«Che la vagina sia con te!»

Articolo pubblicato il 06 aprile 2010
Articolo pubblicato il 06 aprile 2010
Non si è ancora placata la discussione sull’ultima azione dell’organizzazione femminista polacca Lesmisja SROM (l’affissione di volantini che informavano sul costo dell’aborto farmacologico in Gran Bretagna, dove la legislazione in materia è più permissiva) che subito altre due organizzazioni femministe danno fuoco alle polveri: UFA e Boyòwki Feministyczne.
Ho incontrato alcune rappresentanti per saperne di più sui “Giorni della Vagina”, organizzati per la prima volta in Polonia, a Varsavia, dal 9 all’11 Aprile. In programma: vernissage, film, laboratori plastici e… vaginali.

cafebabel.com: Laboratori vaginali?

Il logoAgnieszka Weseli della UFA: «Ancora non so esattamente come saranno. Li tiene una sessuologa, Alicja Długołęcka, che ormai da tempo cerca di organizzarli. Il primo tentativo è stato nel 2007, ma i tempi non erano ancora maturi per un’azione del genere: solo poche donne si dicevano interessate, mettendo bene in chiaro che non avevano alcuna intenzione di spogliarsi, di parlare di sé, né tantomeno della loro figa. Per questo al posto di un laboratorio partecipativo, si è tenuta una lezione. L’interesse che quest’anno la proposta pare suscitare lascia sperare che potremo puntare su un formato completamente diverso».

cafebabel.com: Come vi è venuta l’idea di organizzare i “Giorni della Figa”?

Boyówki Feministyczne*: «L’ispirazione ci è venuta da poco, non molto prima dell’evento stesso. Su facebook è stata aperta la pagina “Dimmi come la chiami”, che raccoglie tutti i modi per indicare la vagina. Il 20 marzo, poi, a Zachęte (Varsavia) si è tenuta la mostra d’arte “Płeć? Sprawdzam!” . Ma soprattutto ci stanno a cuore le idee femministe, ci sentiamo obbligate a dar voce alle donne e alle tematiche che le riguardano».

AW: «In generale ci interessano temi legati alla sessualità, inclusa la sessualità “altra”: omosessualità, trans, queer. Volevamo organizzare un evento in cui la figa fosse l’eroina principale».

cafebabel.com: Avete tratto ispirazione da altri paesi europei?

AW: «L’idea di organizzare “V-days” (“I giorni della vagina”) è venuta per prima ad un’americana, Eve Einsler, che ha girato il mondo con i suoi “monologhi della vagina”».

BF: «Crediamo che la società polacca, in particolare, abbia bisogno di un’educazione specifica sul tema».

cafebabel.com: Ma perchè avete scelto un nome così provocatorio per l’iniziativa? Non temete possa disincentivare potenziali interessati?

© nickyfern/FlickrBF: «La controversia del titolo certamente stimola l’immaginazione e l’interesse, compreso quello dei media, che così ci fanno pubblicità. Inoltre non sono poi così certa che il nome sia provocatorio: non è facile trovare una denominazione condivisa per gli organi genitali femminili, che sono poi il tema centrale dell’evento. Si usano di norma termini pornografici o presi dal mondo animale, oppure si ricorre alla terminologia medica, come “vagina”, che però non indica tutti gli organi. Poi ci sono anche tutti quei termini infantili, che magari si usano nell’intimità, come “farfallina”, “patata”. Probabilmente qualunque parola avessimo scelto, avrebbe suscitato controversie e non sarebbe stata ritenuta adeguata».

AW: «Io non trovo sia un titolo provocatorio».

cafebabel.com: Del resto, se volete infrangere il tabù sul significato del termine “figa”, dalla vostra pagina web ci si può rendere conto che e non è semplice. Mettiamola così: sapete che è una parola provocatoria, ma non pensate che lo sia per delle ragioni valide.

BF: «Nonostante le apparenze, non l’abbiamo scelta per scioccare. Se avessimo voluto, avremmo scelto un titolo come “ i giorni della fica dentata”. Devo però ammettere che, nell’era dell’informazione di massa e con il vortice di eventi che Varsavia ospita, lo shock è uno strumento di comunicazione piuttosto efficace. Scioccando, vorremmo suscitare dibattito ed emozioni, che sono il primo passo per un cambiamento di attitudini e comportamenti. Non c’è miglior modo per cercare di farsi strada nelle menti delle persone».

cafebabel.com: Per me “figa” non è una parola volgare, in più non proviene né dal lessico medico, né da quello pornografico. Eppure, il solo proferire la parola mi fa vergognare. Come mai questa innocua parola crea tanti problemi?».

AW: «La società polacca ha indubbiamente dei problemi di relazione con la propria sessualità, ancora oggi è difficile goderne appieno le potenzialità. La sessualità è ancora percepita ossessivamente come un dovere, uno strumento di mera procreazione, un dono di Dio che non si deve contaminare. È l’effetto della morale cattolica, così radicata in Polonia, soprattutto nel periodo delle Spartizioni e della Repubblica Popolare, quando la Chiesa era il baluardo della moralità e dell’essere polacchi . Ci si aggiunga poi la morale socialista, che nella pratica era piuttosto restrittiva. I Polacchi, divisi dall’Occidente dalla Cortina di Ferro, non hanno avuto l’opportunità di vivere la rivoluzione sessuale, che è giunta solo dopo il 1989, in versione accelerata. Ecco perché sinora il tema è problematico e alcune persone si ostinano ad additare i “Giorni della Figa” come un eccesso negativo di libertà ed indipendenza delle donne. Siamo circondati da simboli di sessualità maschile. Sarebbe bello se, dopo i nostri laboratori, sui muri apparissero finalmente le fighe. L’organo maschile nella nostra cultura ha una simbologia importante, condivisa; vorrei che anche le donne ne elaborassero una per loro stesse».

cafebabel.com: Grazie per la chiacchierata

AW e BF: «Che la figa sia con te».

* I membri di Boyòwki Feministyczne hanno insistito per non indicare i nomi di chi mi ha risposto, perché preferiscono “concentrare l’attenzione sull’evento in sè, non sulle persone che ci stanno dietro”.

Foto: lamthuyvo/flickr; UFA; Beata Sosnowska; The Vagina Monologues dinickyfern/flickr