Charlie Hebdo: per Le Pen bisogna reintrodurre la pena di morte

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2015

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All'indomani della strage di Charlie Hebdo Le Pen twitta un commento che fa scalpore: “Voglio offrire ai francesi un referendum sulla pena di morte”. Una soluzione, a suo avviso, da adottare per sconfiggere questa “immensa minaccia che pesa sulla Francia e sul mondo”.Ma che potere deterrente può avere la pena di morte per chi auspica la morte quale mezzo di salvezza suprema? 

Ce lo aspettavamo e infatti non ci hanno deluso. Era (fin troppo) prevedibile che il partito dell’estrema destra francese, che della propria posizione di chiusura agli immigrati ne aveva fatto uno slogan vincente alle ultime elezioni, cavalcasse l’onda dell’odio verso la popolazione islamica scatenatasi in Francia dopo gli episodi di Parigi, per accaparrare voti e consensi. Non ci si aspettava invece (o forse si?) che il Front National non attendesse nemmeno il funerale di alcune delle vittime per aprire la campagna elettorale.

L’ultima trovata del partito francese che, dalle scorse elezioni rappresenta un quarto della popolazione, è arrivata da Jean-Marie Le Pen. Nel pomeriggio di ieri il vecchio presidente di FN ha postato su twitter una foto in bianco e nero della figlia, sorridente, accompagnata dalla scritta “Keep calm and vote Le Pen”, riprendendo il noto slogan britannico che, durante la seconda guerra mondiale, sollecitava la popolazione a mantenere la calma e continuare a vivere la quotidianità in maniera normale.

Il messaggio non è stato affatto gradito dal popolo del web che ha immediatamente accusato Le Pen di arrivismo politico. “Non si può richiamare al voto quando si vuole?” è stata la pronta ma poco soddisfacente risposta di Jean-Marie Le Pen al giornale Huffington Post. “Mi rammarico per la morte di dodici francesi, ma io non sono affatto Charlie, io sono Charlie Martel,  capite ciò che voglio dire”. Il riferimento storico è all’uomo che fermò le truppe musulmane durante la battaglia di Poitiers, scrive il giornale francese L’express, uno dei riferimenti più ricorrenti tra gli elettori di estrema destra in questi ultimi tre giorni sui social network.

Ma non è certo questa la cosa che è piaciuta meno al popolo francese. A creare scalpore è stata piuttosto la proposta, fatta all’indomani dell’attentato a Charlie Hebdo, che farebbe retrocedere di anni le democrazie occidentali: la reintroduzione della pena di morte. Sempre su twitter Le Pen scrive : “Voglio offrire ai francesi un referendum sulla pena di morte. A titolo personale, penso che debba esistere questa possibilità”. Una soluzione, a suo avviso, da adottare per sconfiggere questa “immensa minaccia che pesa sulla Francia e sul mondo”.

Ma che potere deterrente può avere la pena di morte per chi auspica la morte quale mezzo di salvezza suprema? È quanto controbattono giornalisti e studiosi come Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, che in fondo non perdono nemmeno troppo tempo a riflettere sulle proposte di un partito “mis à l’écart” non solo dalle altre forze politiche ma anche da chi sta cercando, in questi giorni, di fare luce sui fatti che hanno messo sottosopra la capitale francese.

Altre critiche arrivano da ogni parte per l’annuncio della non partecipazione all’unione nazionale. A rispondere, con un’espressione colorita e rabbiosa, è di nuovo l’uomo di casa, Jean-Marie Le Pen. “Unione nazionale dei miei stivali, noi siamo stati esclusi. (Union nationale de mes fesses, nous sommes mis à l'écart). Sembrerebbe, infatti, che il primo ministro Valls non abbia invitato il Front National alla marcia di unità nazionale, cosa che ha irritato Marine, anche perché non ha forse ben capito il motivo di questa esclusione. Che le sue posizioni da sempre contrarie all’immigrazione e di rifiuto dell’attuale sistema politico, ma soprattutto la sua frase “la Francia deve dichiarare guerra all’islam”, non siano state troppo gradite? Forse non c’ha pensato. Fatto sta che il primo ministro non si è troppo preoccupato di darle risposta. A farlo ci ha pensato il suo entourage che fa sapere che non è il governo ad organizzare la manifestazione e che nessuno è escluso, ma Le Pen, ormai risentita, ha affermato che il Il Front National non parteciperà alla marcia repubblicana di domenica insieme a tutti gli altri partiti e ai vertici politici europei, tra cui lo stesso Presidente del Consiglio italiano.

Braccia incrociate e muso lungo. Se non altro, per una volta, ci siamo risparmiati un po’ d’ipocrisia politica.