Chi ha paura del dragone cinese?

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2012
Cafebabel.com in occasione dell’arrivo del nuovo anno cinese (che quest’anno è iniziato il 23 gennaio) presenta una nuova analisi della situazione economica del gigante asiatico e della la sua influenza in Europa. I giovani cinesi hanno qualcosa in comune con i giovani europei? In che atmosfera gli europei salutano l’anno del Drago?

Quanto sappiamo veramente noi europei sulla nazione di cui qualcuno parla con fascinazione e qualcun’altro invece con sospetto e paura? Forse siamo preoccupati del fatto che gli uomini d’affari cinesi abbiano spostato fino al 30% dei loro investimenti in alcuni paesi del bacino mediterraneo - come Grecia, Spagna, Portogallo eItalia - in un momento di grande crisi economica, cercando di conquistare pian piano l’Europa occidentale?

La generazione "Y" ha diverse facce..

I giovani cinesi hanno qualcosa in comune con i giovani europei? Quello che caratterizza la generazione “Y”, secondo l’opinione pubblica, non dipende solo dalla latitudine geografica o dal portafogli pieno, ma anche dalla partecipazione nella vita sociale. La nuova generazione cinese preferisce tenersi lontano dalla politica. Ma esistono anche delle oasi di “idee democratiche”, in persone come Yao Chen o Guo Meimei, attivi nel campo dei diritti umani grazie a dei micro-blog, e che si perdono nel mare di figli unici per i quali l’unica preoccupazione è quella di soddisfare i propri bisogni materiali. Nei casi più estremi, per raggiungere i loro obiettivi non ci pensano due volte a entrare nel giro della prostituzione. Questa è per loro la maniera piu semplice per guadagnare qualcosa, e appagare tutti i bisogni "materiali".

Guo Jingming, 28enne, stella cinese della scrittura pop, in Europa sarebbe probabilmente additato come “un plagiatore” (l’autore di romanzi d’amore per adolescenti è stato infatti accusato di plagio in tre dei suoi romanzi), mentre in Cina è considerato un eroe nazionale. Sarà perchè avrà incassato 12 milioni di euro dall’inizio della sua carriera? Perchè ha realizzato “il sogno americano”? O meglio “il sogno cinese”, vale a dire “vivi veloce, ama duro” in salsa asiatica agro-dolce. Per quanto riguarda ogni tipo di “europeizzazione” la maggior parte dei giovani cinesi non ne vuole sentire parlare. Perchè? “Perchè l’Europa agli occhi di molti cinesi è vista come un continente intellettuale, troppo conservatore e schiavo della propria storia” – si legge sul Courrier International. In una sola parola: noiosa.

La Cina attira gli europei come una calamita

Foto: (cc) Stuck in Customs/flickr.com)Può darsi che scrittori come Ryszard Kapuscinski, Tiziano Terzani, o Bernardo Bertolucci con la sua opera “l’ultimo Imperatore”, abbiano attirato gli europei in estremo oriente. Può darsi, ma è arrivato il momento di camminare con i piedi per terra. I dati economici non provocano negli europei un sorriso sincero. Al contrario, sono sempre di più i giovani europei che emigrano in Asia per cercare una migliore condizione finanziaria. Questo è un fenomeno molto interessante e lo conferma il numero di studenti desiderosi di scoprire la cultura e la lingua del gigante asiatico. La Cina attira sempre più giovani laureati di tutto il mondo, alla ricerca di una soluzione al problema della disoccupazione. Il professore Jing Men del Collegio d’Europa di Bruges stima che, mentre il numero di studenti cinesi in Europa ammonta a 180 mila, quello degli europei in Cina è fermo a 18 mila.

La vita nella metropoli cinese non è diversa da quella di una grande città occidentale”, dice Laurent.

In Cina ci si può sentire come a casa? Secondo un’analisi del settimanale inglese The Economist è possibile. Il settimanale ha comparato sei provincie cinesi ad altri sei Stati membri dell’Unione Europea, in funzione del loro sviluppo economico e quindi del loro livello di vita. La provincia di Fujian è stata descritta come “l’Irlanda cinese”, ma per quando riguara Shanxi, ci si può aspettare la stessa atmosfera che in... Ungheria. La Cina non deve essere più associata a un paese povero nel quale si vive solo di riso e giocattoli fabbricati in grandi quantità che riportano il classico “made in China”. Laurent, un belga trasferitosi da diversi mesi a Pechino per uno stage in un’istituzione europea, non ha avuto nessun tipo di choc culturale. “La vita nella metropoli cinese non è diversa da quella di una grande città occidentale”, è la sua opinione.

Il paese "delle meraviglie"?

Non del tutto. Lu Gang è convinto che la distruzione ed il degrado della società è da imputarsi per un 10% allo sviluppo economico. Questo fotografo cinese, grazie ad una serie di scatti forti e scioccanti fatti nella provincia di Heinan, ha ottenuto nel 2004 il World Press Photo. E’ sufficente leggere degli estratti di giornali internazionali per capire che nella capitale dell’Impero di Mezzo le persone inziano a morire a causa dell’inquinamento. Le autorità aeroportuali di Pechno hanno annulato più di una volta dei voli a causa dell’intensa cappa chimica che ricopre la città e che è visibile anche da centinaia di metri. Nel 2006 la Cina ha superato gli Stati Uniti nella classifica mondiale dei paesi produttori di gas ad effetto serra.

Foto: (cc) eddie/flickr.comCosì la Repubblica Cinese ha deciso di “addolcire” la sua immagine internazionale sostituendo lo slogan “scalata pacifica” con “sviluppo pacifico”, prima di utilizzare la parola “armonia”. Rivelando nient'altro che una demagogia in salsa asiatica, la Cina continua ad impressionare con le statistiche economiche. Piuttosto che dare la mano, getta il guanto. Nel momento in cui Nicolas Sarkozy ha chiesto alla Cina un aiuto per salvare l’Europa dalla la crisi del debito, i cinesi hanno fatto sapere che si, avrebbero aiutato “gli amici” europei, ma entro i limiti possibili, o meglio, avrebbero aiutato ma non salvato. Riuscirà questo formicaio di un miliardo e trecento milioni di persone, composto per la maggior parte da lavoratori accaniti, in grado di allacciare una relazione armoniosa con gli “indigeni” europei? Sembra che per adesso la Cina offra soltanto uno sviluppo materiale e non ideologico. Tutto sembra indicare che il XVIII congresso del Comitato centrale del Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese non apporterà dei reali cambiamenti all’atmosfera che regna attualmente, eccetto nel suo nome.

Foto di copertina: (cc) kevin dooley/flickr.com;  testo: (cc) Stuck in Customs/flickr.com; (cc) eddie/flickr.com;