Cipro-Turchia-Europa: il triangolo no?

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2005
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2005

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Cosa direbbe la dea della bellezza Afrodite, affiorata dalle acque della costa sudoccidentale di Cipro, nel vedere che la sua terra natìa è divisa da una linea che separa i suoi abitanti?

Cipro, piccola isola in una posizione strategica nel Mediterraneo, terra di Afrodite, storia segnata da tentativi di conquista: da Alessandro Magno a Riccardo Cuor di Leone, dai templari ai veneziani, dagli ottomani ai britannici. Tanto strategica – le coste di Turchia, Siria e Libano non sono lontane – che questi ultimi, quando nel 1959 le concessero l’indipendenza, pensarono bene di conservare due basi militari. Ma la sua popolazione, composta principalmente da greci e turchi, non ha pace. Il 15 luglio 1974 il sanguinoso golpe filo-greco sferrato dall'agonizzante giunta dei colonnelli al potere ad Atene, offrì ad Ankara l'occasione di invadere militarmente l'isola. Nel 1983 i turco-ciprioti autoproclamarono nella zona occupata, la Repubblica turca di Cipro del Nord (Rtcn), che ottenne riconoscimento di Stato sovrano solo da Ankara. Mentre la Turchia non ha ancora riconosciuto la Repubblica di Cipro.

Cipro va in Europa

In poco più di vent’anni ci sono stati numerosi tentativi di riunificazione sotto l'egida dell'Onu, ma tutti poco efficaci. L'ultimo è stato quello proposto nella primavera del 2004 dal segretario generale del'Onu Kofi Annan, alla vigilia dell’ingresso in Europa della parte greca dell’isola. Il cosiddetto piano Annan prevedeva una federazione cipriota tra due entità largamente autonome, riunite in una Repubblica di Cipro greco-turca, sul modello elvetico. Dopo un continuo susseguirsi di accuse e richieste da entrambe le parti, il 24 aprile 2004 il piano fu sottoposto a referendum popolare. Mentre nella Repubblica turca di Cipro del nord il 65% della popolazione era favorevole al piano Annan, dall’altra parte della Green Line il 75% della popolazione si dichiarò sfavorevole: il referendum risultò un fallimento e vide vanificarsi la speranza di abbattere quello che oggi è l’ultimo muro d’Europa.

Segnali di distensione da parte turca si erano registrati già nell’aprile 2003, quando per la prima volta dopo quasi trent’anni, il governo del nord aprì le frontiere e oltre 1.000 turco-ciprioti e quasi 600 greco-ciprioti varcarono la linea verde che divide in due Cipro dal 1974.

Dall' 1 maggio 2004 Cipro la bella è tra i venticinque dell’Ue: formalmente tutta l’isola è entrata nell’Unione, ma la sua parte nord-orientale ha lo status di “territorio occupato”. Conseguenze positive si sono però avute anche per la parte turca: la Commissione Ue ha varato un pacchetto di aiuti e una serie di provvedimenti volti a facilitare il commercio e lo sviluppo economico della parte settentrionale dell'isola. Nell’agosto 2004 gli scambi di merci tra nord e sud di Cipro sono formalmente ripresi, in seguito all'applicazione della normativa dell'Unione europea. Merci turco-cipriote possono ora essere legalmente vendute nel sud, e da qui esportate verso paesi terzi.

E ora dove va?

Il 2005 è stato anno di novità in quanto al processo di riunificazione: all’inizio dell’anno il Presidente greco-cipriota Tassos Papadopoulos ha dichiarato di essere pronto a riprendere i negoziati di pace con la parte turca dell'isola. Segnali positivi arrivano anche durante le elezioni anticipate di febbraio, con la vittoria, in seno alla Rtcn, del Partito Repubblicano Turco (Ctp), formazione di sinistra favorevole alla riunificazione dell'isola e guidata dal premier turco-cipriota uscente Mehmet Ali Talat. «I risultati della consultazione dimostrano il chiaro desiderio della comunità turco-cipriota di continuare i preparativi per la sua piena integrazione nell'Unione Europea», ha dichiarato l'esecutivo comunitario in un comunicato diffuso a Bruxelles, aggiungendo che gli stessi rislultati dimostrano «che i turco-ciprioti si impegnano per la riunificazione di Cipro». Ad aprile, rinunciando al mandato di Primo Ministro, Talat giura come Presidente della Repubblica Turca di Cipro Nord, succedendo allo storico leader nazionalista e intransigente Rauf Denktash, che guidava la Rtcn dal 1976.

Talat è apertamente sostenuto dal premier turco, Recep Tayyip Erdogan, che in lui vede un leader capace di aiutare Ankara a risolvere il puzzle cipriota in armonia con l'Unione Europea, specie in vista del riconoscimento di fatto della Repubblica di Cipro. Posto dall'Ue, quest’ultimo, quale condizione perché il 3 ottobre prossimo si sia dato il via al negoziato con Ankara per l'adesione della Turchia all'Ue.

Il balletto verso il riconoscimento

Intanto il balletto turco-europeo continua con la richiesta di applicare il protocollo doganale a tutti i venticinque paesi dell’Ue – includendo così il riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia. E Cipro torna alla ribalta delle cronache internazionali. La Turchia sostiene che riconoscerà Cipro solo quando avverrà la riunificazione, ma l’alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana, risponde che se la Turchia vuole entrare nella “grande famiglia” europea, ne deve riconoscere tutti i membri.

Se la Turchia riconoscesse la repubblica cipriota, implicitamente delegittimerebbe il governo del nord: ma allo stesso tempo se l’Ue negozia l’ingresso della Turchia non starebbe forse sostenendo uno stato invasore, oppure legittimando la Rtcn? La questione è ancora aperta e meriterebbe senz’altro più attenzione. Dopo il primo passo del 3 ottobre scorso, altro non ci rimane che augurare ad Afrodite di vedere presto la sua gente unita.