Cinema russo: perché non lo conosciamo?

Articolo pubblicato il 12 novembre 2010
Articolo pubblicato il 12 novembre 2010
La Russia e il cinema sovietico si sviluppano inversamente all’Unione Europea. I film che riscuotono successo lì in Italia falliscono e così viceversa. Quali sono le ragioni? Che cosa determina il successo o il fallimento di una trama cinematografica? Un gruppo di esperti riunitosi a Parigi tenta di interpretare i gusti incomprensibili del pubblico delle due zone dell’antica cortina di ferro.

Il “Forum des Images” di Parigi rappresenta un po’ l’idea di futuro che si aveva negli anni ’60: forme ovali, luci rosse, strutture metalliche e impiegati che indossano occhiali con vistose montature. Sabato 2 ottobre si è tenuta una tavola rotonda sulla presenza del cinema sovietico in Europa. Cinque invitati e un film: "Pervyi Teas", di Igor Minaev. Ad occupare le poltrone sono coppie di sessant’anni e giovani single. Che cosa li ha portati a passare un sabato pomeriggio qui? La cultura russa possiede la stessa aria enigmatica di Dostoevskij: lineamenti ossuti, cranio prominente, barba rada, con segni di calvizie. È un po’ come "La corazzata Potëmkin", un’esperienza realista, intimista e stridente.

Qual è la situazione attuale del mercato russo?

Malgrado la Russia abbia più del doppio degli abitanti della Francia e una superficie 25 volte maggiore, possiede soltanto la metà delle sale cinematografiche presenti in Francia. Ma secondo Joel Chapron (responsabile di Unifrance, l’azienda di distribuzione per l’Europa centrale e quella dell’Est) non è sempre stato così: «L’Unione Sovietica - spiega - contava 300.000 sale cinematografiche sparse per le cinque repubbliche. Ogni paesino, ogni scuola o fattoria collettiva possedeva uno schermo dove proiettare l’ultima propaganda comunista. In seguito, però, l’avanzata del capitalismo ha cambiato ogni cosa. La maggiore estensione della Russia attuale ha elevato a tal punto la superficie di distribuzione che molte case di produzione non si sforzano più di coprire inutilmente tutta la nazione, limitandosi quindi solo a Mosca e a San Pietroburgo».

Selezionato per il festival di Cannes, ha vinto 4 premi tra cui quello della giuria. Mai accaduto per un film russoProprio come accadde in molti altri casi, anche in Russia, il cinema crebbe di pari passo con il potere statale. Sotto il regime di Stalin primeggiava l’ossessione di produrre esclusivamente mega progetti dal budget illimitato. Dopo la sua morte, furono decentralizzati gli studi e la situazione si distese. Poco tempo dopo fecero la loro comparsa figure come quelle di Mikaíl Kolotozov o Andrei Tarkovskij, il cui film "Sacrificio" arrivò ad essere premiato a Cannes.

Successo russo = flop europeo

Attualmente le case di produzione cinematografica sovietiche potenziano il cinema commerciale ("Nochnoi Dolor", "Piter FM"); tuttavia, nonostante il loro successo locale non riescono a conquistare l’Europa. «Si tratta di due culture diverse - spiega Joel Chapron, - dai gusti differenti. Sono come due vite parallele: i film che riscuotono successo nell’Ue falliscono in Russia, e così viceversa». Secondo Christel Vergeade, addetta culturale dell’Ambasciata Francese in Russia, «i film sovietici falliscono nei paesi dell’Ue perché qui vanno per la maggiore tematiche relative al KGB (Comitato per la sicurezza dello stato), alla mafia… Certi schemi sono difficili da annientare: molte persone si rifiutano di vedere un film russo, argentino o tedesco semplicemente perché non sono abituati ad ascoltare altre lingue, perciò molte case di produzione distribuiscono trailer senza audio, dove non si sente neanche una parola».

Eccone un esempio:

Igor Minaev prende in mano il microfono per raccontare la sua esperienza da direttore sul finire dell’era sovietica; parla con tono allegro e pieno di aneddoti: «Lavoravo in un piccolo studio, quasi famigliare, seppur controllato. Era difficile riuscire ad avere tra le mani dei buoni copioni, ma ci provavamo. Con molta fortuna, quelli che erano iscritti alla cinémathèque riuscivano talvolta a trovare dei film stranieri. E così, in silenzio, correvamo veloci a chiuderci in una sala per proiettare la pellicola, con le mani che ci tremavano… Il film era "Emmanuelle"».

La tavola rotonda si chiude nello stesso modo in cui si era aperta, con tanta confusione: troppi film, troppe cifre, troppi gusti e preferenze… fate silenzio. Inizia "Pervyi Teas", una sorta di piccola tragedia shakesperiana ambientata nella Russia più grigia, intricata e deteriorata… proprio come la faccia di Dostoevskij.

Foto: (cc)Robert Lesiak/flickr; video: YouTube