Che fine ha fatto David Cameron? 

Articolo pubblicato il 23 marzo 2015
Articolo pubblicato il 23 marzo 2015

Il basso profilo del Primo Ministro britannico David Cameron durante i negoziati con la Russia sul conflitto in  Ucraina  non è passato inosservato. Ma quali sono le motivazioni che lo spingono a chinare la testa, e fino a che punto è veramente sotto controllo? 

Si avvicina il giorno delle elezioni in Gran Bretagna. L'adesione del paese all'Unione Europea è tenuta come arma politica nella dura battaglia per ottenere dei voti. Ma certe volte le armi finiscono per non tagliare e i sondaggi indicano che la questione "Europa" è lontana dall'essere in cima alla lista delle priorità dei votanti britannici.

Ciononostante, per i Conservatori, l'adesione all'Unione Europea si è trasformata negli ultimi anni in una questione dannosa. Nel 2006, David Cameron disse al partito Conservatore che per vincere le elezioni nel Regno Unito, si doveva "smettere di battere i pugni riguardo l'Europa". I parlamentari euroscettici l'hanno ampiamente ignorato, spingendolo ad affrontare pubblicamente la questione dell'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea e a prendere le distanze "dall'apparato" di Bruxelles.

Una diplomazia irrilevante

In vista delle elezioni - e con l'UKIP (Partito per l'Indipendenza del Regno Unito) alle calcagna - i conservatori stanno deliberatamente evitando di mettere sotto i riflettori l'argomento UE? Ad esempio, Cameron si è fatto notare per la sua assenza durante i negoziati tra i leader dell'Unione Europea e le autorità Russe per il conflitto nell'Ucraina orientale. 

Finora Germania e Francia hanno avuto un ruolo fondamentale nei negoziati con Vladimir Putin che, lo scorso 12 febbraio, hanno portato a sanzioni contro alcuni personaggi potenti della Russia e a un altro fragile cessate il fuoco. Il messaggio più forte che il Regno Unito è disposto a lanciare dietro la sua silenziosa strategia diplomatica è il dispiegamento di 75 membri del personale britannico a Kiev per incrementare le capacità dell'esercito Ucraino. Forse questo è un tentativo per far sì che il silenzio di Cameron sia un po' meno evidente, ma nonostante ciò resta un piccolo, unilaterale nonché dislocato gesto rispetto a quelli dell'UE.

Il Primo Ministro si è messo sulla difensiva subito dopo le osservazioni fatte da un alto ufficiale militare (Richard Shirreff, secondo in comando presso la Nato fino all'anno scorso) e dal ministro degli esteri ombra, Douglas Alexander, che sottolinevano il ruolo "diplomaticamente irrilevante" assunto da Cameron e il fatto che fosse diventato poco più di una "comparsa" nella politica estera dell'UE. Una recente relazione della commissione della Camera dei lord che si occupa degli affari esteri ha affermato che il governo Inglese ha "frainteso la tensione" in Russia ed è rimasto uno spettatore quando si è trattato di mediare il conflitto tra le forze di governo ucraine e il sostegno russo ai ribelli.

Non è un fenomeno nuovo che ci sia un capo del partito conservatore riluttante ad impegnarsi con l'Europa. Ma pochi sono stati coloro che si sono lasciati sfuggire la possibilità di "giocare allo statista" quando i voti erano in ballo. Allora perché Cameron ha scelto questo momento per fare un passo indietro?

Forse è solo un modo per evitare una discussione di politica di difesa nazionale. I conservatori sono restii nel richiamare l'attenzione sulla ridotta capacità del Regno Unito in termini di forza militare, in particolare nei confronti della Russia. Le spese militari inglesi sono scese significativamente nel corso di questo governo e si rischia che vadano al di sotto del 2% rispetto all'obiettivo fissato dalla Nato.

Davide contro Golia

La competenza dell'ufficio estero britannico in Russia è diminuita negli ultimi anni, afferma la relazione della Camera dei Lord, e si è notata l'assenza di capacità linguistiche e conoscenze culturali che hanno limitato la possibilità di pensare in modo strategico.

Forse Cameron teme che, prima del grande voto di maggio, i suoi parlamentari e i potenziali elettori non lo prendano sul serio come una parte importante del gruppo UE. Per qualche tempo, Cameron è stato fiero di interpretare il ruolo del bravo Davide contro il "Bruxelles" Golia, rifiutandosi di soccombere davanti alle sue "irragionevoli" richieste. O almeno così è sembrato. Tuttavia, dopo settimane di minacce e avvertimenti, non è riuscito a bloccare la nomina di Jean Claude Juncker a presidente della Commissione Europea. Allo stesso modo, nonostante la volontà di "contestare con tutti i mezzi possibili" l'imposizine made in UE di una tassa supplementare pari a 2,1 miliardi di euro, e le parole del Cancelliere George Osborne, che aveva dichiarato di averne ottenuto il dimezzamento, questo importo è stato versato per intero lo scorso dicembre. Questi episodi, derivanti senza ombra di dubbio da un accumulo di pressione interna, hanno lasciato i rapporti con i colleghi dell'UE molto tesi, e aiutato poco o niente a risanare il profilo internazionale del Regno Unito.

Alta tensione

Difficile dire, a questo punto, se è stata una scelta di Cameron, quella di non partecipare alla festa, oppure se non è stato proprio invitato. Molto probabilmente, si tratta di una combinazione di entrambe. Probabilmente Cameron ha volutamente deciso di mantenere le distanze dai negoziati di pace, però potrebbe anche essere stato messo da parte dalla potenza franco-tedesca, stanca delle sue ultime buffonate. E così, si è trovato a camminare su una corda in punta di piedi: da un lato "il continente", al quale non è pronto a voltare le spalle, dall'altro l'isola che deciderà il destino del suo partito.

Il periodo pre-elettorale è pieno di illazioni e prese di posizioni da tutte le parti, ma se Cameron vincerà, dovrà affrontare la realtà di ciò che significa essere emarginato dall'UE.