Città a misura di bicicletta, per una mobilità sostenibile

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016

Pendalando verso un diverso modello di sviluppo, per risolvere i problemi legati a traffico, inquinamento e cambiamento climatico.

Siamo a Torino, con alle spalle un inverno anomalo, senza pioggia e con le alpi fino a poco tempo fa ancora senza neve. I livelli di PM10 sono alti, nonostante gli scarsi tentativi di tamponare la situazione,  e l’aria che respiriamo resta un problema da non sottovalutare.  Avvolti in questo caldo anomalo e in una coltre di smog non si può non pensare che la mobilità in città abbia il suo peso in questa situazione. 

La mobilità urbana è strettamente legata a temi quali emissioni di gas serra, consumi energetici, inquinamento atmosferico, inquinamento acustico, congestione da traffico, incidentalità… Il miglioramento in termini ambientali della mobilità rappresenta una priorità per favorire una migliore qualità della vita dei cittadini, anche in termini di relazioni sociali e culturali, e per creare nuove opportunità economiche. 

Vi è l’esigenza di progettare davvero per una città con una “mobilità sostenibile”. Ma poi cosa vorrà dire? Beh forse vuol dire città che siano pensate e progettate per le persone e non per le auto... ad esmepio attraverso il potenziamento del trasporto pubblico locale,la promozione di sistemi di mobilità alternativi come la bicicletta, la razionalizzazione dei processi di distribuzione delle merci in ambito urbano, la promozione di servizi di trasporto flessibile, la messa in circolazione di veicoli a basso impatto ambientale, la diffusione del servizio di car sharing.

Bike the Nobel

In tutto questo la bici può avere un ruolo fondamentale, e qualcuno ha voluto anche candidarla al Nobel per la pace 2016. L’idea parte da una trasmissione radiofonica, Caterpillar di RadioRaiDue, che da tempo si fa promotrice del tema del risparmio energetico e mobilità sostenibile con l’iniziativa M'illumino di meno.  Un riconoscimento a uno strumento che realmente, anche se in modo indiretto, può diffondere la pace nel mondo. Un mezzo che non inquina, non chiede petrolio e non contribuisce al cambiamento climatico. L’inquinamento, i cambiamenti climatici, le crisi idriche e di conseguenza alimentari sono strettamente legate alle guerre e alle migrazioni. Inoltre la bicicletta difficilmente è in grado di causare incidenti stradali. Ed è un mezzo democratico, perché permette a tutti di muoversi, poveri e ricchi. La bicicletta porta con sé un diverso modello di sviluppo

Progettare città senza auto

Promuovere la ciclo mobilità urbana ed extra urbana, significa trovare quegli strumenti che possano favorire l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto, in città e in periferia. Questo può tradursi in un piano di sensibilizzazione; incroci con spazi prioritari per le bici; attraversamenti ciclabili ben segnalati e delimitati; piste ciclabili con sede propria; strade chiuse al traffico e facilitazioni adeguate.

In Europa sono sempre i paesi del Nord ad avere il primato per essere bike friendly. Lo dimostra anche il Copenhagenize Index 2015, un indice biennale che premia sia impegno che risultati nel rendere le  grandi città  vivibili per i ciclisti. Copenaghen arriva prima seguita da Amsterdam, mentre le città italiane mancano del tutto. Ma come deve essere una città per essere bike friendly? Ad esempio per questo indice si misurano la presenza di facilitazioni (portabici, canalina sulle scale, spazi appositi su treni e bus); le infrastrutture per biciclette; il bike sharing; una diffusa percezione di sicurezza; un chiaro interesse politico per questo tema; l'accettazione sociale; una pianificazione urbana che dia priorità per bici e pedoni e la percentuale di ciclisti.

In Italia la sensibilità istituzionale alla mobilità ciclistica urbana forse sta crescendo, sia la legge di stabilità  sia il Collegato Ambientale hanno previsto risorse da destinare alla ciclo mobilità urbana (circa 130 milioni di euro). È stato riconosciuto l’infortunio in itinere anche per chi va a lavoro in bicicletta. 

Torino e la mobilità sostenibile

Torino, storicamente nota come città della Fiat in realtà è anche una città a dimensione d’uomo che ben potrebbe prestarsi ad una mobilità alternativa, quindi..ha grandi potenzialità, ma forse si applica un po’ poco.

Secondo il rapporto intitolato “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato da Euromobility, Torino sarebbe tra le città italiane più virtuose in materia di mobilità sostenibile, grazie al servizio di trasporto pubblico e al sistema di car sharing e di biciclette condivise. Risultano positivi anche i dati relativi al numero di auto a basso impatto ambientale circolanti. La rete di bike sharing, il ToBike, copre il 50% del territorio cittadino con 132  postazioni esistenti,  a queste dovrebbero aggiungiungersi entr fine anno altre 53 nuove postazioni. Della qualità del sistema, però, non sempre se ne tessono le lodi. Avevamo anche parlato della sperimentazione ToHandBike per rendere il bike sharing accessibile proprio a tutti.  In città sta cambiando anche il modo di consegnare merci, la start up torinese Pony Zero ha messo a punto un sistema di consegne a pedali, ed il modello si è esteso anche alle consegne di TNT.

Però per i ciclisti non è tutto così roseo... tanta strada è ancora da fare e un grande problema rimane la sicurezza. I ciclisti hanno bisogno di strade sicure dove muoversi liberamente. Il mese scorso due ciclisti sono stati uccisi a Torino. Le pedonalizzazioni e le zone 30 sono per ora solo programmate ma non messe in atto, e sulle infrastrutture ciclistiche non c’è l’attenzione che meriterebbero.

Per creare una Torino realmente ciclabile si deve inziare a pensare una ciclabilità protagonista e non relegata ai margini dello spazio stradale.