Chi è causa del suo mal...

Articolo pubblicato il 15 marzo 2004
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Articolo pubblicato il 15 marzo 2004

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Come possono i Paesi più piccoli adottare il progetto della Costituzione, quando la decisione dell’Ecofin ha appena dimostrato che non tutti i membri dell’UE godono di egual trattamento?

Lo scorso 25 novembre, i ministri delle finanze dell’UE, hanno deciso di non sanzionare Francia e Germania per aver oltrepassato il limite del 3% del deficit pubblico, stabilito dal Patto di stabilità e di Crescita (PSC).

Fatto ancora più grave, i due Paesi hanno rifiutato di porsi sotto la tutela della Commissione per quanto riguarda la loro politica finanziaria. Francia e Germania sono stati i motori dell’Europa, ma oggi la rinnegano e rifiutano l’esistenza di un controllo a livello europeo… Dominique Moïsi (1) lo definirebbe “un tradimento”.

“Il momento giusto per stare zitti”

Per prima cosa si compie un affronto alla costruzione europea.

L’Europa non conosce le sue istituzioni, la sua storia, la sua geografia, i suoi interessi e non riesce a superare i nazionalismi, soprattutto in materia di difesa. Cosa resterà dell’Unione se non si rispettano le regole?

In secondo luogo si mette in atto una minaccia psicologica nei confronti dei Paesi candidati. Basta una visita nei Paesi dell’Europa Centrale per capire fino a che punto temono la dominazione di altre potenze. La loro storia e il loro livello di ricchezza, nettamente inferiore a quello della vecchia Europa, fanno scaturire - e a giusto titolo - una paura nei confronti di rapporti di potere sbilanciati. Ci sono tutti i presupposti per pensare che i dieci Paesi candidati non saranno considerati alla pari.

I trattati di adesione già contengono delle clausole inaccettabili in termini di equità: gli agricoltori dei Paesi candidati riceveranno solo il 25% di quello che ricevono gli agricoltori dei Paesi dell’attuale UE. Nei precedenti processi di allargamento, i Paesi non contribuivano immediatamente al budget comunitario, disponevano di un periodo di transizione; i dieci aderenti, invece, dovranno, sin dal primo giorno, garantire il loro contributo, con tutte le ripercussioni interne che questo comporterà.

Senza contare la gaffe di Chirac che ha rimproverato i Paesi candidati di aver perso una buona occasione per starsene zitti durante il conflitto in Iraq.

A tutto questo si aggiunge la decisione dell’Ecofin (2): nessun paese membro ha goduto di un trattamento così flessibile e tollerante come quello riservato a Francia e Germania. Il patto di stabilità e di crescita non prevede un tale grado di flessibilità. In breve, quello che è considerato il “cuore dell’Europa” ha dimostrato che grazie ad un forcing politico si può arrivare a tutto e che Paesi piccoli e grandi non ricevono ugual trattamento.

Questa è la prima conclusione a cui i Governi dell’Europa Centrale sono arrivati. Con un simile precedente come si può pretendere che accettino il progetto della Costituzione Europea?!

Salvate il Patto!

Infine, se c’è unanimità sulla necessità di riformare il patto, anche il bisogno di preservarlo mette d’accordo tutti. Il Patto è indispensabile per evitare il rischio di “contagi” o che qualche Paese diventi una sorta di “cavaliere solitario”. Una disciplina finanziaria è necessaria per impedire che gli squilibri finanziari di un Paese si ripercuotano sugli altri Stati membri e allo stesso tempo rappresenta un punto cruciale nella prospettiva dell’invecchiamento della popolazione. Come finanziare un debito pubblico in continuo aumento con una popolazione attiva in costante diminuzione?

Francia e Germania distruggono il Patto con il loro rifiuto di applicarne le regole. Sarebbe bastato cercare di modificarlo con misure diverse dalla forza. Il deficit pubblico dei due Stati non è né un fenomeno nuovo, né imprevedibile. I Paesi membri avrebbero potuto prevedere la decisione del 25 novembre ed evitarla con una riforma del Patto.

Il Governo francese e quello tedesco hanno sostenuto, a giusto titolo, che l’applicazione di una politica finanziaria restrittiva proprio in un periodo di crescita economica, sarebbe un attentato alla loro economia e di conseguenza anche a quella dei 25. Il ministro francese dell’Economia e delle Finanze sostiene che non bisogna soffocare la ripresa economica. Tuttavia, sia Francia che Germania avrebbero potuto ridurre il loro deficit pubblico nel corso della precedente ripresa economica.

La situazione attuale avrebbe potuto essere evitata con un po’ più di lungimiranza e, molto semplicemente, se questi Paesi avessero rispettato il Patto, che esige una situazione finanziaria stabile e, addirittura, in crescita, in modo da poter beneficiare di un margine di manovra finanziaria sufficiente durante le recessioni. E’ il cosiddetto gioco degli stabilizzatori economici di cui si parla tanto in economia. E se Francia e Germania non hanno saputo applicare questo principio, la colpa non è del Patto, ma della loro incapacità di rispettarlo.

(1) Docente al College of Europe, Natolin (Polonia) e direttore dell’Istituto Francese delle Relazioni Internazionali.

(2) Il Consiglio dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE