Chi ha paura della Tobin Tax?

Articolo pubblicato il 25 marzo 2002
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Articolo pubblicato il 25 marzo 2002

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Applicare una tassa come strumento regolatore delle transizioni finanziarie stabilizzerebbe i cambi ed eviterebbe speculazioni a breve termine. Controllare il mercato, come proposta per diminuire il divario tra una crescente ricchezza ed una povertà sempre più disperata, renderebbe la giungla delleconomia globale più giusta. Analisi.

LA BASE ECONOMICA DIETRO LA TOBIN TAX

Dalla fine della parità economica tra dollaro e oro nel 1971 e della liberalizzazione del mercato monetario, il volume delle transazioni monetarie è cresciuto di 83 volte. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), dal 1986 al 1999 il volume delle operazioni nel mercato monetario è aumentato da una media di 200 miliardi di dollari al giorno ad una di 1.800-2.000 miliardi di dollari al giorno. In termini di paragone, si è stimato che lo scambio di beni e servizi totale allanno sia stato di 4.300 miliardi di dollari. Più del 40% di queste operazioni di compravendita si sono concluse entro un ciclo di tre giorni e l80% entro una settimana o poco meno (Desir/Ford 2000).

Un crescente coro di critiche ha delineato una connessione tra le recenti crisi monetarie e la frenetica attività che si sta verificando nel mercato dei cambi. Queste crisi finanziarie hanno colpito sproporzionatamente le parti più vulnerabili della società ed il loro impatto sulleconomia reale è assai più grande nei paesi in via di sviluppo e in quelle di transizione rispetto alle già sviluppate economie di mercato. Il profitto sullinteresse è diventato la regola fondamentale del sistema. Il divario tra il 5% dei più ricchi e il 5% dei più poveri al mondo, che era di 30 a 1 nel 1960, ora è di 74 a 1 ed è in continua crescita (UNDP World Development Report, 1998).

Le attuali procedure finanziarie a livello mondiale permettono a coloro che traggono il massimo vantaggio esponendosi ai rischi sui mercati speculativi di assumersi una responsabilità minima quando le loro speculazioni non hanno successo. Viceversa, potrebbe accadere che coloro su cui aggravano le conseguenze maggiori, a causa dei repentini movimenti di capitale, siano coloro che hanno una colpa ridotta nel causare la crisi. Ci domandiamo, quindi, se profitti individualizzati, rischi socializzati rende le attuali procedure finanziarie ingiuste. Con riferimento al classico articolo di Rawls Justice as Fairness (1958), possiamo definire la giustizia sia come equità sia come un impegno a ridurre linefficacia e la vulnerabilità. Avendo presente tale definizione, ci sembrerebbero essere due semplici connessioni nel nostro mondo globalizzato. Prima di tutto, questo maggior controllo del mercato è necessario al fine di ridurre il divario in termini di potenza e vulnerabilità. Secondo, questo sforzo deve essere fatto per ridurre lineguaglianza economica e politica.

Lintroduzione di una tassa globale per le transazioni monetarie, o Tobin Tax, sarebbe utile per raggiungere questi scopi.

COSE LA TOBIN TAX?

In seguito allabolizione nel 1971 del sistema di tasso fisso di cambio, divenne chiaro che loscillazione nei cambi potesse essere spiegata non solo attraverso linterazione di fondamentali economici, ma anche attraverso le transazioni di natura puramente speculativa. Nel 1972 il Nobel, James Tobin propose una tassa sulle transazioni monetarie internazionali per stabilizzare i tassi di cambio e ridurre limpatto della speculazione a breve termine. Tobin fu ispirato direttamente da Keynes. Come Keynes suggerì di pagare un prezzo per accedere alla borsa valori, Tobin propose di imporre una tassa, analoga a quella dingresso al Casinò, sulla speculazione monetaria. Lidea di base è apparentemente molto semplice. Una piccola tassa (comunque compresa tra lo 0,1% e l1%) sarebbe stata imposta su ogni persona in ogni processo speculativo. E evidente che sulla compravendita è una valuta estera.

La tassa farebbe da filtro ed avrebbe così un effetto stabilizzante sui mercati monetari. I tassi di cambio sono soggetti alla doppia influenza delle economie produttive e finanziarie ed è difficile misurare gli effetti di ognuna di queste sulle altre o sulle oscillazioni nei tassi di cambio. Il fattore più importante della Tobin Tax è che, tuttavia, avrebbe effetti assai differenti sul profitto di queste due sfere. Più grande è lorizzonte degli investimenti, maggiormente ridotto sarebbe leffetto della tassa. Questa viene chiamata struttura regressiva della tassa (Wahl/Waldow 2001), che permette lesecuzione delle operazioni monetarie nelleconomia reale. Tuttavia, la Tobin Tax avrebbe un impatto immediato sulla speculazione a breve termine, ad esempio sugli speculatori giornalieri che hanno un processo decisionale di sole poche ore. Questo è leffetto filtro della tassa, attraverso il quale gli indesiderati capitali vaganti vengono fermati, ma il denaro liquido necessario per leconomia reale può passare (Wahl/Waldow 2001:8).

Una volta ridotto leccesso di liquidità, causato dalle operazioni a breve termine, inevitabilmente la fluttuazione del tasso di cambio si ridurrà. Questo viene chiamato effetto stabilizzante della tassa. E importante sottolineare il fatto che la Tobin Tax non è stata studiata per prevenire tutte le speculazioni o crisi, ma per renderle meno probabili. In una crisi è necessario ricorrere a misure drastiche ed è per questa ragione che i propugnatori della Tobin Tax sostengono che deve essere uno dei tanti strumenti regolatori.

LA TASSA COME UN RICEVITORE DI ENTRATE

La tassa produrrebbe inevitabilmente unentrata e in questo modo si raggiungerebbero due obiettivi attraverso un unico strumento: controllo e dotazione di fondi nuovi. La quantità di entrate che si produrrebbe può solamente essere stimata, come pure uno degli effetti previsti della tassa, ossia una diminuzione nel volume delle transazioni, che non può essere calcolata in maniera esatta.

Ci sono molte proposte riguardo la distribuzione. Qualcuno sostiene che il 50% delle entrate dovrebbero rimanere al governo esattore ed il resto distribuito ad organizzazioni multilaterali. Il Primo Ministro Indiano Vajpajee sostiene che il denaro dovrebbe essere accreditato ad un Global Poverty Alleviation Fund (Wahl/Waldow 2001). Patomaki (2001) propone che i paesi del OCSE trattengano il 30% delle entrate che riscuotono mentre altri paesi invece propongono di trattenerne il 60%. Patomaki afferma che tutto questo sia sufficiente a compensare i costi e creare nuovi incentivi, oltre ad indirizzare la convenzionale nozione di giustizia.

E piuttosto complessa, inoltre, la questione sulla necessità o meno di creare unapposita organizzazione sulla Tobin Tax o impiegare un ente già esistente per renderla effettiva. Alcuni commentatori, ad esempio Tobin, indicano i vantaggi nellutilizzare un organismo internazionale esistente, come il FMI, in cui il processo decisionale e i ruoli siano già stabiliti. Tuttavia, la sfida nel persuadere il G8, in particolare gli Stati Uniti, ad accettare la perdita di influenza a causa di una maggiore indipendenza acquisita da parte di queste organizzazioni sarebbe enorme. Un altro pericolo è quello di garantire fondi supplementari alle istituzioni finanziarie, in modo particolare al FMI, senza alcun progresso verso il governo democratico.

POPOLARITA DELLA TOBIN TAX: LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE

Lappoggio per la tassa sta crescendo rapidamente. Ciò non è una sorpresa dato limpatto dei mercati finanziari sulle condizioni delle economie nazionali. Anche nei paesi relativamente ricchi dellOECD, 37 milioni di persone sono disoccupate e i poveri globali sono oggi più poveri di quanto lo erano nel 1820 (UNDP Rapporto sullo Sviluppo Mondiale 1999). La campagna per la tassa Tobin è per molti una sfida al prevalente paradigma economico che permette ai mercati finanziari di accrescere le disparità globali.

Un elevato numero delle ONG, associazioni, gruppi locali ed organizzazioni di misericordia sono coinvolte nella campagna internazionale, guidate dal network ATTAC, e la Tobin Tax Iniziative negli Stati Uniti. Altri importanti gruppi che partecipano alla campagna comprendono lIniziativa Halifax (Canada), War and Want e lOxfam (Regno Unito), e CIDSE, una coalizione di agenzie cattoliche per lo sviluppo. Il network ATTAC ha oggi sedi in molti paesi: dallArgentina allIrlanda, dalla Norvegia al Senegal. La natura internazionale della campagna è molto importante dimostrando come anche in paesi come gli Stati Uniti e lInghilterra, dove i governi ed il settore finanziario si oppongono alla tassa, sono presenti forze che premono per cambiare. Nonostante lopposizione alla tassa, il supporto politico per la tassa sta crescendo gradualmente.

SUPPORTO POLITICO PER LA TOBIN TAX

Anche se lappoggio alla tassa sta crescendo su scala globale, è allinterno dellUE che il progresso più imponente ed unito viene portato avanti.

Il partito dei Verdi tedeschi chiese per la Tobin tax uniniziativa legislativa nel 1997. Il governo finlandese si è ufficialmente schierato a favore della tassa. Sotto iniziativa ATTAC, gruppi parlamentari per la promozione della tassa sono stati creati in Francia, Belgio ed Italia. Nel Regno Unito oltre 110 deputati appoggiano la tassa, la quale è stato oggetto di dibattito alla camera bassa. Essa gode anche dellampio supporto di Democratici Liberali, Verdi e Plaid Cymro in Galles e dellSDLP (Social Democratic & Labour Party) scozzese.

Un gruppo di oltre 90 parlamentari europei hanno promosso un dibattito in cui chiedevano alla Commissione europea di produrre, entro 6 mesi, uno studio sullinteresse e limportanza di tale tassa. La risoluzione ha ottenuto il supporto di 220 membri del parlamento europeo, ma nonostante questo risultato sono stati sconfitti da 6 voti (Desir/Ford 2000).

LA POSSIBILITA DI UNA ZONA EUROPEA PER LA TOBIN TAX (TTZ)

Questanno dodici paesi, tra cui Germania, Francia, Italia e Spagna, con uneconomia combinata di seimila miliardi di dollari partecipano alla moneta unica. Leuro sarà probabilmente una delle monete più forti del mondo e la seconda più importante dopo il dollaro. I paesi dellUnione Monetaria Europea (UME) potrebbero formare il cuore del regime della Tobin tax. Politicamente, come constata Patomaki (2001), lUME sembra istituzionalizzare i principi del neo-liberismo e il consenso di Washington in Europa. Eppure, gran parte dei paesi europei non hanno iniziato la liberalizzazione dei movimenti di capitale; anzi, i loro governi si sono spesso sentiti obbligati alla liberalizzazione, anche contro le loro volontà ed intenzioni originarie. In molti casi, delle alternative sono state attivamente ricercate. Inoltre, lEuropa rappresenta come insieme una massa critica in termini di mercato che dovrebbero permetterle di essere una zona Tobin. La realizzazione della cosiddetta Euro-TTZ potrebbe anche essere una reale opportunità per indirizzare una collocazione sicura del deficit democratico dellUE. Larena europea continua ad essere il dominio di élites commerciali e politiche auto-selettive, mentre alla società civile resta una piccola voce. La realizzazione della Tobin tax porrebbe la società civile nel posto di guida e ciò sarebbe fonte di innovazione democratica.

La parte maggiore degli scambi internazionali consiste in scambi Dollaro-Euro. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) constata nel suo rapporto annuale che allinizio dellUME, leuro veniva utilizzato per il 50% di tutte le transazioni forex. Nel lungo periodo, la parte delleuro probabilmente crescerà. Se la metà degli scambi forex fossero soggetti alla Tobin tax, essendone coinvolto leuro, la sua efficacia sarebbe innegabile.

La Tobin tax è una proposta concreta per iniziare ad agire contro il domino dei mercati finanziari sui mercati reali e per ridistribuire il benessere su scala mondiale prima che i pirati finanziari si siano appropriati del benessere mondiale, secondo lespressione dei Verdi canadesi. La Tobin tax si oppone alla tendenza dei governi dellOECD di ridurre le tasse per il benessere che si trova tra parentesi. Lapparente scarsità di argomenti convincenti contro la tassa è la prova che lunica e vera mancanza è la volontà politica di democratizzare la globalizzazione. Eppure, come constata Patomaki (2000), è maturo il tempo per iniziare una storia politica globale aperta e contingente.