Christian Engström del Partito Pirata: «L’Europa è più forte degli Usa»

Articolo pubblicato il 04 agosto 2009
Articolo pubblicato il 04 agosto 2009
L’appena eletto deputato pirata del Parlamento europeo, 49 anni, un ex programmatore di Stoccolma, parla del perché l’Europa sia più forte degli Usa, come mai si stia di nuovo volgendo lo sguardo alla Svezia e perché è in corso la seconda ondata di partiti pirata in Europa.

Il programma del partito pirata svedese espone tre principi: sforzarsi di riformare le leggi riguardanti copyright e brevetti, rafforzare il diritto a internet e alla privacy quotidiana e incrementare la trasparenza dell’amministrazione dei governi. Al Parlamento europeo, formato da 736 seggi, il partito pirata ne ha ottenuto uno dopo aver conquistato il 7,13% dei voti svedesi nel giugno del 2009, arrivando quinto dopo i social-democratici, i verdi, i liberali e il partito moderato. Prenderebbe un altro seggio nel caso in cui fosse ratificato il trattato di Lisbona come l’Ue vorrebbe fare entro il 2010. Ventisei nazioni europee hanno ratificato il trattato, eccetto l’Irlanda, che è tenuta a indire un referendum il 2 ottobre. Il 25 giugno, Christian Engström si è unito al blocco dei verdi, un passo fatto per evitare di essere emarginato nel Parlamento Europeo. Ma il partito pirata rappresenta un gruppo d’idee a sé. Sta facendo rotta verso ulteriori successi o sta fronteggiando la prima raffica di alto mare virtuale? 

Incontro con Christian Engström 

(Image: @Piratpartiet.se/ Wikimedia)«Ero tornato dall’Egitto quando sono venuto a conoscenza dell’esistenza del partito pirata» spiega uno dei padri del partito nell’accogliente parco di Mariatorget, a Stoccolma. «Vidi la homepage creata dal fondatore del partito, Richard Falkvinge (che lavorava per Microsoft –ndr), a gennaio 2006. Scherzava, ma parlava anche un po’ sul serio. Sin dall’inizio, ho saputo che sarebbe stato così». Engström era uno sviluppatore di software open source e imprenditore durante la prima ondata di espansione d’internet in Svezia, durante gli anni Novanta. È stato anche attivista volontario di una fondazione a favore di un’infrastruttura per la libera informazione (Ffii). Tra il 2004 e il 2005 si affermò in una disputa sulle direttive riguardanti i brevetti dei software. La battaglia fu un grande successo per Engström, poiché il Parlamento respinse la direttiva in seconda lettura. Il successo del movimento per i software gratuiti, in concomitanza con un continuo incremento del conflitto tra pirati informatici e l’industria discografica, diede impulso a una nuova serie di idee. Il terreno era particolarmente fertile in Svezia. «Il Pirate Bureau (un gruppo di esperti attivisti) ha aggirato gli sforzi dell’industria anti-pirata in Svezia adottando il loro nome e usandolo come segno di orgoglio», nota Engström. Si potrebbe anche notare che il nome del partito ha aggiunto un certo alone di avventura, cameratismo e coesione politica. «La Svezia sta ancora una volta aprendo la strada» spiega Engström. «Molti, in Europa, guardano verso questa nazione nordica come lo facevano negli anni Novanta, quando la Svezia era ammirata per la sua alta penetrazione d’internet». Infatti, la discussione sulla politica d’internet in Svezia è stata particolarmente viva. Fuori dalla Svezia, i pirati internazionali hanno riscosso pochi successi. Engström ammette che un numero già sufficente, dei pochi partiti gemellati, ha visto diminuire o abbassare la sua attività: «Condurre un partito politico comporta un duro lavoro» aggiunge Engström. 

Pirata due, potere agli Usa

(Image: ©Marcus Andersson/ Wikimedia)«C’è di mezzo una seconda ondata di partiti pirata», continua Engström, puntualizzando che i pirati sono stati rinvigoriti dal successo svedese con nuove succursali che stanno aprendo in Svizzera e Slovenia. Il partito è organizzato con le stesse esigenze tecniche d’internet. Il forum web del partito dirige la politica, e il partito stesso diverge sicuramente dalla forma gerarchica comune alla politica contemporanea. «Siamo un partito centrale. Siamo solamente interessati a promuovere le nostre questioni chiave, e convergeremo i voti verso qualsiasi formazione le sostenga». Servirà la stessa disciplina dei pirati parlamentari per votare contro le loro convinzioni? «Stiamo spezzando il sistema. Non vedremo maggioranze capaci di portare avanti i loro programmi politici senza compromessi».

Engström ha paura del fatto che i lobbisti dell’industria intellettuale abbiano acquisito potere con l’amministrazione del Presidente Usa Barack Obama. «Ma non dobbiamo aver paura degli Usa. L’Europa è più forte e non possono boicottarci. Dobbiamo mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti, ma non puntare a rinegoziare i termini orientandoci verso la loro interpretazione di copyright e brevetti». La seconda generazione ha cominciato la propria vita politica nel partito pirata e si sta interessando a problemi quali la politica climatica, il trasferimento delle tecnologie, la politica di assistenza sanitaria e il mercato globale, attraverso una precisa ideologia pirata. Egström ha capito che la politica d’informazione ne influenza molte altre oggi, ma si corre il rischio di perdere di vista gli obiettivi centrali del partito. L’esempio è fornito dal movimento dei verdi degli anni Ottanta, che oggi lavora su settori estranei a quelli dell’ambiente. Sarai in grado di adempiere le promesse fatte agli elettori? «È il punto principale della politica odierna» risponde Engström. «Sarebbe più facile se avessimo un programma semplice e chiaro».