Cinecittà, 70 anni d'amore per Roma. In salsa Hollywood

Articolo pubblicato il 26 aprile 2007
Articolo pubblicato il 26 aprile 2007

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Il 28 aprile Roma festeggia l'anniversario della sua celebre fabbrica dei sogni.

Alcuni la conoscono come l'Hollywood europea. Altri, i più giovani, come il set del Grande Fratello. Cinecittà, lo storico studio cinematografico nato nel 1937 per volere di Mussolini, ha vissuto i suoi anni d'oro nel Secondo Dopoguerra. Ad oggi si contano più di 3.000 film girati nei set romani; 48 di questi sono stati premiati con gli Oscar dell’Accademia. Altri, quali Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz (1963), Guerra e pace di King Vidor (1955) e Amarcord di Federico Fellini (1973), hanno reso ancora più grande la Hollywood sul Tevere.

Vicino a Hollywood, lontano dall’Europa

Situata fuori Roma, Cinecittà è stata da sempre più vicina a Hollywood che all’Europa. La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson (2004) o Gangs of New York di Martin Scorsese (2002) sono alcune tra le più recenti superproduzioni realizzate nei suoi studi. Tuttavia il cinema italiano occupa una buona fetta del mercato visto che «circa l’80% delle produzioni italiane escono da lì», secondo l’australiana Catherine Lowing, addetta alle relazioni col pubblico del centro di produzione romano.

Detto questo, Cinecittà ha saputo adattarsi alle novità del tempo dedicando gran parte delle sue attività a fare anche riprese cinematografiche di reality show o di serie tivù come Roma. «L’offerta delle attività dello Studio è così ampia che chiunque può andare a Cinecittà e registrare un suo film o programma», racconta Catherine, che ci racconta il microcosmo Cinecittà mentre percorriamo gli oltre 20 tra teatri e strutture varie che formano l’intera area. Non solo. Nel gennaio 2005 Cinecittà ha acquistato gli studi cinematografici di Marrakech e li ha trasformati nei più grandi del mondo.

Roma: il palcoscenico più grande di Cinecittà

Roma è da sempre una città la cui storia e il cui paesaggio urbano hanno ispirato qualsiasi tipo di regista. Pretendere di raccogliere tutte queste opere sarebbe come contare tutte le chiese della capitale. Vacanze romane (1953) e Ben-Hur (1959), di William Wyller, Quo Vadis di Mervyn LeRoy (1951) o il più recente Il Gladiatore di Ridley Scott (2000), hanno fatto la storia proprio con registi americani.

Ma molti produttori italiani non romani sono rimasti incantati dalla Capitale: Ettore Scola, originario di Trevico (Avellino), con la sua recente ricostruzione comica della Gente di Roma (2003) rende omaggio alla vivacità della città, raccontando la vita quotidiana dei suoi abitanti. Ancora, il rivoluzionario Pier Paolo Pasolini, nato a Casarsa (Pordenone), ha dedicato gran parte della sua filmografia a film di carattere religioso e ha girato, tra gli altri, Mamma Roma (1962), storia di una prostituta romana e della sua travagliata relazione con il figlio. Senza dimenticare il regista, ex giocatore di pallanuoto, Nanni Moretti, originario di Brunico (Bolzano) ma che da sempre ha vissuto a Roma, città che ha fortemente segnato la sua filmografia: come non ricordare la sua corsa in Vespa nel Quartiere africano della capitale e il suo “D'Alema, dì qualcosa di sinistra!”, nel mitico film Aprile (1998)?

Se esiste un produttore la cui filmografia è stata particolarmente segnata da Roma, questo è il romagnolo Federico Fellini. Quasi tutto il suo lavoro è frutto dell’ispirazione che nasce da ogni angolo della capitale italiana. La Dolce Vita (1960) ha fatto epoca con la famosa scena che tutti noi avremmo voluto ripetere passando davanti alla Fontana di Trevi. Ovviamente alcune scene furono girate a Cinecittà, utilizzando una copia della Fontana. L'amore per la capitale è evidente nel suo film Roma (1972), in cui paragona la città alla splendida Anna Magnani: potrebbe essere il simbolo di “una Roma vista come Lupa e Vestale, aristocratica e stracciona, tetra e buffonesca”.

Nuovi talenti

Negli ultimi anni una nuova generazione di attori e di registi reclamano il posto che gli spetta a livello europeo e mondiale. Giovanna Mezzogiorno, classe 1974, protagonista con La bestia nel cuore (2005) e L’ultimo bacio (2001), Sabrina Impacciatore (classe 1972), ex comica della Gialappa's Band, anche lei presente ne L’ultimo bacio e in N - Io e Napoleone (2006), sono due chiari esempi di questa nuova ondata. Entrambe sono romane. Per quanto riguarda i registi, Gabriele Muccino, classe 1967 (L'ultimo bacio, Ricordati di me, il recente hollywoodiano La ricerca della felicità), e Matteo Garrone, classe 1968, sono i due produttori romani più acclamati e, anche se non più giovanissimi, appartengono senza dubbio alla nuova generazione: i loro lavori più conosciuti risalgono agli ultimi cinque anni.