Cinesi su Internet a Prato

Articolo pubblicato il 15 luglio 2008
Articolo pubblicato il 15 luglio 2008

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Dei trentacinque milioni di cinesi emigrati dalla Cina, 180.000 vivono in Italia. Un’inchiesta a Prato, dove risiede il 10% della popolazione cinese italiana. Qual è il legame tra uso di Internet e integrazione?

La provincia di Prato ospita la più estesa comunità di cinesi emigrati in Italia. Se ne stimano 14.000, ma potrebbero essere circa 30.000. Sono impiegati nelle piccole imprese cinesi come operai nel settore tessile, che costituisce un quarto dell’industria locale.

La produzione tessile a Prato corrisponde al 27% del fatturato totale nazionale in questo settore e il 15% di tutte le esportazioni. Una ricerca effettuata nell’ottobre 2007 ha analizzato l’intenso utilizzo da parte dei lavoratori cinesi dei locali con accesso a Internet a Prato. Le reti di comunicazione creano un legame tra gli emigranti, i loro luoghi di origine e gli altri emigranti.

Socializzare al computer

Sei dei sedici Internet Point a Prato sono di proprietà cinese. Aperti giorno e notte, mettono a disposizione oltre 100 computer e quasi nessun altro servizio, eccetto sconti per clienti fissi. I giovani cinesi chattano o si divertono con i giochi multi-player on line.

Gli internet Point aiutano nell’apprendimento della lingua, rafforzano i rapporti degli emigranti con la loro terra d’origine, Wenzhou nella parte sud orientale del Paese, da cui arriva circa l’80% dei cinesi di Prato e facilitano l’accesso alla cultura cinese, attraverso musica e notizie. Almeno uno dei proprietari aiuta i nuovi arrivati a cercare lavoro, mentre annunci vengono regolarmente affissi nei banconi all’interno dei locali.

Per entrare in contatto con le persone ci siamo serviti della collaborazione di due giovani cinesi universitari di Wenzhou, che hanno visitato i sei locali. Che cosa è emerso? La maggior parte dei clienti degli internet Point sono uomini. Il 64% ha un’età vicina ai venti anni e il 63% lavora. Solo l’8% è costituito da studenti, mentre il 65% non ha accesso a Internet a casa o a lavoro.

Internet in mandarino

La socializzazione è molto importante: l’81% dei clienti è accompagnato da amici e il 20% «di quelli che arrivano da soli fanno subito amicizia», aggiunge un gestore. Internet è utilizzato per contattare amici, nel 44% dei casi, e parenti nel 25%. Il maggior impiego è nelle chat (77%) avviene in dialetto mandarino o cinese. Il 49% degli utenti partecipa a giochi on line. Sebbene il 70% dichiara di avere un italiano limitato, il 25% degli utenti visita siti italiani. Uno dei gestori afferma di essere orgogliosa di promuovere nel suo locale la lettura di romanzi on line: richiedono una velocità di connessione inferiore ai giochi multi-player, e questo le permette di risparmiare denaro. 

Europa a scacchi

«Gli italiani vengono qualche volta» afferma uno dei proprietari. «Per esempio, una ragazza cinese ha portato qui il fidanzato italiano per farlo conoscere tramite webcam ai parenti in Cina». In Italia non esiste un problema di censura paragonabile a quello del Paese natale e la diaspora cinese in Europa è collegata ben internamente.

«Inizialmente c’è l’intenzione mettere radici», dice uno dei gestori. «Conosco persone che sono andate in altre città italiane o in Francia, Germania o Spagna. Per noi cinesi non importa che lavoro svolgiamo, per quante ore, si tratta solo di un lavoro. Gli emigranti vedono l’Europa come una scacchiera su cui muoversi liberamente. Girano di nazione in nazione in cerca di opportunità».

«I cinesi a Prato hanno un basso livello di istruzione», aggiunge il proprietario cinese di una piccola agenzia di intermediazione, che consiglia una formazione specifica nelle lingue e in informatica. «Le persone non pensano al futuro, né fanno dei progetti». Aveva 11 anni nel 1989, quando sua madre si trasferì con la famiglia dalla Cina a Prato per raggiungere dei parenti. Mentre sua madre e sua sorella passavano le giornate a cucire, lui ha potuto terminare le scuole elementari e medie.

La differenza rispetto agli internet Point non cinesi si avverte, sia che vengano gestiti da italiani che da asiatici del sud. Gli orari di apertura seguono quelli lavorativi e molti possiedono dagli otto ai venti computer. Inoltre ci sono una serie di servizi aggiuntivi, quali telefonate internazionali, fax, fotocopie e corrieri espresso. La maggior parte dei clienti arriva da solo e resta dai 20 ai 30 minuti. Le comunicazioni via mail e le chat sono gli impieghi più comuni, ma principalmente si cercano informazioni. Il gioco al computer è molto limitato.

Perciò, gli Internet Point cinesi sono un forte richiamo ai differenti contesti socio-economici, ai tipi di lavoro e abitudini di svago. Sono uno strumento d’integrazione nella società di Prato? Sono molto importanti per i lavoratori cinesi a Prato ma sembrano più delle isole in mezzo alla corrente principale. L’utilizzo pubblico di Internet è comune e importante per entrambe le società, ma ha scopi diversi per cinesi e italiani.

L'autore è un ricercatore del  Centre for Community Networking Research, Faculty of Information Technology, Università di Monash (Australia).