Che diavolo è la Carta dei Diritti Fondamentali?

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 08 dicembre 2008
I trattati costitutivi della Comunità europea, nati con l’obiettivo principale dell’integrazione economica, non contenevano alcuna disposizione relativa alla protezione dei diritti umani. Ecco allora la Carta dei Diritti Fondamentali.

L’ampliamento progressivo degli ambiti di competenza della Comunità europea, insieme alla necessità di vincere le reticenze di alcuni tribunali costituzionali nazionali ad accettare la supremazia di un diritto che non garantiva un livello equo di protezione dei diritti fondamentali, ha portato il Tribunale di Giustizia della Ce a stabilire, fin dagli anni Settanta, una giurisprudenza in materia di protezione dei diritti umani, fondata sui principi generali del diritto comunitario.

Le cose positive

Questo modello, pur garantendo un livello adeguato di protezione, generava problemi di visibilità, perché i cittadini non avevano a disposizione una legislazione specifica. Per colmare questo vuoto, nel 1999 a Colonia, il Consiglio europeo ha deciso di istituire una Carta Europea dei Diritti Fondamentali. L’elaborazione è stata affidata ad una Convenzione formata dai rappresentanti dei Governi degli Stati membri, della Commissione europea, del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea è stata proclamata a Nizza nel dicembre del 2000 e contiene 54 articoli suddivisi in sei capitoli tematici: Dignità, Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza e Giustizia, oltre ad un settimo capitolo contenente le disposizioni generali. Insieme ai diritti e alle libertà individuali tradizionali, vengono riconosciuti nuovi diritti e garanzie che rispondono ai problemi delle società moderne, come il divieto di clonazione per la riproduzione degli esseri umani (articolo 3) o la protezione dei dati personali (articolo 8).

Ma non è tutto oro quello che luccica

Il difetto principale della Carta è che, essendo stata soltanto proclamata, non ha valore giuridico diretto, anche se politicamente rilevante. Il Tribunale di Giustizia della Ce, seppure indirettamente, ha fatto riferimento in varie occasioni ai diritti riconosciuti nella Carta. La Costituzione europea avrebbe risolto questa ambiguità giuridica integrando il testo della Carta nella sua seconda parte, attribuendole così valore giuridico vincolante.

Invece, il Trattato di Lisbona non ha integrato la Carta nel testo del Trattato, ma attraverso una dichiarazione riconosce il suo valore giuridico. Questa esclusione dal testo del trattato è dovuta alle reticenze di alcuni Stati membri che temono le conseguenze del riconoscimento ufficiale del valore giuridico di determinati diritti di contenuto socioeconomico, come quelli riconosciuti nella Carta. Per vincere queste reticenze, Polonia e Regno Unito hanno richiesto l’inclusione nel Trattato di un protocollo specifico che limiti l’impatto dell’integrazione della carta nei rispettivi ordinamenti giuridici.