Che cosa ci aspetta? Panoramica degli argomenti contro l’espansione

Articolo pubblicato il 11 novembre 2002
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Articolo pubblicato il 11 novembre 2002

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Mentre l’Europa si prepara al quinto ciclo di espansione che includerà fino a 12 nuovi paesi dell’Europa centrale e orientale, i cittadini degli stati già membri mostrano sempre maggiori dubbi sul futuro dell’Europa. Queste preoccupazioni sono fondate? Dobbiamo preoccuparci dell’espansione verso l’est?
O stiamo creando uno scenario da incubo dimenticando così i benefici che l’allargamento porterà agli stati dell’UE?

Immigrazione

Tra i dubbi espressi da molte persone dell’Europa occidentale c’è la paura che l’espansione catalizzerà un’immigrazione di massa verso i paesi dell’UE più ricchi. Quando le barriere cadranno la gente proveniente dall’Europa dell’est potrà muoversi liberamente verso l’ovest, dove troverà anche lavoro. Questa prospettiva non fa che aumentare i già crescenti dubbi dell’Europa occidentale circa l’immigrazione, che si riflette chiaramente nella nascita di partiti di estrema destra in questi paesi. Sfortunatamente per il Sig. Le Pen & co. però, è improbabile che l’espansione europea causi un influsso di lavoratori dai nuovi paesi membri che “ruberanno” il lavoro ai veri cittadini. Prima di tutto le persone difficilmente lasciano la madre patria, la famiglia e gli amici tranne nel caso in cui ci siano delle circostanze particolari. La lingua di per sé è una barriera significativa che fa prendere in considerazione più di una volta alle persone la prospettiva di trasferirsi. Dubbi simili sull’immigrazione sono stati espressi quando la Spagna e il Portogallo stavano per unirsi alla allora CE. Eppure il potenziamento dell’economia in entrambi i paesi – risultato diretto dell’appartenenza alla CE – rese l’immigrazione in altri stati membri meno invitante. È probabile che lo stesso accada nell’Europa dell’est. Con la prospettiva di una stabilità politica, della crescita economica e di migliori condizioni di vita nel proprio paese, i cittadini dei nuovi stati ammessi troveranno poco interesse nell’abbandonare il proprio paese.

Il secondo motivo per cui l’immigrazione non dovrebbe essere un motivo di preoccupazione è che abbiamo un disperato bisogno di lavoratori stranieri. La tendenza demografica di molti stati dell’UE è quella di una società che sta invecchiando, dove il bisogno di lavoro professionale in alcuni settori è allarmante. Il libero scambio di lavoratori è auspicabile nel futuro per assicurare il buon funzionamento dell’economia.

Costi

È vero, l’espansione è un progetto molto costoso. Si prevede che includere 10 membri nel 2004 costerà 25 miliardi di euro nei primi tre anni. In altre parole costerà fino a 100 euro all’anno per cittadino dell’UE. In più, sebbene la popolazione dell’UE può aumentare del 25% con la prima ondata di entrate, il PIL totale crescerà non più del 5%. Questi numeri provocano sentimenti di scontento nei cittadini dei paesi UE, che sentono l’espansione come beneficio per i paesi entranti alle spese dei paesi già membri. Ma questo è un quadro fin troppo semplice del processo.

Semmai l’espansione è piuttosto sfavorevole nei confronti dei paesi candidati che devono applicare riforme in tutti i settori della vita per adottare un colosso di 80.000 pagine di legislazione UE. Norme e regolamenti che l’UE ha discusso, votato e implementato nell’arco di più di 50 anni e che i paesi candidati devo assimilare in pochi anni senza discutere, prima ancora di considerare la propria candidatura. Inoltre, poiché molti di questi paesi erano comunisti, il passaggio da un’economia centralizzata ad un sistema in favore del mercato libero non è indolore. E quindi si, è un progetto costoso, ma non a beneficio esclusivo degli stati candidati e a totale svantaggio degli stati membri. Ci sono molti aspetti dell’espansione che a lungo andare daranno dei benefici.

Aspetti economici

Se l’espansione va avanti e assimila 10 nuovi membri nel 2004, nascerà il mercato unico più grande del mondo con più di 500 milioni di consumatori. Sebbene ciò rappresenta di per sé una preoccupazione per molti, ci si aspetta che un mercato di queste dimensioni dia una spinta ad investimenti e creazione di lavoro, alzando i livelli di benessere in tutta Europa, nei nuovi e nei vecchi stati membri. È un’occasione sia per promuovere lo scambio e l’attività economica, sia di dare un nuovo impeto alla crescita e all’integrazione dell’economia europea nella sua totalità. Ovviamente c’è un leggero guadagno economico a favore dei paesi entranti visto che iniziano da una base economica più bassa. Ma come ha dimostrato il Centro per le Ricerche Economiche in uno studio fondamentale del 1997, l’accesso dei paesi dell’Europa centrale e orientale porterà – anche in uno scenario conservativo - un guadagno economico ai 15 dell’UE di circa 10 milioni di euro.

Aspetti istituzionali

L’espansione è benvenuta per la boccata d’aria fresca che darà a tutta l’Unione Europea. La prospettiva di assimilare un tale numero di paesi allo stesso tempo ha costretto gli stati membri a considerare la riforma delle istituzioni dell’unione, che non è certo fuori luogo. Le riforme istituzionali più importanti intraprese derivano dal Trattato di Nizza, che ha aperto la strada a modifiche istituzionali importanti per assicurare il funzionamento dell’espansione dell’UE. Nuove indennità speciali di voti di stati membri nel consiglio e nuove assegnazioni di seggi al Parlamento Europeo sveltiranno le istituzioni obsolete e ingombranti in preparazione all’entrata di nuovi paesi. Più recentemente i paesi dell’Unione Europea si sono accordati su una nuova PAC affinchè i paesi dell’est con un’economia prettamente agricola possano essere integrati. Le autorità europee in questo modo hanno imparato a ripartire le sovvenzioni della PAC in maniera più intelligente – cosa che ha fatto discutere a lungo i riformatori.

Aspetti ideologici

Oltre ai guadagni economici e istituzionali fin qui rilevati, altri benefici più ampi e probabilmente importanti si prevedono per l’Unione Europea. Mi riferisco all’idea di un’Europa pacifica e integrata, unita dopo tanti anni di divisioni e conflitti. Si dovrebbero diffondere la stabilità e la prosperità dell’UE a un gruppo di paesi più ampio e creare così possibilità migliori di pace e prosperità in tutta l’Europa. Già geograficamente gli stati dell’Europa centrale e orientale fanno parte dell’unione, perché dunque tagliarli fuori dal quel processo di cui hanno beneficiato tutti gli stati membri finora? Ovviamente alcuni argomenti vengono contestati sia dai rappresentanti della UE che dal pubblico europeo più ampio, ma non dimentichiamo la visione d’insieme. Il processo dell’integrazione europea ha messo in moto la transizione verso la democrazia in molti paesi e ha portato pace, stabilità e prosperità ad ogni nuovo membro. In questo senso l’allargamento non ha costi. Infatti ci sarebbero enormi costi al non-allargamento. Gli stati membri sarebbero deprivati dei benefici economici, ci sarebbero minori incentivi per le riforme economiche e minori investimenti stranieri, si creerebbe così una instabilità politica in Europa.

Dunque, come giustamente dichiara Chris Morris (corrispondente della BBC): “teniamo duro … questa è la storia che si fa e nessuno ha mai preteso che fosse facile”.