempo incoraggiata; i giovani possono accedere agli annunci resi disponibili dagli uffici d’informazione sugli alloggi presenti all’interno delle università.

Anche in Spagna è molto diffusa, soprattutto nelle grandi città quali Barcellona e Madrid. In Francia, invece, è poco praticata e si basa essenzialmente sul passa parola. La condivisione di un appartamento tuttavia rappresenta una soluzione temporanea e rivolta principalmente agli studenti; sono, invece, ancora poche le soluzioni per i giovani che lavorano.

Nei Paesi Bassi le associazioni studentesche in ogni campus gestiscono una rete di abitazioni destinate agli studenti.

La crisi attuale, che riguarda anche il settore immobiliare, sta per dare ragione ai membri di Jeudi Noir, che si battono perché esploda la bolla immobiliare. Gli affitti, infatti, per la prima volta dopo tanto tempo, rallenteranno la loro corsa al rialzo.

Thibaud SIMON