Chi sono i primi della classe?

Articolo pubblicato il 28 novembre 2005
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Articolo pubblicato il 28 novembre 2005

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Se i risultati globali del processo di Barcellona sono deludenti, tutti i Paesi dell’area mediterranea hanno fatto il loro gioco. E in Egitto, Tunisia e Siria, il benessere economico fa di rado rima con i diritti umani.

Egitto: una prosperità a singhiozzi

L’Egitto imbocca la strada della crescita economica e l'Ue resta il principale partner commerciale del Cairo. Il tasso di povertà tuttavia non ne ha risentito, ed ancora nel 2005 supera il 30% della popolazione, in base alle stime delle Nazioni Unite. L'economia del Paese si muove a fatica ed il debito, in rialzo, nel 2004 ha rappresentato il 41,5% del Pil. Le barriere non tariffarie seguitano a bloccare l’ingresso dei mercati europei e solo i prodotti manifatturieri, sui quali i paesi del Sud non vanatano vantaggi competitivi, sono attualmente coperti da accordi di libero scambio. Samir Radwan, Direttore generale del ( Forum per le ricerche economiche (Erf) del Cairo, ritiene che la questione del settore agricolo e delle relative sovvenzioni, schivata per dieci anni, sia oggi «il problema numero uno da affrontare in Egitto e negli altri paesi della Regione». A suo giudizio anche l'ammodernamento dell'industria, la fetta più consistente degli aiuti europei al Paese, è «indispensabile». E sottolinea inoltre come sia necessario favorire gli scambi umani poiché «la mobilità delle persone è il migliore mezzo per lottare contro gli estremismi religiosi». Ciononostante non è ancora stato previsto alcun quadro normativo per la migrazione legale dei lavoratori. Al contrario, la priorità data alla sicurezza è stata enfatizzata attraverso la lotta all'immigrazione clandestina e al terrorismo. L'inaugurazione della Fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le culture nella città di Alessandria nell'aprile del 2005, appare un inizio incoraggiante benchè troppo timido.

Tunisia: ride l’economia, piangono i diritti umani

Con un tasso di disoccupazione alto (14%), ma forte di un’economia che cresce del 5,6% all’anno, la Tunisia aspira ad essere leader trainante nell’area Sud del Mediterraneo. Fra i primi paesi della regione a siglare con l’Ue un Accordo di Associazione (nel 1995, stesso anno di adesione alla Wto), nel 1996 inizia l’abbattimento delle barriere tariffarie doganali, in vista della creazione di un’area di libero scambio nel Mediterraneo. Il liberalismo economico si fa strada nel Paese mentre si rafforza la cooperazione con l’Ue, verso la quale dirige la gran parte dei flussi d’esportazione. Intanto il governo sostiene la nascita di nuove imprese e l’investimento di imprese straniere nel territorio. E la stessa produzione tunisina cambia target, puntando sui settori della comunicazione e del terziario (soprattutto il settore turistico).

Il partenariato Euromed insiste sul dialogo culturale, politico, economico e sociale. Ma i diritti civili e politici interni sono ancora una questione dolente, rivela il rapporto di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani alla vigilia del Summit mondiale sulla società dell’informazione. Le libertà di espressione, associazione e di accesso alle informazioni sono molto limitate dal governo. Il quale, nonostante le adesioni a diversi trattati internazionali sui diritti umani, ostacola le attività delle associazioni locali per i diritti umani. Le carceri sono piene di prigionieri politici, ma senza troppa risonanza: la stampa, infatti, nonostante le promesse del Presidente Ben Ali, resta asservita alla politica, e il Codice della stampa viene applicato in maniera sempre più restrittiva.

Siria: attenzione alle turbolenze politiche

La Siria è stato l'ultimo Paese della sponda meridionale del bacino del Mediterraneo a firmare un accordo di associazione con l'Unione europea, il 19 ottobre 2005, al termine di otto anni di negoziati. Dal 1995 la Siria beneficia di un sostegno economico dell'Europa attraverso il programma Meda II, che sovvenziona i paesi terzi mediterranei per favorirne riforme economiche e sociali che garantiscano quella stabilità necessaria alla creazione di una zona di libero scambio. 138,5 milioni di euro sono stati così destinati ad operazioni di transizione economica e alla riforma delle strutture amministrative. Il Paese ha tuttavia firmato la convenzione-quadro solo nel luglio 2000, poiché il governo si è mostrato fino ad allora reticente ad ogni liberalizzazione. L'Europa è il primo fornitore della Siria, col 27% delle importazioni, ma ne è anche il primo cliente, col 75% delle esportazioni. Nel 2000 i redditi petroliferi rappresentavano il 65% del Pil della Siria. Due priorità sono state aggiunte in vista del biennio 2005-2006 riguardo alla promozione della società civile e dei diritti dell'uomo, settori in precedenza bloccati dalle istituzioni. L'iniziativa Euromed Héritage mira alla conservazione del patrimonio della regione euromediterranea. Tuttavia Damasco è oggi più che mai sotto tiro: l'atteggiamento di ostilità mostrata dal Presidente Bachir Al-Assad dinanzi alle ingiunzioni da parte della comunità internazionale di cooperare nell'inchiesta sull'assassinio dell'ex Primo Ministro libanese, non rischierà d’incrinare seriamente una partnership ancora giovane e fragile?