che fine ha fatto il "dalligate"?

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 24 ottobre 2013

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Bruxelles (BELGIO) – Era di questi giorni, lo scorso anno, la notizia delle dimissioni del maltese John Dalli da Commissario europeo per i Diritti del Consumatore e la Tutela della Salute, accusato dall'Ufficio Europeo per la Lotta Anti-Frode (OLAF, nella sua sigla francese) di violazione del Codice di Comportamento e traffico di influenze. Silvio Zammit, avvocato maltese e collaboratore di Dalli, si era fatto intermediario tra il Commissario e la società svedese Swedish Match, società in joint venture europea della Philip Morris, per rendere meno restrittiva la nuova legge europea sul tabacco permettendo alla società di introdure in Europa lo snus, il tabacco da masticare. A patto che la società pagasse una tangente di 60 milioni di euro.

Gli eurodeputati dei Verdi José Bové e Bart Staes avevano però chiesto una commissione d'inchiesta sul “Dalligate”, rilevando come l'Ufficio guidato dall'italiano Giovanni Kessler (Partito Democratico) – in stretti rapporti economici e di intelligence proprio con la Philip Morris – avesse utilizzato «metodi illegali» nello svolgimento delle indagini, come l'aver fatto pressioni sul direttore delle Relazioni pubbliche della società svedese Johan Gabrielsson al fine di fargli dichiarare il falso.

Forte era il timore che le dimissioni derivassero dall'interesse diretto dell'industria del tabacco e che Commissione e Parlamento Europeo avessero tutto l'interesse ad insabbiare considerando l'alto livello dei propri funzionari coinvolti.

Per approfondire: il caso “Dalligate

A un anno di distanza, secondo Christian Engström, (Verdi-Alleanza Libera Europea) membro del comitato parlamentare sul mercato interno e la protezione dei consumatori, l'atteggiamento tenuto dalla Commissione – con rapporti tenuti segreti e i tentativi di insabbiamento – unito al fatto che la Swedish Match non ha avuto alcun vantaggio dalla denuncia, porterà altri “whistleblowers” a pagare piuttosto che a denunciare.

«Il ruolo dei whistleblowers è fondamentale per combattere il clientelismo», evidenzia Olle Schmidt (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) membro della commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il lavaggio di denaro, secondo il quale vi è la necessità di riformare l'Olaf – rendendolo un'agenzia realmente indipendente – ma soprattutto di definire «una forte politica anti-frode» mirata anche a «ripristinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

Le elezioni europee di maggio 2014 chiariranno se il Dalligate è stato davvero nascosto “sotto il tappeto” o se l'allarme di una crisi democratica lanciato dallo stesso Schmidt sarà diventato realtà.