Cinque sensi (anzi sei) per riscoprire i mercati di Palermo

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016

FOTOGALLERY. Un viaggio multisensoriale alla scoperta dei colori, degli squarci folkloristici e delle atmosfere fuori dal tempo dei mercati storici di Palermo, luoghi sopravvissuti ai cambiamenti della modernità, fulcri d'attrazione per i turisti e meta prediletta anche dei giornalisti della Grande Mela.  

I mercati storici di Palermo conservano da sempre uno spiccato profilo internazionale, fin da quando sorsero lungo i principali corsi d’acqua che solcavano la città, essendo teatri di scambi commerciali che nel corso dei secoli hanno interessato arabi, normanni, angioini e spagnoli. Oggi i principali mercati storici sono tre: Ballarò, Capo e Vucciria, visitati e amati anche dai turisti stranieri, tanto che nella tre giorni del «New York Times» a Palermo oltre alla GAM, a Palazzo Branciforte e alla Cappella Palatina non è mancata una visita al Mercato del Capo: «meglio di un caffè espresso» secondo i giornalisti statunitensi.  

Vista

Un intenso tour lo merita anche Ballarò: entrando da una via tranquilla, una vecchia galleria che sa di umido e che ospita la scritta “la mafia fa schifo” in gesso, si resta quasi storditi dalle scene che si susseguono: un signore prende una gallina da una gabbia posta nel retro di un lapino e la infila in un sacchetto, mentre l'animale si dimena agitando le zampe e le ali. Siamo catturati dai colori dei tendoni, dai fischi dei monelli, dalle grida dei venditori che reclamano l’attenzione per ogni prelibatezza e mercanzia.

L’impatto cromatico è quasi violento, la vista solo apparentemente scompaginata delle piramidi di frutta ha una disposizione mai casuale. Questa ricca tavolozza naturale è ospitata all’interno di un allestimento e di cornici confuse, precarie: ombrelloni, impalcature, banconi, edicole votive, sacro e profano.

 Oltre ai colori vivaci di frutta e ortaggi, alla Vucciria si notano angoli cupi e silenziosi, plumbei, quasi come se la storia delle sue origini – si trattava di una macelleria en plein air – fosse ancora in grado di rivelare le ombre violente degli animali impauriti.

Tatto

Spostandoci al Mercato del Capo, riflettiamo su come la carta sia un primordiale strumento di comunicazione: per segnare il prezzo della merce ci sono i pizzini, etichette rudimentali con modalità pubblicitarie che prediligono sempre la convenienza illusoria e mai il prezzo pieno. Per servire la semenza, la frutta e il pesce, c’è il tipico coppino, un contenitore a cono fatto con un foglio. Per gustare lo street food, ecco la cartáta che offre appoggio ai pezzetti di frittola, le panelle e le crocché. Ma anche vimini, rame e legno sono i materiali nobili di questi mercati.

Udito

Tra il rumore dei motorini e il vociare dei passanti, con qualche eterno cantiere da cui si sente lavorare un trapano o una smerigliatrice, si leva una cacofonia di suoni che costituisce la tipica abbanniata dei commercianti: “Bollitooooo!”;E allora? Chi veniva amore mio! Chi veniva amore mio!?”; “Scalamu tutti i cosi ‘ca un ci va nuddu dan’capu!”;Bella n’zalà! Bella n’zalà!”. Veri e propri canti, accompagnati da un commento musicale prodotto dal bronzeo suono delle bilance.

Olfatto

Tra le viuzze strette e popolate e le facciate rugose degli edifici, con balconi obliqui e persiane di sghimbescio, parte una ragnatela di fili: arriva per strada il bianco profumo della biancheria stesa, che s’infrange come un’onda sui fumi penetranti del cibo di strada, le fragranze della verdura di stagione, il profumo pungente del formaggio stagionato. Ma da certi angoli cruenti della Vucciria, l’antica macelleria di città, si levano anche odori sinistri di interiora di pesce e tombini, ed è difficile capire quale guizzo conquisti per primo le narici.

Gusto

In ognuno dei mercati storici di Palermo è impossibile resistere alle tentazioni. Vuoi per i prezzi modici del cibo di strada, vuoi per gli assaggi offerti continuamente come prova della qualità della merce, ci si perde in sapori della tradizione e nell’arte dello schiticchio (degustare all'aperto). I fruttivendoli offrono le loro prelibatezze bollite o arrostite, i fornai ogni tipo di pizza, sfincione e biscotti. Le cassate e i cannoli espressi sono i re della pasticceria siciliana, e alla Taverna Azzurra, storica locanda aperta a qualsiasi ora, si può gustare un fresco bicchiere di zibibbo, "sangue" o marsala.

Il Sesto Senso

La natura di questi mercati resta l’arte della negoziazione. Sono luoghi in continuo cambiamento e aperti al cambiamento, spazi in cui convivono diversità culturali e ospiti sempre nuovi. I mercati storici di Palermo sono luoghi multietnici: le botteghe degli extracomunitari convivono con quelle tradizionali, ben accolte, e tra le spezie nostrane compaiono quelle orientali, tra i paninari i kebabari. In nessun altro luogo della città come in questi, i migranti si sentono a casa, scegliendo spesso di viverci e di aprirvi un’attività.