Clima di tensione a Budapest: Rom e società civile contro la destra radicale

Articolo pubblicato il 06 aprile 2010
Articolo pubblicato il 06 aprile 2010
Tra poche settimane l’Ungheria passerà nelle mani della destra. Anzi, dell’estrema destra. Nel Paese esiste solo un’esigua manciata di attivisti pronta a remare contro la sempre più forte ondata nazionalista. Ma gli stessi attivisti o vanno alla deriva, disperdendosi, o hanno già perduto la loro fede politica.

«Vedo già i fantasmi» dice rabbrividendo Magdalena Marsovszky, in mezzo a un gruppo di dimostranti sulla Heldenplatz di Budapest. Il 6 marzo la destra radicale aveva deciso marciare sulla Hosök tere (la piazza degli eroi). Ma, in seguito, i neonazisti hanno deciso di annullare la manifestazione. In Ungheria è tempo di battaglia elettorale. Le telecamere individuano circa un centinaio di attivisti: quasi nessuno è andato alla manifestazione. A distanza svolazza una bandiera ungherese. Con sollievo, nessuna nazista! Davanti marcia solo una manciata di Rom. «Vedo ovunque la croce del Jobbik» dice Magdalena spaventata.

Il Jobbik è il movimento della destra radicale fondato nel 2004, che è riuscito ad avere un'enorme crescita soprattutto a seguito della crisi finanziaria internazionale. Nella sua campagna il Jobbik attacca principalmente i Rom, che rappresentano circa l’8% della popolazione ungherese. Sull’emblema rosso verde del partito spicca una doppia croce bianca.

Da destra a sinistra: Gábor Vona (31 anni, Presidente del Jobbik), Krisztina Morvai (43 anni, eletta deputata europea tra le fila del Jobbik nel guigno 2009), Zoltan Balczó (52 anni, vicepresidente del Jobbik)

In Ungheria, xenofobia, vane promesse e anticapitalismo godono di un terreno molto fertile da anni. Alle elezioni europee del 2009 il partito del Jobbik ha ottenuto il 14,7 %. Ora, l’11 e il 25 aprile punterà al governo ungherese. Stando a una recente inchiesta dell’istituto di sondaggi Gallup ci sono buone possibilità. Il Jobbik potrebbe acquisire il 20% dei suffragi e posizionarsi davanti ai socialisti come seconda partito nel Parlmento. Una situazione simile a quella francese nel 2002, con la differenza che in questo caso tutto sembra più prevedibile.

Un impegno non mantenuto

Slogan della campagna femminista contro la Guardia Ungherese, organizzazione paramilitare del Jobbik«Qui in Ungheria aleggia un clima da guerra civile»: la giornalista Magdalena è il volto della disperazione. La società civile attiva in Ungheria è alquanto esigua. Le femministe erano considerate «come motore dell’impegno democratico» dall’inizio. Andrea Alföldi è la fondatrice del network delle femministe di sinistra. Già alcune settimane prima, durante il Giorno dell’Onore, aveva organizzato una manifestazione antifascista. Ma ora spicca la sua assenza – per protesta. «Per me è l’obiettivo originario dell’organizzazione si perde non appena la politica ci ficca il naso».

Manifesto elettorale cotro Gyurcsaàny Tutto questo malumore politico collettivo si è delineato in particolare attraverso il trauma delle bugie dell’allora premier socialista Ferenc Gyurcsány. L’ex presidente del MSZP (Il Partito Socialista ungherese) nel 2006 ammise che il suo partito aveva “mentito dalla mattina alla sera” per vincere le elezioni, cosa che suscitò spontanee proteste di massa. Egli parlò dell’ Ungheria come di una «terra di puttane». Un piatto prelibato per i partiti di opposizione Fidesz e Jobbik. Si può sentire Gyurcsány, da allora, su Youtube in numerosi video pubblicati dalla cerchia della destra estrema. I socialisti? Solo traditori! Ai tavoli del Szimpla Kert, un club situato in una ex fabbrica siderurgica, si attaccano adesivi che ritraggono l’opera di Munch, “L’urlo”, sul quale c’è scritto: “Ancora Gyurcsány? Mai più!”.

«Gli estremisti di destra ungheresi sono oltremodo abili. Essi sfruttano la fiorente corruzione in Ungheria, l’anticomunismo dilagante e la xenofobia» afferma l’etnografo Peter Niedermüller (58 anni), che da un anno e mezzo scrive su un blog del Népszabadság, quotidiano della sinistra liberale. Niedermüller ha battezzato il suo blog Védgát (sbarramento). Delle azioni simboliche, l’ex professore di etnologia e antropologia culturale, non ne pensa gran ché bene : «Non ci va nessuno. I giovani evitano manifestazioni simili».

Il rock contro il Jobbik

Király durante il Gay-Pride a New York: le foto dello scandaloIn Francia nel 2002 i cittadini si riversarono in massa per le strade, quando, anche a causa dell’elevata astensione, nel secondo turno delle elezioni legislative, Jaques Chirac si trovò di fronte Jean-Marie Le Pen. Nel 2010 in Ungheria la situazione è più drastica. Il leader del Fidesz, principale partito d’opposizione, Viktor Orban, viene paragonato ideologicamente allo stesso Le Pen. Secondo i sondaggi, quella di Orban e dei suoi potrebbe essere una vittoria schiacciante: con una maggioranza di due terzi i conservatori della destra potrebbero cambiare la Costituzione.

Il musicista metal András Vörös (38 anni) rimane tuttavia ottimista. Immagina un movimento di protesta all’ungherese: «Spero che un’onda si abbatta sull’Ungheria, così com’è successo in Francia. A volte si deve fare la voce grossa, funziona meglio. Ma bisogna lasciare che le cose seguano il loro corso. Me li immagino i giovani ungheresi scendere in piazza in casi limite: del resto, dopo le bugie di Gyurcsány è stato fatto». András aspira la sua Gauloises. Il frontman della rock band underground Superbutt quest’anno si è impegnato nel progetto Music against Racism (Zare). In marzo i Superbutt e altre band hanno suonato al Gödör Klub in nome di una maggiore tolleranza. «Uno scambio sincero, che è stato importante. Un gruppo gitano faceva le cover delle nostre canzoni e viceversa».

Foto: Fabien Champion/ Foundation of Subjective Values

L’evento è stato organizzato dalla Foundation of Subjective Values, una ONG ungherese patrocinata da Marcell Lorincz. Da studente 31enne a Pécs, inizialmente aveva lavorato per una radio no-profit, dalla quale nacque poi l’iniziativa. Ora lui frequenta un workshop sulla tolleranza in una scuola ungherese, coopera con altre nazioni europee o organizza altre proteste musicali di questo tipo.  «Purtroppo l’antirazzismo non è molto popolare - afferma Marcell - il governo tenta di neutralizzare le nostre attività». Anche András Vörös è seccato dall’onnipresenza della politica: «Vorrei che la nostra musica e il nostro impegno tenessero fuori per quanto possibile la battaglia elettorale. Se un politico fa un solo passo in un club, noi cessiamo immediatamente di suonare».

La politica rimane fuori: il messaggio è chiaro. Anche così Alföldi ha motivato la sua assenza in occasione della manifestazione antifascista. Lo stesso Marcell si è tenuto ben lontano dalla protesta. L’attivismo ungherese è ancora in fasce. «Molti hanno paura e i dissidenti democratici sono ancora come germogli» dice Magdalena. Lei fa l’interprete per Aladár Horváth, un noto attivista Rom ungherese, presentatosi alle elezioni. ”Coesione” è il suo motto: «L’ultima volta, nel 2002, quando Fidesz si coalizzò con il Jobbik, ebbi l’impulso di abbandonare il paese. Ma moralmente questo non è accettabile. Molta gente si fida di me. Devo andarmene per ultimo, solo se necessario. Bisogna battersi sul campo per poter rimanere a casa. Se i Rom non rimangono uniti, questo paese non ha nessun altro futuro».

Si ringraziano Judit Járadi e il Cafebabel-Team di Budapest.

Foto: Manifestazione della destra radicale di habeebee/flickr; Campagna del Jobbik da jobbik.hu; Manifesto femminista di AA; Poster contro Gyurcsány di DS; András Király; András Vörös & Marcell Lőrincz di Fabien Champion