Clamoroso stallo dell’Europa politica

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2003
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Articolo pubblicato il 15 dicembre 2003

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I negoziati sulla Costituzione europea riprenderanno a marzo. Certo, un compromesso può ancora essere raggiunto. Ma la credibilità dell’Ue è a pezzi: il danno è fatto.

E’ finita. Per 2 anni la Costituzione europea ha suscitato dibattiti, compromessi, speranze e polemiche. E il summit di questo week-end a Brussels avrebbe dovuto rimuovere gli ultimi ostacoli. Ma sabato sera tutto è finito: stati medi e grandi non sono riusciti a trovare un accordo sul sistema di voto della futura Europa.

Mentre nei giornali di domenica mattina scorrevano fiumi d’inchiostro, l’intensità delle recriminazioni rimaneva altissima. La stampa tedesca accusava i polacchi; i polacchi accusavano i francesi. I francesi accusavano gli spagnoli, che accusavano i francesi e i tedeschi, che accusavano non solo gli spagnoli ed i polacchi ma anche gli italiani. Per non essere stati all’altezza della situazione. E gli inglesi, per non aver esercitato il forcing necessario sui polacchi. Il colmo dei colmi era poi che gli italiani accusavano tutti, loro compresi. E che, per finire, gli inglesi, che comunque non erano mai stati troppo entusiasti all’idea di una Costituzione, si limitavano a tacere per poi accomiatarsi educatamente.

Verso l’Europa a due velocità

Da veri negoziatori, entrambi i campi sono giunti al tavolo delle trattative annunciando solennemente che non avrebbero accettato compromessi al ribasso. E alla fine un compromesso non c’è stato per niente. Per Spagna e Polonia il calcolo era presto fatto: rifiutare la Costituzione significava ottenere il sistema di voto voluto. Per gli integrazionisti dell’ultim’ora, invece, i franco-tedeschi, la situazione era più complessa. Già insoddisfatti per i molteplici compromessi introdotti nella bozza di Costituzione (al solo scopo di placare gli inglesi) iniziavano a paventare con sempre più forza una sorta di “piano B”: un’Europa a doppia velocità, con un nocciolo duro fortemente integrato composto da Francia, Germania e Benelux, con gli scettici – Polonia e Gran Bretagna – da parte. Una serie di elementi maturati nel corso dell’ultimo anno ha reso quest’ultima ipotesi sempre più plausibile per Francia e Germania: il rifiuto da parte della “Nuova Europa” di opporsi alla guerra in Iraq, la comune violazione del Patto di Crescita e Stabilità e la formazione di una Forza Europea di Difesa nella quale giocano di fatto il ruolo di protagonisti.

Ma questi bluff possono diventare minacce e le minacce trasformarsi in azioni. Le trattative sulla Costituzione europea riprenderanno a Marzo, ma il rischio più grave non risiede semplicemente nel permanere di Spagna e Polonia su posizioni di intransigenza per quanto riguarda la ponderazione dei voti, bensì nel fatto che, anche nel caso di un eventuale compromesso, i fondatori dell’Unione perderanno qualunque speranza di costruire l’Europa che vogliono: allargata alla grande Europa e profonda nelle implicazioni politiche.

Per il momento il danno più grande è stato arrecato all’immagine dell’Europa. Anche in caso di accordi nel corso dei summit del prossimo anno, la Costituzione avrà bisogno dell’approvazione mediante referendum in molti paesi per entrare in vigore. Gli ultimi mesi hanno minato il consenso faticosamente creato dalla Convenzione: un sondaggio della scorsa settimana indicava che meno della metà dei cittadini europei giudicano positivamente la bozza di Costituzione. Mentre alcuni intellettuali come Jurgen Habermas hanno immaginato gli europei dotati di un senso di identità nei confronti della loro Costituzione, le ultime trattative di cui i cittadini europei sono stati testimoni sono state sufficienti a diluire ogni comune senso di “europeismo”. Dimostrando piuttosto quanti Stati nazionali si servano ancora dell’Europa come di un mezzo per perseguire i propri interessi nazionali e poco altro.