Cinque ragioni per non andare al Festival Internazionale di Benicassim

Articolo pubblicato il 29 giugno 2011
Articolo pubblicato il 29 giugno 2011
Se sei europeo e hai tra i 18 e i 30 anni, quest’estate devi andare a un festival, bello mio. La musica non c’entra, andrai a sballarti, vedrai.
Avrai l’occasione di riempirti di qualche sostanza vietata che una ragazza con occhiali da sole colorati metterà nel tuo drink, potrai sfoggiare le magliette che ti sei comprato per l’occasione, raccontare quell’aneddoto tanto surreale e divertente che ti è accaduto in un bar, accanto a gente famosa della televisione, e infine, al tuo ritorno, la cosa più importante: potrai dire che c’eri.

Alcuni festival hanno trovato una miniera d’oro in questa nuova moda del consumismo musicale che contagia la giovane stupidità generale e si sono convertiti in grandi centri commerciali del suono. Dopo l’esplosione l’anno scorso della “bolla dei festival”, i promotori sopravvissuti fanno come le grandi banche (ladruncoli!), e si dedicano a spremere sempre di più i propri clienti invece di ringraziarli per aver consentito loro di sopravvivere.

Io non andrò al Festival Internazionale di Benicassim (FIB) quest’anno, per fare l’esempio di uno dei festival-mercati che si premurano di trattare i propri clienti come bestiame, solo perché sono giovani, fanno uso di droghe e non hanno il coraggio necessario per reclamare i propri diritti. Qui di seguito dò ai lettori (e/o amanti della musica) cinque ragioni per non farsi ingannare.

Sempre presente nei festival estivi

Prima (e più importante): il prezzo del biglietto

Com’è possibile che, ospitando praticamente gli stessi gruppi, il festival Superbock di Lisbona costi meno della metà di Benicassim (88€ contro 180)? Se i grandi gruppi sono gli stessi, dov’è questa enorme differenza? Sarà nei bagni? Di certo, quelli di Benicassim saranno eccezionali, come quelli di Trainspotting, oso dire.

Seconda (e forse più importante della prima): il prezzo della birra

Cinque euro per un po’ di acqua sporca (di rubinetto e calda) mi sembra un furto. Sentirla chiamare birra Heineken è tanto stupido quanto dire che Obama merita il premio Nobel per la pace.

Terza: il programma

Come tutti gli anni, il programma è stato stilato per attrarre il pubblico inglese, che affolla le spiagge, piscia nelle strade del paese e defeca nelle già calde acque del Mediterraneo. Arcade Fire, The Strokes, Artic Monkeys... mancavano solo gli MGMT per completare la lista dei prodotti rockettari che passano alla radio, tutti con singoli abbastanza fiacchi, e che hanno dominato la scena negli ultimi quattro anni ma di cui nessuno si ricorderà nella prossima decade. Con la dignitosa eccezione di Portishead, i concerti promettono di divertirvi tanto quanto le nozze reali inglesi. Inoltre, come nelle offerte di telefonia mobile, la truffa è scritta in piccolo. Leggete bene, e non fatevi ingannare dalla luce al neon.

Quarta: il clima da passerella

L’ossessione per l’immagine trasforma Benicassim in una ridicola sfilata di moda al cui fascino gli uomini hanno ceduto negli ultimi anni e che mi fa vergognare per loro (e mi fa venire voglia di vomitare). Camicie a quadri texani abbottonate fino al collo (che impediscono al flusso sanguigno di arrivare al cervello), occhiali alla Woody Allen pseudo-intellettuali e baffi curati  sono le ultime tendenze per i più nerd (i secchioni per la vita). Loro, le donne, con il loro stile vintage, sembrano invece appena uscite da un centro di salute mentale, con tacchi sopra cui stare per 10 ore, calzini bianchi fino alla caviglia e camicette da Lolita con le maniche larghe. Ma non ti preoccupare se non sei abbastanza alla moda. Nel recinto troverai il Fibermarket e il Fibershop (negozi col nome del festival), dove c’è quasi più gente che ai concerti, ma potrai sentirti alla moda per aver cercato di farti una scopata grazie ai tuoi indumenti artificiali senza personalità.

Quinta: il campeggio infernale

La zona del campeggio è comunemente conosciuta al FIB come “il campo di patate”. E’ affascinante che, senza nemmeno pagare un euro in più, tu possa sperimentare quello che prova una patata ogni mattina allo spuntare del sole nel levante spagnolo, quando raggiunge i 40 gradi. Sempre che tu abbia fortuna e che possa svegliarti perché questo significherebbe che hai potuto dormire un pochino e che non c’era nessun rave party nella tenda a fianco con altoparlanti a 10.000 watt  e fischietti carnevaleschi compresi. Ma non ti preoccupare, la discriminazione e le classi sociali hanno raggiunto Benicassim come nell’apartheid sudafricano: se sei ricco, puoi permetterti un alloggio VIP con climatizzatore adatto alla tua classe sociale, piscina e persino una terrazza con vista sul camping dei poveri dalla quale potrai prenderti gioco di loro tutto il tempo che vorrai.

Si potrebbe dire che il FIB sta ai festival di musica come Ryanair sta ai voli europei, ma in più pagandolo molto caro. Tratta i suoi clienti come bestiame. Per questo motivo, se non vuoi seguire la scia di cacca che la mandria di pecore lascia al suo passaggio mentre, alienate, entrano ed escono dal recinto, guardano i concerti a 200 metri attraverso gli schermi al plasma senza ascoltare la musica e consumano e consumano e consumano senza sapere bene che cosa, come o perché, scegli un altro festival per godertelo bene. Ce ne sono molti altri di più divertenti di quelli da cui si torna rincoglioniti.

Foto: home-page e testo (cc) Fiberfib/flickr ; Arcade Fire © fib