Cipro: la frattura identitaria

Articolo pubblicato il 16 marzo 2010
Articolo pubblicato il 16 marzo 2010
Incastrata tra Grecia e Turchia, Cipro dal 1974 è divisa in due da una linea di filo spinato e torri di guardia. Da un capo all’altro della Linea Verde, i giovani ciprioti raccontano i loro problemi identitari, divisi tra il peso delle comunità di origine e la voglia di avere una vita normale attraverso il processo d’i integrazione europea.

La linea verde è stata creata in seguito all’invasione turca del 1974 nella parte nord dell’isola. Una frattura che non era ancora riassorbita nel 2003, quando sono stati riaperti i check point anche nel cuore della città vecchia. Questo perché già da allora, si è formata nelle conscienze una “linea verde psicologica”, molto più forte di qualsiasi barricata. Nel 2004, un piano dell’ONU ha previsto di riunire in una federazione le due parti dell’isola, ma il 75% dei greco-ciprioti ha respinto la proposta. Così, Cipro è entrata nell’Unione Europea, ma senza la parte nord dell’isola, la cui adesione rimane condizionata alla riunificazione. In questo status quo che ormai sembra diventare eterno, i due popoli stentano a riconoscersi come cittadini di uno stesso stato.

Due identità, una nazione

Bandiere turche nel nord dell'isola«A me, avendo sempre vissuto in questa situazione, non sembra per niente naturale vivere con i turco-ciprioti» commenta Andreas, una giovane greco-cipriota di 26 anni. «Ci sono delle differenze enormi tra di noi. La lingua, per esempio, ha sempre rappresentato una barriera, anche prima del 1974» constata un greco-cipriota di qualche anno più vecchio. La lingua, la religione, la cultura… tutte differenze invocate costantemente per spiegare l’impossibilità a capirsi, condizione predominante a Cipro; differenze utilizzate anche come argomenti per alimentare i movimenti nazionalisti di una o dell’altra fazione, da mezzo secolo a questa parte. È così che Andreas afferma, con un certo fervore, di sentirsi «greca prima di tutto!». Nella parte nord dell’isola è lo stesso: «Mi sento turco-cirpiota, ma anche turca» afferma una studentessa ventenne. In questi luoghi, l’identità è modellata sull’appartenenza ad una comunità. E quando si domanda quale senso attribuiscano al termine “cipriota”, la maggior parte dei greco-ciprioti risponde “greco-cipriota” e, parallelamente, la maggior parte dei turco-ciprioti afferma “turco-cipriota”. Solo una minoranza ritiene che il termine “cipriota” designi “i turco-ciprioti” e i “greco-ciprioti” insieme.

Una storia straziante

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«Cipro è stata la schiava del Mediterraneo per secoli», mi ha detto un giorno un amico greco-cipriota. Un’amara constatazione sulla storia, accusata di essere la causa di tutti i mali dell’isola. Fino al 1960, Cipro è sempre stata colonizzata. Da questa storia movimentata è nata una società bicomunitaria senza un’identità nazionale comune. Nel corso del XXesimo secolo, i greco-ciprioti hanno preso coscienza del fatto di possedere un’identità e una cultura proprie. È proprio questa crescente consapevolezza che porterà l’isola a ottenere l’indipendenza nel 1960. I turco-ciprioti hanno inizialmente preso parte a questo slancio, ma presto, la loro comunità è stata rifiutata. Ancor peggio, è proprio l’aspirazione dei greco-ciprioti ad essere annessi alla Grecia che porterà l’oppressa minoranza turco-cipriota a idealizzare la Turchia come una madre patria protettrice. La neonata identità cipriota è definitivamente scossa nel 1974, quando i turchi invadono l’isola, causando la divisione del territorio e la separazione delle due comunità.

Quattro attori per un’isola

La via Ledra divide l'isola in dueAncora oggi, Grecia e Turchia sono onnipresenti a Cipro, e la presenza ricorrente delle bandiere di questi paesi ne è una prova sufficiente. Peraltro, nel marzo 2010, i primi ministri dei paesi, Recep Tayyip Erdogan e Georges Papandreou, hanno promesso di incontrarsi presto per trovare una “soluzione giusta”. Se i greco-ciprioti, dal 1974 a oggi si sono emancipati, riuscendo a fondare una nazione autonoma e libera, la parte nord dell’isola, con la presenza di 30.000 soldati turchi, è più che mai legata ad Ankara non solo a livello militare, ma anche politico e finanziario. In più, con il massiccio afflusso di coloni turchi, la situazione demografica è estremamente complessa. I turchi, attualmente, superano per numero i turco-ciprioti, impedendo loro di godere del diritto di autodeterminazione sul proprio territorio. «Come possiamo prendere una qualsiasi decisione per noi e per l’Europa, se loro sono più numerosi di noi?» si preoccupa una turco-cipriota. Quanto a loro, i greco-ciprioti, esigono il ritiro dei turchi come condizione preliminare per l’avvio di ogni negoziato.

La speranza della prospettiva europea

«Mi auguro di poter essere una turco-cipriota europea!»

Nel 2004, l’ingresso della Repubblica di Cipro nell’Unione Europea ha segnato una svolta, poiché, pur non intervenendo direttamente, l’Ue induce i ciprioti a ricercare attivamente una soluzione. A tentoni. In effetti, l’adesione, che avrebbe dovuto accelerare il processo di riunificazione, è spesso accusata di creare una nuova ambiguità nei rapporti tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, i primi riluttanti a integrare i secondi da quando hanno in mano la carta europea.

Si sa, nessuna soluzione si trova dall’oggi al domani. L’idea di un’identità cipriota unica è recente, ha appena trent’anni, ed è nata dolorosamente. Ma quest’idea si fa strada, al punto tale che le due comunità dell’isola europea hanno intrapreso un vero dialogo. A breve, greco-ciprioti e turco-ciprioti potranno riunirsi attorno all’integrazione europea: «Mi auguro di poter essere una turco-cipriota europea!» spera Mel. Possiamo aspettarci in futuro una nazione multietnica et pluricomunitaria stabile, integrata nell’Unione Europea? Una cosa è certa: il doloroso esempio di quest’isola bagnata dal mar Mediterraneo mette in evidenza le deviazioni moderne del concetto di identità. Quando è multipla, essa tentenna tra appartenenza comunitaria, nazionale, europea. L’ardua sfida che deve affrontare oggi Cipro è questa: non ridurre più l’identità a rigidi pregiudizi, liberarla dalla schiavitù di una lingua o di una religione per prendere in considerazione la sua molteplicità all’interno di una stessa nazione.

Foto: Cipro, isola divisa: cedricd ; Immagine principale e postazione di controllo dell'ONU: Liza Fabbian